+ sabato, novembre 28, 2009 +
A Dead Heavy Day
'A Dead Heavy Day' è il classico disco che ti prende al primo ascolto e sa farti passare una buona mezz'ora ma poi scompare a poco a poco nell'impalpabilità di regole già scritte. Con questo terzo lavoro in studio Ville Laihiala corregge il tiro rispetto al passato proponendo un suono molto più live e quadrato lasciando le solite venature gotiche ad ammiccare alle radio e alle classifiche. Il problema è che a parte un paio di episodi imperdibili il resto delle canzoni sa già di sentito e risentito dopo qualche secondo e questo finisce per pesare sul giudizio finale. Alla ricerca della propria identità personale sono nate le splendide 'Left Behind', 'Hatelove' e 'Only You Can Tear Me Apart' ma non è incattivendo la proposta ('Me Myself And I') o guardando al passato ('The Days Between') che Laihiala riuscirà a scacciare i fantasmi. In questo modo si prosegue una carriera con dignità ma senza picchi alcuni.
+ venerdì, novembre 27, 2009 +
Experiments In Mass Appeal
Disco a dir poco meraviglioso il presente 'Experiments In Mass Appeal' che sancisce il ritorno dei Frost dopo l'eccellente debutto di due anni fa. Le poche critiche che erano state portate a 'Milliontown' erano quelle di trovarsi di fronte a un progetto da studio a tratti bellissimo ma poco trasportabile dal vivo e non troppo vario a livello vocale. Jem Godfrey allora ha pensato bene di rafforzare la formazione con l'ingresso del bravissimo Dec Burker – cantante degli emergenti Darwin's Radio – e offrire maggiore spazio alla fenomenale chitarra di John Mitchell (Kino, It Bites). Il risultato è un disco molto più diretto, corposo e suonato che non subisce l'elettronica ma la usa a suo piacimento per costruire arrangiamenti grandiosi e strutture ritmiche travolgenti. Si parte con una title track da urlo che racchiude al suo interno tutte le caratteristiche del suono dei Frost. Momenti quasi sussurrati si contrappongono a visioni sinfoniche e salti di volume che non si limitano a cullare chi fruisce di tale dinamismo ma lo tormentano fino a quietarlo con innumerevoli dosi di tecnica sbalorditiva. 'Experiments In Mass Appeal' è un vero e proprio inno al new prog, un sogno digitale divenuto realtà laddove elementi prog, sinfonici, crossover, solari e oscuri si alternano portando l'ascoltatore al godimento più puro che può dare la musica. Finalmente pochi riferimenti ai Porcupine Tree, osannati e chiamati continuamente in causa da coloro che si avventurano in territori progressivi di questi tempi, e molti a Tool e Muse che tornano alla mente quando alla chitarra acustica o alle delicate note di un piano ('Saline') si preferiscono stacchi metal maestosi e assoli imperdibili ('Dear Dead Days'). 'Falling Down' e la conclusiva 'Wonderland' altri due pezzi da stropicciarsi gli occhi prima di riascoltare il disco dall'inizio. Difficile farne a meno, curioso che si tratti di un disco prog e non pop. Pare impossibile che un compositore che ha lavorato in disparte per anni e portato al successo fantocci commerciali quali Ronan Keating sia riuscito a dare vita a qualcosa di tanto avvincente. Ma questo è il potere dell'arte in genere.
+ giovedì, novembre 26, 2009 +
The New Game
Un nuovo scherzo del destino-strumento di morte, l'ennesimo tentativo di dare vita a una catena di omicidi seriale e perchè no distinguersi nella melma alternativa dei giorni nostri. Questo il sadico progetto dei Mudvayne che dopo essersi incamminati verso la melodia con 'Lost And Found' hanno dovuto accettare il fatto di non essere più solo un gruppo metal. Alcuni di voi ameranno solo i momenti più estremi di questo album – le monumentali 'A New Game' e 'The Hate In Me' – altri coglieranno le rifiniture tecniche e i livelli raggiunti dall'impressionante Ryan Martinie a oggi probabilmente il migliore bassista al mondo insieme a Justin Chancellor. Ci sarà poi chi noterà l'eccessiva disomogeneità dei pezzi tra loro, il sovranumero di mid-tempo e infine la voce educata di Chad Gray e la produzione troppo pulita di Dave Fortman responsabile del grandioso suono di 'All Hope Is Gone' dei colleghi Slipknot. Tutte annotazioni giuste e direi poco obiettabili. Non essendo di carattere troppo incline ai rimpianti ho cercato di mettere da parte la nostalgia per dischi come 'L.D. 50' e 'The End Of All Things To Come' e col passare degli ascolti scoperto quanto possano essere intriganti 'Fish Out Of Water' e 'Dull Boy', come l'evoluzione debba necessariamente prevedere rischi e scelte drastiche e quanto sia ancora piacevole subire le frustate dei Mudvayne pur essendo di gran lunga più prevedibili e meno frequenti. Sta adesso a voi scegliere se giocare ancora.
+ mercoledì, novembre 25, 2009 +
Mother Armageddon, Healing Apocalypse
I Georgian Skull provengono dalla zona dell'Ontario in Canada e la loro ispirazione è chiaramente da ricercare nei primi dischi dei Black Sabbath e nelle successive deviazioni di quel suono a partire dal doom per finire con gruppi che ne hanno portato avanti una avvincente elaborazione come Down, Corrosion Of Conformity e Crowbar. Per rendersi conto del valore dei canadesi è sufficiente a mio parere sentire lo stupendo assolo che taglia in due la prima traccia intitolata 'Final Days Of Doom'. Molto più di un manifesto per tutto quello che dopo si materializzerà. Demoni, esorcismi, visioni funeree, ossessioni, droghe e palpebre che si ribaltano nell'universo descritto in 'Mother Armageddon, Healing Apocalypse'. 'Hunting The Ghost' e 'Where The Demons i pezzi migliori dopo i gemiti iniziali. Un colpo niente male per la Scarlet Records in considerazione del fatto che il sound dei Georgian Skull sembra ancora bollire di sperimentazione e potrebbe quindi trasformarsi presto in qualcosa di davvero mostruoso.
+ martedì, novembre 24, 2009 +
Murder The World
Non certo indispensabile ma di sicuro impatto il thrash-core dei Bloodshot che a quasi tre anni di distanza dal discreato 'Ultimate Hatred' confezionano un nuovo lavoro in studio pieno di ritmiche veloci e stacchi imperiosi per farsi largo tra le affollate fila del genere. Nonostante l'originalità della loro proposta sia praticamente nulla il gruppo belga possiede ormai l'esperienza necessaria per mantenere alto il livello di attenzione e non scivolare subito nell'anonimato. 'Murder The World' scorre quindi tra riferimenti ovvi alla scena americana (Hatebreed e Sworn Enemy su tutti) e uno sguardo sempre acceso al mirabile periodo intercorso tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta in cui thrash e death scrissero le regole del metal moderno. 'Stand Your Ground' e 'In Murder We Trust' i pezzi migliori di un nuovo corso che dovrà subire presto una decisa svolta perchè il gruppo possa cullare serie ambizioni.
+ lunedì, novembre 23, 2009 +
Beast Within
Un mostro che si muove dentro è qualcosa di terribile ma che può essere vinto con un particolare esorcismo. Quello che invece non può essere arrestato è il fenomeno di clonaggio imperante soprattutto nel Nord Europa laddove vengono a generarsi decine e decine di gothic band più o meno tutte uguali. Tra queste spiccano sicuramente i finlandesi Katra, un po' per la presenza e la voce dell'omonima cantante e un po' per l'originalità di certi arrangiamenti che ricordando l'ultimo Within Temptation cercano di sfuggire da certi stereotipi. In questo modo il presente disco potrebbe piacere sia agli amanti di Nightwith e The Gathering sia a coloro che sognano qualcosa di nuovo in tale ambito. 'Beast Within' è un disco raffinato e a tratti coraggioso che vive della ricerca di un singolo a tutti i costi ma che sa anche stupire con la cover di 'Hijo De La Luna' dei Mecano.
+ domenica, novembre 22, 2009 +
The Stand Ins
Un giorno seduto nello studio di registrazione e appagato dall'atmosfera che aveva accompagnato la materializzazione dei suoi racconti Will Sheff decise che sarebbe stato un rischio pubblicare tutte quelle canzoni. 'The Stand Ins' nasce quindi dalla scelta di evitare un doppio album e prosegue con fervore e sagace disincanto il discorso intrapreso con 'The Stage Names'. I due dischi non sono però gemelli come nelle parole del leader dei texani e pur vantando elementi distintivi in comune esibiscono un'anima diversa. Quella delle undici canzoni che formano il presente disco è un'indole più pop che mostra un gruppo ormai maturo per confrontarsi con le proprie paure e i personaggi che ritornano a raccontare la loro vita sembrano fissare lo stesso paesaggio ma con uno sguardo più malinconico e impressionista. Il tratto quindi è il medesimo, cambiano il risultato se vogliamo ancora più esaltante e i brividi che prova sulla pelle chi ascolta. Le storie vanno narrate col cuore ci ricorda un Will Sheff coadiuvato per l'ultima volta da Jonathan Meiburg perduto in favore degli intriganti Shearwater. 'Lost Coastlines', 'Blue Tulip' e l'intervista a Bruce Wayne Campbell sapranno arricchirvi e indicarvi il cammino. Se non doveste comunque riconoscere la strada inseguite i vostri sogni percorrendo quel fiume dalle acque torbide che punta alla luce e troverete la pace.
+ sabato, novembre 21, 2009 +
The Calling
Ancora acerbo e troppo pomposo il suono degli Operatika che appoggiandosi alla figura di Michael Lepond dei Symphony X e alla voce di Slava Popova tentano di inserirsi nel filone symphonic metal con precari risultati. Ascoltando 'The Calling' il problema principale non appare tanto la derivazione assoluta della proposta del gruppo del New Jersey quanto l'inconsistenza degli arrangiamenti che appaiono piatti e senza troppi sbocchi. Soprattutto la melodia che dovrebbe essere il motore trainante del disco è spesso soffocata da orpelli inutili e soluzioni più che contestabili. Quello che manca è certamente una produzione migliore per voci e chitarra, una capacità di inserire al meglio le parti di tastiera che adesso suonano ridondanti e quasi separate dal resto e infine un coraggio maggiore in quelle aggressive che in questo modo sembrano messe a caso. Un capitolo a parte spetta a titoli e testi che devono essere curati maggiormente per potere guadagnare in efficacia. L'augurio è quello di procedere in fretta ai cambiamenti suddetti.
+ venerdì, novembre 20, 2009 +
Check Mate
Punk, southern e garage rock ma soprattutto filosofia do it yourself. Nella musica dei Gonzales c'è un po' di tutto questo. La loro influenza primaria rimangono Dead Boys e le loro canzoni attraverso quello sguardo disincantato e quell'acidume di fondo rileggono il marcio della vita di tutti i giorni. Il senso di vuoto che proviamo nel quotidiano emerge in pezzi che nascono e bruciano in due-tre minuti di splendore. Riff su riff, assoli, la voce ruvida di Markey Moon, una batteria che non si ferma mai e un pianoforte che saluta il pubblico ogni tanto per dieci momenti al fulmicotone tra cui spiccano le iniziali 'Nothing To Lose' e 'Check Mate'. Anche a 'Ring Of Fire' di Johnny Cash tocca subire l'accelerazione cardiaca che i Gonzales amano infondere alla loro forma di espressione. Chi ha pianto la scomparsa degli Hellacopters proverà un minimo di sollievo.
+ giovedì, novembre 19, 2009 +
Black Ice
Sono passati otto anni da 'Stiff Upper Lip' e nessuno sembra accorgersene. In fondo gli AC/DC hanno dimostrato per decenni di essere non solo degli ottimi musicisti ma anche dei superbi manager di se stessi e la scelta di non ingolfare di lavori in studio il mercato sembra pagare ancora. In questo modo si evitano cadute nel baratro, si mantiene più alto possibile il valore del nome e si possono fare soldi puntando sull'assenza dai negozi con dvd e live di ogni genere. Nulla da dire su questo soprattutto al cospetto di un album come 'Black Ice' che vive di stereotipi consolidati e punta la leva sulla memoria storica dei masterpiece che furono. Brani come 'Rock 'n Roll Train', 'Big Jack' e 'War Machine' sono fatti apposta per permettere ad Angus Young di scatenarsi sul palco e alle arene stracolme di intonare i ritornelli a squarciagola. Niente di sorprendente comunque. Quello che invece lascia senza fiato è la produzione di Brendan O'Brien capace di ripulire in modo pazzesco i suoni in modo da donare spazio e importanza ad ogni membro. Gli australiani non si piegano e noi scemi che inseguiamo ancora il 'Rock 'n Roll Dream'..
+ mercoledì, novembre 18, 2009 +
Appeal To Reason
Chi scrive non ama troppo il punk o probabilmente si. Chi scrive in realtà non sopporta l'ottanta per cento delle uscite che oberano il genere di nullità compositiva e incapacità di andare oltre quello che è uno schema consolidato e ormai usurato fino al limite. Non è certo un caso che i gruppi di maggiore successo come i Green Day o i Rise Against facciano di tutto per fuggire dallo scempio sistematico e costruirsi una carriera a più ampio raggio di azione. Il fatto è che in questo spostamento molti gruppi perdono la loro identità, spacciano per loro idee che suonano subito scontate o falliscono impietosamente e così appassionati e addetti ai lavori tendono ad apprezzare chi continua a finire il proprio compitino e portare avanti il nome di qualcosa che dovrebbe andare oltre la musica e rappresentare un vero e proprio stile di vita. Questa introduzione per giustificare la mia totale sorpresa all'ascolto di 'Appeal To Reason' quinto lavoro in studio del gruppo di Chicago. Quello che ho tra le mani è un disco indefinibile, impossibile da catalogare o descrivere tante sono le variabili esplicite e meno esplicite che ogni canzone porta con se. La grandezza della band è stata quella di riuscire a scrivere una manciata di brani melodici e commerciali ingozzandoli di elementi alternativi e acustici senza perdere in fluidità e dinamismo. L'ingresso in formazione di Zach Blair (Only Crime) ha evidentemente portato la freschezza necessaria in casa Rise Against dopo l'abbandono di Chris Chasse e il resto lo fa l'enorme produzione di Bill Stevenson che rende imperdibile ciascuna delle tredici tracce proposte. Si parte con 'Collapse' e 'Long Forgotten Sons' due pezzi da urlo in grado di seppellire Millencolin e Pennywise portando quasi all'orgasmo l'ascoltatore prima del singolo 'Re-Education'. Da questo momento ogni previsione è vanificata e ogni attesa disillusa. La voce e i testi di Tim McIlrath esplodono con tutta la loro forza anche quando i ritmi calano e nuove coordinate sonore appaiono all'orizzonte. Citazioni di Gandhi e Picasso, 'Hero Of War' che rimane incollata alla testa, ritmiche corpose e trascinanti, ritornelli che spaccano e inni vegetariani riempono la stanza. Tutto questo è 'Appeal To Reason', disco fantastico e manifesto di un'evoluzione.
+ martedì, novembre 17, 2009 +
As A Sin
Come un vezzo particolare, un peccato veniale da potere mostrare con vanità Evangelou Gerassimos trova la sua collocazione artistica migliore dopo avere vagato per anni nell'underground estremo di casa nostra con entità scomode quali Black Mother Moon, Anakonda e Zock Nesh Project. Arcane ambient black cita l'attenta My Kingdom Music presentando l'opera prima di Lord Agheros ma in fondo per descrivere l'incedere epico e oscuro delle nove canzoni presenti sarebbe sufficiente sottolineare l'influenza di Ulver e Bathory due realtà indiscutibili della scena estrema nordica. 'As A Sin' avvolge l'ascoltatore con inquieta prolissità estendendo le note di partenza allo scopo di creare cupe atmosfere di grande impatto. 'The Gate Of Solitude' e 'Glory Through Death' svelano l'intento di Gerassimos evidenziandone il suo lato più epico e serioso mentre sul finale del disco 'Dancing In The Dark' e 'Escape' sembrano volere aprire degli spiragli che in futuro potrebbero rappresentare nuova linfa di ispirazione. Tutto qui ruota attorno al dolore. Non importa che tu sia l'assassino o la vittima..
+ lunedì, novembre 16, 2009 +
Jesu/Battle Of Mice split
Ancora più del godibile ma non indispensabile 'Why Are We Not Perfect' Justin K. Broadrick riscopre ancora una volta la forma dello split e ne condivide l'amore con i Battle Of Mice uno dei gruppi postcore più avvincenti degli ultimi anni. In attesa dei prossimi rispettivi full lenght che potrebbero riservare grosse sorprese, il continuo rapportarsi tra lo shoegaze atmosferico della creatura di 'Conqueror', l'incedere monolitico di Josh Graham (Neurosis, Red Sparowes, A Storm Of Light) e la dissoluta straziante voce di Julie Christmas (Made Out Of Babies) rendono i brani presenti di una suggestione unica quasi come se un atto di violenza venisse concepito e perpetuato in uno scenario di luce bianca e morbosa tranquillità. 'Falling From Grace' in un caso e 'Yellow And Black' nell'altro le perle di questo dischetto pubblicato in un'imperdibile edizione limitata da duemila copie.
+ domenica, novembre 15, 2009 +
The Versailles Sessions
Quello che vi sto per introdurre non è solamente un disco. Non solo musica, non solo visioni creative. Al suo interno si trova racchiuso un immenso lasso temporale, una serie di monili preziosi accostati l'uno all'altro per ricordarci quanto puerile e vano sia tentare di fissare in un libro o nella memoria gli eventi storici senza trasmettere anche le emozioni provate da chi li ha veramente vissuti. Il genio di Fernando Corona non lo scopriamo certo adesso ma l'ascolto di questo doppio vinile limitato è qualcosa che va oltre quanto splendidamente mostrato dall'artista messicano con il recente 'Cosmos'. Qua in gioco non vi sono fantascienza e spazi infiniti ma giardini sterminati, edifici sontuosi e monumenti a testimonianza di un'epoca che da sempre ci affascina. La presente suite è stata composta su commissione per Les Grandes Eaux Nocturnes, festival di suoni, luci ed acqua nel conturbante scenario di Versailles e realizzata per accompagnare l'allestimento della grande fontana nel Jardin du Roi. Murcof ha così potuto fondere in un flusso sonoro unico strumenti di epoca barocca, elettronica minimale e sample orchestrali. Il risultato è oscuro, malato, possiede la capacità di gelare le ossa e costruisce un ponte immaginario tra la cultura del diciassettesimo secolo e la mediocrità di oggi per fortuna non sempre seguita in parallelo dalla musica. Non il maligno benvenuto iniziale, non le morbose torture di 'Louis XIV’s Demons' e nemmeno la struggente 'Death Of A Forest' ma un insieme ambizioso di cui ci ricorderemo a lungo.
+ venerdì, novembre 13, 2009 +
La Vedova D'Un Uomo Vivo
'La Vedova D'Un Uomo Vivo' è una citazione da 'Inferno' di August Strindberg e nella quarta fatica in studio dei Morose, la prima con cantato in italiano, la musica si intreccia pure con i dipinti di Jenny Jo Oakley e le poesie di Louis Aragon o André Breton. Nella presentazione leggo che “il suono degli ultimi dischi si è fatto sempre più desolato ma lirico e imponente, una specie di apocalisse silenziosa”. Mi piace quest'ultimo termine. Lo trovo aderente alle nove tracce proposte da Davide Landini, Valerio Sartori e Pier Grigio Storti che colorano in tenue un approccio che con gli anni è divenuto epico e drammatico come un quadro di Schiele o una performance di Leonard Cohen. Piano, violoncello, clarinetto, strumenti a corde vari e infine una fisarmonica riempono l'aere di suoni che la voce sa ricondurre al messaggio trasmesso dal trio spezzino. Accade frequentemente di sentirsi vivi solamente in punto di morte.
Sacrificherei l'intera mia vita per quel solo istante in cui
tutto mi sfugge e nel palazzo del mondo
si aprono immense fenditure, qualora un patto
così irrisorio valesse a prolungarlo
(Louis Aragon)
Why Are We Not Perfect
L'alone di mistero che continua ad aleggiare attorno alla questa creatura dal nome biblico si contrappone in maniera forte e decisa alla contrastata relazione col pubblico e una sovraesposizione da alcuni definita addirittura eccessiva. La ricerca pop di Justin K. Broadrick parte in questo caso dalle ceneri di 'Conqueror' e dallo split con Eluvium dal quale sono tratti due dei cinque pezzi presenti in questo mini. 'Farewell' e 'Why Are We Not Perfect' guidano quasi fosse una marcia militare l'opera di pulizia shoegaze che si abbatte su canzoni stracolme di feedback e candore emotivo. La timidezza con cui la musica di Jesu dilaga nell'aere è qualcosa che nessuno può spiegare e anche dinnanzi ad una uscita che propone poco di nuovo è impossibile non chiedersi fino a dove arrivi il genio della mente dei Godflesh. Non c'è niente da fare, chi ha distrutto una costruzione è sempre il più abile a ricomporre i pezzi.
+ giovedì, novembre 12, 2009 +
Versus
E' innegabile come davanti alla recente sbandata degli In Flames la coerenza di certi gruppi possa apparire positiva e di gran lunga più apprezzabile ma l'approccio reale a questo disco è esattamente uguale a quello stanco e malandato immaginario che mi ero creato in anticipo. Per quanto solidi i The Haunted sembrano non avere più nulla da dire e continuano imperterriti a cercare compromessi tra la furia degli esordi e una ricerca sonora che non ha prodotto risultati significativi. Dispiace ammetterlo ma 'Versus' è un disco che a parte qualche pezzo – 'Pieces' e 'Ceremony' le migliori - passa totalmente inosservato per l'incapacità del songwriting di andare oltre quel mood drammatico e cupo che avvolge l'intera opera. Perduti efficacia e impatto ai The Haunted non resta che rassegnarsi all'ennesimo tentativo di dare una svolta alla propria carriera andato male.
+ mercoledì, novembre 11, 2009 +
Slaves To The Decay
Debutto di spessore quello degli svedesi guidati da Ingemar Gustafsson (Bloodsheed) che pur non inventando niente sputano undici canzoni di feroce e ultra-tecnico black metal in evidente adorazione dei rimpianti Emperor e dei primi Enslaved. Il pregio migliore di 'Slaves To The Decay' è quello di riproporre stilemi e riferimenti di un genere che non vuole perdere ulteriore terreno rispetto agli altri senza cadere nell'ovvietà e nella superficialità. Le iniziali 'Seven Heads, Ten Horns' e 'Divide Et Impera' ci sospingono all'interno del girone infernale creato dal gruppo come sottofondo ideale per assalti sonori che non conoscono il significato del termine pietà e sanno tenere acceso il lume dell'attenzione per tutta la loro durata. Impressionante la performance dietro le pelli di Henrik Östensson (Genocrush Ferox e Hell Patrol nel suo passato) che avrà deposto ceneri e detriti attorno al suo kit dopo avere registrato le sue parti per 'Throne Of Grief' e 'Death Beyond Flag or Uniform'. Quando in 'Hierarchy Of The Undead' le grida di Ingemar “Slaves To The Decay, Slaves To Decay..” vi introdurranno alla seconda parte del disco vi sarete convinti del valore dei nostri e ne vorrete ancora. Se il black metal ha ancora un senso i The Ugly sapranno illustrarvi la strada.
+ martedì, novembre 10, 2009 +
The Invaluable Darkness
L'interazione con Joachim Luetke già all'opera con Marilyn Manson e il rapporto di dominio assoluto con il proprio pubblico sono le chiavi di lettura di questo doppio dvd accompagnato dall'ormai classico bonus audio che stigmatizza il clamore suscitato dal recente 'In Sorte Diaboli'. Nel primo disco i norvegesi propongono la loro esibizione al Sentrum Scene di Oslo e immagini live da Berlino e Londra. Nel secondo è il maestoso palco del Wacken Festival a farla da padrone in un contesto come quello del black metal stage che ha rappresentato uno degli apici assoluti per il genere negli ultimi anni. La prova di Shagrath e soci è indiscutibile sia tecnicamente che dal punto di vista scenografico e lo spettacolo avanza, bordata dopo bordata, procedendo nell'istituzionalizzazione di un metal estremo che nell'ultima decade ha inesorabilmente allargato la propria audience. Considerato che in molti affermano come nel mercato musicale il dvd abbia affiancato se non superato il cd a livelli di impatto economico e promozionale non si può non riscontrare la mossa vincente dei Dimmu Borgir che hanno sbaragliato ancora una volta la concorrenza.
+ lunedì, novembre 09, 2009 +
Fragile Equality
Quello che era nato come un progetto personale da perseguire nei momenti di pausa della sua principale occupazione nel giro di pochi mesi ha cambiato totalmente essenza diventando una vera e propria band e aumentando di riflesso le sue aspirazioni. Importanti problemi col management stanno infatti bloccando di fatto l'attività degli Angra e dinnanzi alla possibilità di stare fermi molto tempo Edu Falaschi ha pensato bene di portare avanti l'idea iniziale di Almah circondandosi di una line up solida e non di soli ospiti occasionali. Insieme al fidato Felipe Andreoli troviamo quindi i chitarristi Paulo Schroeber e Marcelo Barbosa da poco uscito da Berklee e il drummer Marcelo Moreira. Musicisti giovani, pieni di energia e ambizione, che hanno dato tutto per queste dieci canzoni che alla fine dell'anno ritroveremo nelle playlist di molti addetti ai lavori. 'Fragile Equality' è infatti uno dei dischi power metal più freschi e dinamici che mi sia capitato di ascoltare non da mesi ma da anni. Brani dichiaratamente aggressivi e speed quali 'Birds Of Prey', 'Magic Flame' e 'Meaningless World' si affiancano alle tentazioni prog-thrash di 'Torn' e all'incantevole melodia di 'Invisible Cage' mostrando le qualità di coloui che è riuscito a non far rimpiangere Andre Matos negli Angra ma anche di tutto il supporto strumentale. Da segnalare che il concept di 'Fragile Equality' è stato estratto da un racconto che uscirà in tutto il mondo come manga e avrà le presenti canzoni separate dalla voce come colonna sonora.
+ domenica, novembre 08, 2009 +
Rest
Ascoltare un disco come 'Rest' senza avere mai visto i Gregor Samsa dal vivo significa starsene giorni interi a fissare l'orizzonte o guardare per aria convinti della loro immaterialità. Questo perché la loro musica va oltre il concetto di etereo e frammentario, qualcosa di molto più avvolgente e sfuggevole della nebbia. L'apparente pacatezza con cui il progetto nato in Virginia nella mente di Nikki King e Champ Bennett e poi trasferitosi in quel di New York assumendo le forme di collettivo artistico dilata le proprie composizioni trova risalto nella narcosi ritmica alla quale il precedente '55:12' ci aveva in parte abituato. Quel gioiello scritto di getto e puro istinto insegnava ad innamorarsi di sussurri e carezze delicate non dovendo necessariamente stupirsi di quanto la natura ci regalava. Questo nuovo album è invece figlio di una pre-produzione più elaborata, di frammenti orchestrali che si ritagliano un loro spazio importante negli arrangiamenti e non sembrano più orpelli vezzosi e ancora dell'apporto decisivo di Rick Alverson degli Spokane che partecipa a più riprese al raggiungimento di un apice sonoro dopo l'altro. Scorrono le canzoni e si viene travolti da elementi slowcore, psichedelia, dream pop soffocato dall'irrazionalità, post rock, romanticismo e goticismi di autore. La meravigliosa 'Ain Leuh' merita da sola l'ascolto del disco ma è verso la fine col trittico formato da 'Rendered Yards', 'Pseudonyms' e 'First Mile, Last Mile' che i Gregor Samsa volano fino al cielo, toccano le nuvole più scure e ci portano la loro malinconia..
+ sabato, novembre 07, 2009 +
Punish Them
Vengono dall'Ontario e non sono una delle tante band che trovate in rete con meno cose da dire di un predicatore rimasto senza voce, si muovono nelle vicinanze di Unearth e Killswitch Engage e le sei canzoni presenti su questo mini d'esordio sono chiaramente improntate per la dimensione live che appare essenziale nell'economia del gruppo. Fin qui niente di particolare se non che i pezzi dopo un paio di ascolti iniziano veramente a bruciarti dentro, non solo sconquassarti. 'Engage The Imposter' e 'Seige And Prevail' svelano una band già pronta per un debutto significativo su lunga distanza con ritmiche selvagge, vaghi richiami melodici e una produzione minimale che ritaglia spazio al growl di Brady Krzemien senza sminuire l'apparato strumentale. Il risultato è una manciata di minuti dissennati che non sfigurerebbero in nessun disco metalcore uscito negli ultimi sei mesi. Il tempo ci dirà se i Punish Them vorranno seguire il trend oppure sviluppare una personalità ancora maggiore magari attorno alle evidente influenze thrash di 'Bearing The Emblem Of Pride'.
+ venerdì, novembre 06, 2009 +
Rise From The Ashes
Davvero avvincenti i cinque brani proposti da questa band norvegese che pur esibendo chiare influenze progressive non ama soffermarsi troppo su binari scontati ma variare continuamente il proprio stile. Ne viene fuori un mini dal grande impatto emotivo nel quale potrete trovare una cura spasmodica per le chitarre, a tratti anche su ritmi power sostenuti, ottimi arrangiamenti e un taglio vocale moderno. Il frontman Thor Egil Bokn riesce infatti a spaziare da tonalità classiche a passaggi di stampo quasi alternative aggiugendo spessore e originalità alla presentazione della band ('Betrayal Eden'). Registrato ai Taproom Studios (Extol, Vintersorg) 'Rise Form The Ashes' è solo un assaggio di quello che sanno fare i Promethic e ascoltando attentamente le prime due tracce si possono separare dal contesto generale molte sfumature che una volta sviluppate daranno senz'altro a questi ragazzi con numerose esperienze alle spalle la possibilità di distinguersi in un mercato tanto affollato. Non ci resta che attendere fiduciosi.
+ giovedì, novembre 05, 2009 +
Porta Macedonia
L'esigenza di uno spazio intimo, elitario, nel quale concentrare i flussi della propria personalità ha portato Alexander Veljanov a pubblicare episodi solisti intriganti e controversi ma mai nella sua opera si era manifestata una commistione tanto forte tra arte e tradizione culturale come nel recente 'Porta Macedonia'. Non i simboli fantastici di 'Secrets Of The Silver Tongue', non il riconoscimento de 'La Dolce Vita' di un artista e un uomo illuminato teso a sfogliare come un antico tomo il nuovo millennio ma un vero e proprio immergersi in quelli che sono retaggi ambientali di infanzia e adolescenza carissime. Alla ricerca delle proprie origini e di un significato reale, tangibile per chi vuole essere sul serio cittadino europeo e assimilare il massimo dalle ovvie differenze culturali la bollente voce dei Deine Lakaien ha così raggiunto il suo apice compositivo tra teatrali ballate e ritmi gitani. Nella musica di Veljanov l'impressione che qualcosa di speciale possa accadere da un momento all'altro e un goticismo quasi rurale che intinge di nero composizioni che non sembrano appartenere al mercato di oggi fatto di modernismi superflui e sciatteria. Nelle sue parole la fierezza di avere incastonato un altro prezioso ornamento nella sua veste usurata ma mai logora e il desiderio quasi infantile di riscoprire un'unità di intenti tra le persone. In 'We Can't Turn Back', 'The New Order' e 'Dirt' potrete trovare linfa vitale per i vostri prossimi viaggi musicali o lo stimolo per guardarvi alle spalle e riscoprire le origini.
+ mercoledì, novembre 04, 2009 +
One More Piece
Niente male davvero la fusione tra Machine Head e Meshuggah proposta dai transalpini Sikh che accompagnano le presenti divagazioni in campo metal con interessanti tematiche surrealistiche. Rispetto al passato si evince subito come il gruppo abbia raggiunto un livello compositivo superiore e possa finalmente usufruire di una produzione accettabile. 'One More Piece' è infatti corredato di suoni efficaci e gode di un mixaggio che rende immediati anche passaggi tecnicamente intricati. L'inizio è di quelli devastanti con 'The Quake' che pur essendo sentita e risentita farebbe resuscitare un morto. 'Halcyon Days', 'Hollywood' e 'Ocean' i pezzi più originali di un album che ama la violenza ma anche prendersi le giuste pause melodiche per prendere fiato e scatenarsi nel pogo successivo. Se un disco del genere uscisse in Italia avremmo quel gruppo su tutte le copertine delle riviste del settore. In Francia vanno più cauti ma questo non toglie che 'One More Piece' possieda tutto per travolgervi.
+ martedì, novembre 03, 2009 +
Firewind
A distanza di pochi mesi dal ritorno dei Septic Flesh la Grecia torna a esibire talento e ispirazione attraverso il quinto lavoro in studio dei Firewind. Il successore del fortunato 'Allegiance' è ancora una volta materiale a uso e consumo di metallari incalliti e defender senza tregua ma sfido voi lettori a trovare una sola traccia non convincente tra le dieci proposte. Rispetto al passato 'The Premonition' suona più heavy, con qualche trama progressive in meno ma senza perdere quella capacità innata di immolare ogni canzone su melodie tipicamente power metal e assolutamente coinvolgenti ('Head Up High' e di 'Angels Forgive Me') A partire dal primo singolo 'Mercenary Man' Gus G. e soci sfoderano ottimi arrangiamenti vocali e una spasmodica cura in ogni particolare tecnico con il chiaro intento di non lasciare nulla al caso e soddisfare l'esigenti richieste degli appassionati del genere. Sorprendono i cori di 'My Loneliness' e la cover di 'Maniac' dal film 'Flashdance' che farà sorridere qualcuno di voi ma si inserisce senza sfigurare nel contesto generale.
+ lunedì, novembre 02, 2009 +
The Serpent's Manifolds
Coloro che in passato hanno seguito avidamente le uscite di gruppi del calibro di Arcturus e Septic Flesh (appena ritornati con lo splendido 'Communion') sobbalzeranno sulla sedia. In 'The Serpent's Manifolds' i Trascending Bizarre? sono infatti riusciti a inserire tutti quelli elementi che hanno reso affascinante il percorso di un black metal alla ricerca di nuove avanguardie senza ribadire in modo pedissequo concetti già assorbiti e nemmeno svicolando o togliendo la mano quando si trattava di preferire soluzioni impervie. Da tale approccio emerso un disco interessante e veramente godibile che mostra i passi in avanti dei greci ma anche come un genere dato da molti per morto e sepolto possa ancora dire la sua o tentare di evolversi. Violini, flauti e percussioni di ogni tipo fanno da contorno alla superba voce di Kotzak capace di ergersi maligna sulle trame create ad arte da Dim (chitarra e basso) e S.A. Akis Haris (batteria e elettronica). Già nel 2003 con 'The Four Scissors' i Trascending Bizarre? avevano esibito un talento fuori del comune ma 'The Serpent's Manifolds' raggiunge delle vette che nemmeno i più ottimisti avrebbero potuto immaginare che il gruppo fosse in grado di sfiorare. Tra un disco dei Solefald e una lettura sui miti vichinghi 'Irreversible', 'Cosmic Zero Equation' e 'Dimension Hell' vi convinceranno di avere trovato la band giusta per non smettere di sognare.
+ domenica, novembre 01, 2009 +
Reset
Eco-package trasparente per questa avvincente release che svela al mondo intero il talento di Dmytro Fedorenko matematico, compositore e artista visuale ucraino creatore del Detali Zvuku Festival, produttore di Nexsound e mente dietro alla coraggiosa Kvitnu. Dopo numerose collaborazioni e live set internazionali Kotra raccoglie due anni di esibizioni e installazioni sonore cogliendo l'occasione per riproporre il suo debutto solista intitolato 'Dissilient'. Il risultato è un album forse frammentario ma tremendamente efficace che mostra la corretta per strada per raggiungere il felice connubio tra elettronica, rumore e arte contemporanea. I suoi trascorsi jazz-noise aiutano a capire certe scelte sonore e la dislocazione dei pezzi. Per tutto il resto cercate 'Reset' e portate tutto allo stato iniziale. Solo allora sarete avidamente ricompensati.
To clear errors, events, people, experience and concepts.
To bring intention energy to a condition of initial state.
To refine the transformation process.
Reset to inner. To free.
+ sabato, ottobre 31, 2009 +
Expo'70-Be Invisibel Now!
La conoscenza tra Expo'70 e Be Invisible Now! nasce tra le pieghe del web e diviene progetto reale attraverso la coraggiosa forma espressiva di uno split co-prodotto da Boring Machines e Kill Shaman. Un'occasione speciale in cui le due essenze sonore lontane fisicamente ma vicine come attitudine e spirito si trovano a meraviglia regalandoci quaranta minuti di sperimentazione elettronica e trasporto emotivo. La creatura di Justin Wright propone 'Heir Of Serpents' una lunga traccia caratterizzata da tappeti di synth e un riff acustico che esplode in un assolo elettrico e psichedelico e 'Seeker Of Sonic Auras' tributo al genio cinematografico di Carpenter come 'I Fiori Devono Morire' che introduce la seconda parte del mini dedicata a Be Invisible Now!. 'L'Ultimo Giardino Della Chiesa' è invece un pezzo più percussivo e malato che mostra ancora una volta il talento unico dell'artista italiano. Gli spiriti affini si trovano, quasi per caso...
+ giovedì, ottobre 29, 2009 +
Sonic Gastronomy Volume 1
Math-core di ispirazione dadaista, avantgarde, post metal e chi ne ha più ne metta per questa band nata alla periferia di Fiume in Croazia. E' evidente come lo schizoide quartetto abbia ascoltato per mesi e mesi i dischi di Mike Patton e John Zorn prima di comporre le proprie canzoni ma tale derivazione non guasta al cospetto di una certa originalità negli arrangiamenti. Semmai tra riferimenti culinari e testi sballati c'è la possibilità di perdere un po' il filo e trovarsi di colpo spiazzati. Servono quindi numerosi ascolti prima di comprendere esattamente la proposta degli Hesus Attor ma di fronte a titoli come 'He-Bill Eviskus' e 'Schwinnland Schwinnland' finirete presto per capitolare. Sarà curioso vedere come si evolverà il discorso intrapreso dagli slavi specialmente se le prossime uscite saranno caratterizzate da una produzione migliore.