+ martedì, febbraio 28, 2006 +
Ben Harper
Both Sides Of The Gun
Dopo essersi bagnato la fronte a cospetto di Dio con i Blind Boys Ben Harper torna più forte che mai con un album che svela le due anime contrapposte che vivono dentro di lui in questo momento. Da un lato l'irruenza di una black music che non si pone limiti e prosegue la sua evoluzione senza mai dare l'impressione di strafare nonostante il talento smisurato del chitarrista. Dall'altro le confessioni acustiche di un uomo che ha il blues nel sangue e non dimentica le sue radici. 'Both Side Of The Gun' racchiude gemme preziose come 'Better Way' e 'Black Rain' (dedicata alla gente di New Orleans) che ci permettono di apprezzare ancora una volta un artista di vecchio stampo che e' riuscito a costruirsi con merito una carriera invidiabile. La musica nera nelle sue mani assume la figura di un'amante docile e servile capace di soffrire ma allo stesso tempo di esaltarsi seguendo respiro dopo respiro la frenesia e la delicatezza delle note appena 'pronunciate' da colui che ha visto la luce. Il gospel e alcuni retaggi di 'Diamonds On The Inside' accompagnano per mano le canzoni del secondo cd come fossero bambini da portare a scuola. In fondo il ragazzo di Claremont e' cresciuto. Il mondo attorno a lui invece e' rimasto lo stesso..
+ lunedì, febbraio 27, 2006 +
Controller Controller
X-Amounts
‘X-Amounts’ è un disco estremamente sensuale e certamente capace di distinguersi in uno spaccato del mercato moderno che di originale ha sempre meno. Per chi non li conoscesse i Controller Controller sono una delle band di spicco della scena indie canadese e il loro EP di due anni fa intitolato ‘History’ aveva creato attorno a loro un notevole buzz. Adesso il gruppo guidato da Nirmala Basnayake torna profondamente cambiato. I passi in avanti sono notevoli a partire da una produzione che permette di assaggiare il dancefloor senza per questo perdere di vista quelle che sono le caratteristiche peculiari e gli elementi innovativi e dissonanti della band. E’ evidente che i Controller Controller hanno assorbito a modo loro l’ondata indie proveniente dall’Inghilterra coniugandola con le proprie influenze dance punk ma rispetto a gruppi anche più titolati come Hot Hot Heat e The Rapture la loro musica evita di incanalarsi nei soliti binari abusati senza freno da chiunque al giorno d’oggi. ‘PF’, ‘Straight In The Head’ e ‘The Raw No’ sono debitrici di un sound nervoso ma mai aggressivo, capace di avvolgerti con malizia e di stordirti con i battiti autistici di Jeff Scheven. Un sound che stravolge quello dei The Kills e ricorda quanto gruppi come Joy Division e P.I.L potessero fare vibrare l’anima dance che c’è in tutti noi.
+ domenica, febbraio 26, 2006 +
3rd Strike
Lost Angel
Sputati dai quartieri più malfamati di Los Angeles i 3rd Strike liberano tutta la rabbia accomulata in tanti anni di reale sofferenza con un debutto che si inserisce diritto in pole position tra le uscite rapcore dell’anno. Tra Primer 55 e (Hed)Pe il groove di ‘Lost Angel’ è qualcosa di impressionante, una carica travolgente che risponde al nome di ‘No Light’, ‘Walked Away’ e ‘Redemption’ . Sulla spinta della voce del corpulento Jim Korthe e l’incedere schizzato della chitarra di Todd Deguchi, la musica dei 3rd Strike non conosce sosta e continua martellante per tutta la durata a piegare la resistenza di chi ascolta. ‘Flow Heat’, ‘Cities On Fire’, ‘Strung Out’ e la finale ‘Hang On’ misurano l’impatto di una band che si è fatta da sola e sopperisce al talento con una carica interna apocalittica. Mudrock (Godsmack), Toby Wright (Alice In Chains) e Chris Lord-Alge dietro alla console regalano a ‘Lost Angel’ un suono compatto, dinamico, che esplode senza esclusione di colpi potenza e melodia in un mix micidiale. Segnatevi questo nome perché ci troviamo di fronte a una nuova freschissima realtà made in USA da non farsi scappare…
+ sabato, febbraio 25, 2006 +
Massive Attack
Collected
I Massive Attack sono probabilmente stati il gruppo che più ha cambiato e influenzato il modo di ‘ascoltare’ musica elettronica negli anni novanta. Dal 1991 anno di pubblicazione di ‘Blue Lines’ le loro commistioni con hip hop, dub e soul hanno dato vita a successi da classifica e mutamenti sonori mai passati inosservati. L’evoluzione del sound di Bristol ha accompagnato l’uscita di album come ‘Protection’ e ‘Mezzanine’ e segnato come rughe sulla pelle profondi cambiamenti all’interno del gruppo adesso nelle mani di Robert ‘3D’ Del Naja che sta completando assieme al produttore Neil Davidge e David Sitek (TV On The Radio) il successore di ‘100th Window’. Nel frattempo la Virgin dà alle stampe una splendida raccolta che fa luce su tutta la carriera del gruppo inglese fondendo i suoni dello spettrale inedito ‘Live With Me’ (che vede la partecipazione di Terry Collier) con classici senza tempo che rispondono al nome di ‘Angel’, Butterfly Caught’, ‘Karmacoma’ e ‘Teardrop’. Imperdibile la limited edition che prevede in aggiunta un dualdisc con materiale audio inedito, remix, videoclip e registrazioni live che rendono l’operazione interessante anche per coloro che hanno seguito passo dopo passo la progressione stilistica del gruppo in questi anni. Il paradiso e’ dietro l’angolo..
+ venerdì, febbraio 24, 2006 +
Pitchshifter
Bootlegged, Distorted, Remixed & Uploaded
Per anni i Pitchshifter sono stati uno dei gruppi a mantenere più alto il rapporto tra evoluzione e sperimentazione tra elettronica e metal ma anche per i fratelli Clayden è venuto il momento di chiudere col passato e concentrarsi su nuovi progetti. ‘Bootlegged, Distorted..’ è quindi l’occasione per inaugurare la loro PSI Records e salutare alla grande il pubblico che li ha sempre seguiti pubblicando un doppio cd (al prezzo di uno) con tutti loro migliori pezzi in versione live o remix. La parte dal vivo dimostra (se ce ne fosse stato bisogno) la grandezza dei Pitchshifter nel rendere potentissima e di impatto (quasi punk) una musica multidimensionale che vive di disturbanti battiti elettronici. ‘Microwaved’, ‘Shutdown’, ‘Keep It Clean’ e la chicca dell’album la destabilizzante ‘Triad’ da ‘Desensitized’. Nel secondo cd invece i Pitchshifter remixano i migliori pezzi tratti dagli ultimi tre album ‘www.pitchshifter.com’, ‘Deviant’ e ‘PSI’ ottenendo risultati sublimi con ‘Eight Days’, ‘Genius’ e ‘Misdirection’. Un doppio album da sballo (prodotto alla grande da Steve Duda) per ricordare un gruppo che probabilmente non ha raccolto quanto meritava. Questo e’ l’ultimo assalto..
+ giovedì, febbraio 23, 2006 +
the Start
Shakedown!
the Start è la nuova band di Aimee Echo splendida e dannata voce degli Human Waste Project, una delle maggiori realtà sotterranee della fine dei novanta che pur non avendo raggiunto lo status di celebrità che meritava ha contribuito in modo determinante a formare quella scena che ha dato il via alla nascita del nuovo metal made in USA. Con l’altro Human Waste Project Scott Ellis alla batteria e Jamie Miller e Mike Smith presi direttamente dalle ceneri degli Snot, la Echo ci regala una serie di divertenti retaggi di rock-punk melodico che con la produzione di Josh Abraham assumono un’anima moderna. Da segnalare la partecipazione di Jay Gordon degli Orgy e di Troy Van Leuween (Failure e A Perfect Circle) in ‘Time’ che probabilmente è il pezzo forte di un album strano, ballabilissimo, semplice e complesso allo stesso tempo perché capace di contagiare con una melodia vincente dopo l’altra e di colpo uscirsene con suoni allucinati e violenti come se i Nymphs di Inger Lorre si fossero all’improvviso risvegliati dopo un lungo sonno durato dieci anni. La sfacciata Aimee che aveva prestato la voce sulla bellissima ‘Absent’, l’inedito degli Snot prodotto da Ross Robinson e pubblicato nel tributo a Lynn Strait, gioca con le sue corde vocali e trascina tutta la band in un ballo frenetico e sensuale che trova le sue forme di espressioni più avvincenti nella title track, in ‘Gorgeous’ e ‘Hang On Me’. Se nella vita non cambia nulla ecco dove siamo ancora, all’inizio…
+ mercoledì, febbraio 22, 2006 +
I Love You But I’ve Chosen Darkness
Fear Is On Your Side
Provengono da Austin, Texas da una costola dei Windsor For The Derby e sono prodotti meravigliosamente bene da quel Paul Barker che e' rimasto per anni al fianco di Al Jourgensen nei Ministry e nei Revolting Cocks. 'Fear Is On Our Side', ideale seguito dell'omonimo ep di cinque pezzi uscito nel 2003, è il debutto su lunga distanza di un gruppo che ama vivere nell'ombra e condire il proprio approccio cantautorale con elementi atemporali e ridondanti. In infinita agonia gli I Love You But I've Chosen Darkness dispongono lentamente le loro membra sulla terra adagiando la propria entita' convulsa mentre tutto attorno regna il gelo. Atmosfere malinconiche, deliri plumbei e un basso finalmente pulsante e protagonista come non sentivamo da tempo rappresentano il biglietto da visita per una band che non ha pretese commerciali e non vuole emergere. La loro musica assorbe tristezza e malinconia rigettando sull'ascoltatore ossessivita' latenti che abbracciano e circuiscono con un mare di note cupe e riferimenti all'oscuro mondo che ci accoglierà dopo la morte. 'The Ghost' e 'According To Plan' (inizialmente registrata per un 12'' della Artikal Records) vi introdurranno nella vita di crepuscoli e nebbiosi chiari di luna che canzoni come 'Today' e 'We Choose Faces' useranno per catturare la piu' lasciva delle attenzioni ergendosi epiche e potenti sulle liriche di Christian Goyer. Se fosse possibile immaginare ('If It Was Me') uno scenario desolante, incollato alla realtà e allo stesso tempo viscerale come l'amore più giovane e passionale, ecco quello scenario l’avrebbero disegnato ad arte i Love You But I’ve Chosen Darkness
+ martedì, febbraio 21, 2006 +
Julie's Haircut
After Dark, My Sweet
La fenomenologia di sonorita' fisiche e psichiche che emerge dal primo ascolto di questo viaggio nell'oscurita' e' qualcosa di sorprendente. I Julie's Haircut reduci dalle 'situazioni adulte' dimostrano di essere cresciuti come musicisti e intenti. Non si accontentano più di svelare a poco a poco il loro talento come tante band capaci solamente di compiacersi di loro stesse. Al contrario 'After Dark, My Sweet' rivela fin dalle prime note una cura minuziosa nei suoni e negli arrangiamenti come se i Julie's Haircut avessero voluto celarsi dietro alle note di questo disco e apparire il meno possibile, come fossero figure sbiadite sullo sfondo.Suonato praticamente per intero in presa diretta il successore delle 'situazioni adulte' parte soave e disincantato per svilupparsi in trame rock psichedeliche arrangiate secondo la metodologia tipica del jazz elettrico. Pensate al Miles Davis di fine anni sessanta che scompone e ricompone le sue lunghe e cerebrali improvvisazioni e vi accinerete al curioso processo di editing utilizzato dai Julie's Haircut per infondere spensieratezza, volume e profondita' alle loro atmosfere cupe ma mai decadenti. 'Sister Pneumonia' e 'Ingrid Thulin' vedono apparire quasi dal nulla Sonic Boom che infonde quel tocco acido che non ti aspetti. 'Afterdark' e 'Purple Jewel' sono invece due perle di rara bellezza che sembrano ritagliarsi tutto attorno un circolo vizioso di musica e passione che accelera e rallenta senza dare mai precisi riferimenti e conclude il suo eco vitale con 'My Eyes Have Seen The Glory'. Quella gloria a cui possono veramente ambire i Julie's Haircut, un gruppo da tenerci stretto..
+ lunedì, febbraio 20, 2006 +
Pzychobitch
Strom Aus Fantasie
Non c'è proprio limite al peggio in casa Pzychobitch e in questo caso mai titolo fu più beffardo visto che quello che manca a Sina Hubner e Stefan Bohlm è proprio la fantasia. Soluzioni scontate e malamente commerciali che riflettono una vena compositiva ai minimi storici. Tanti ospiti (Run Level Zero, Digital Punk Boys, Die Farben, His Masters Choice e soprattutto Dennis Ostermann/In Strict Confidence) per un EP che anticipa l'uscita fissata ad aprile del terzo album 'Electrolicious'. Se queste sono le premesse siamo messi bene..
+ domenica, febbraio 19, 2006 +
Samara Lubelski
Spectacular Of Passages
Samara Lubelski torna a proporci le sue atmosfere delicate e suadenti senza far rumore, quasi in silenzio come piace a lei. Registrato tra la Germania e Brooklyn ‘Spectacular Of Passages’ ricomincia dove ci aveva lasciati ‘The Fleeting Skies’. La strumentazione più disparata, una voce delicata e influenze psichedeliche sono alla base di un disco leggiadro che va a fare compagnia nel Social Registry ad uscite come Blood On The Walls e Psychic Hills. Tara Jane O'Neil, P.G. Six (Tower Recordings), Matt Heyner (No Neck Blues Band) si affacciano assistendo alla singolare progressione di Samara tra viole, organi, chitarre acustiche, sintetizzatori, flauti e tutto quello che possa aiutarla a trasmettere vibrazioni e la sempre presente sensazione di poesia assoluta. Folk lo-fi, shoegaze, passaggi marcatamente pop da ripulire da un pesante velo di polvere e il ricordo di quel violino che rendeva magico il suono di The Sonora Pine caratterizzano quindi un disco che vola via in un attimo e l'attimo dopo sa già come far sentire la sua mancanza (‘Sister Silvers’ e ‘Broken Links’). Non vi aspettate niente di opprimente o presuntuoso. Solo passaggi di spettacolare semplicità e unico, raro trasporto emotivo che consiglio vivamente a chi ha bisogno di fermarsi almeno per un attimo a riflettere.
+ sabato, febbraio 18, 2006 +
Electric President
Electric President
Fondere lievi innesti di elettronica e musica indie è l'intento di Ben Cooper e Alex Kane, le giovani menti dietro al debutto degli Electric President. Il loro primo disco è un curioso affresco di pop, folk, momenti acustici, laptop e riferimenti più o meno indovinati a quella scena che nel bene o nel male sta cercando di spostare il mercato discografico attuale dall'immobilita' economica e creativa in cui e' caduto da qualche anno. Quello che doveva però essere un album fresco e innovativo si rivela una mezza delusione con poche attenuanti. Ci troviamo di fronte infatti a dieci canzoni che sembrano sempre sul punto di voltare pagina e frenano quando ci sarebbe da rischiare. Ballate di decadente emotivita' come 'Hum' fanno da contraltare a evoluzioni sintetiche come 'Insomnia' e 'Metal Fingers' che non svelano certo scontatezza o superficialità ma allo stesso tempo non fanno presa come dovrebbero lasciandosi sfumare senza colpire mai troppo l'attenzione. Passaggio a vuoto della Morr che forse ha sopravvalutato la coppia anche se le possibilità per fare meglio ci sono. Probabilmente sarà sufficiente acquistare una maggiore maturità compositiva e tessere con maggiore compiutezza le fila di un concept che per il momento suona sordo e fin troppo disincantato. Il tempo ci dirà chi ha ragione..
+ venerdì, febbraio 17, 2006 +
David Bowie
The Rise And The Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars
Forse il climax compositivo di Bowie. Un'artista che si e' letteralmente consegnato al suo pubblico come il piu' luccicante dei feticci. Più semplicemente uno dei concept che ha segnato indelebilmente la musica di oggi, quella di un tempo e quella di domani. 'Ziggy Stardust' e le sue incoerenze. La necessità di rifugiarsi dietro alle alienanti forme attilate di un paio di spandex rosa o di un trucco più pesante del solito. La possibilità di reagire al caos reazionario moderno con una forma di ribellione che non e' altro che pura trasmutazione in qualcosa che non avendo un'entita' precisa non puo' essere giudicato e condannato. La droga 'letta' in relazione alla musica, al caos di una discoteca alla moda, legati al lento e inesorabile evolversi degli eventi. Eravamo circondati e lo siamo ancora. Nulla e' mutato da allora. Quelle note. Gli stessi sogni. Il disco..
+ giovedì, febbraio 16, 2006 +
By The Grief
As One
‘New School Deathcore’ così si definiscono i giovanissimi By The Grief e alla fine di ‘As One’ non si può non trovarsi d’accordo con la band fiorentina (che la scena made in Florence sia risorta lo dimostrano i GF93 e un’altra band da tenere d’occhio che scopriremo prestissimo, i Kiju) che ci regala un debutto sincero, diretto, fondato su stacchi death ferali dettati dalle growls di Francesco Ristori e un approccio musicale moderno ricco di elementi postcore che rende intense e emozionanti le molteplici sfaccettature di otto dolorose song che sanno scaldare ma allo stesso tempo essere fredde e glaciali. Si preme play e la title track e ‘Revelation’ si aprono con intrecci melodici che a poco a poco si trasformano in un muro sonoro insuperabile costruito sulle chitarre di Alessandro e Michele. Non c’è il tempo per abbandonarsi alle dolci note del piano di ‘Scornriver’ che subito ci si scontra con l’attacco deathcore di ‘Frail’, tre minuti di angosciante, depravata, minimale violenza. Devastante il finale con ‘Disconnect The Power’ (che ruba un po’ ai Metallica...) e ‘Life Functions Terminated’ probabilmente il pezzo migliore di tutto ‘As One’. Non male davvero, i By The Grief sono un’ altra eccitante scoperta nell’underground italiano
+ mercoledì, febbraio 15, 2006 +
Training For Utopia
Technical Difficulties
Testimonianza di quello che è stato e non tornerà più. Una raccolta per ricordare una delle entità hardcore cristiane più significative che sicuramente non ha avuto il riscontro che meritava. In contemporanea con la pubblicazione di ‘Summer Of Darkness’ dei Demon Hunter esce ‘Technical Difficulties’ diciannove pezzi che ripercorrono la carriera della band dove militava in precedenza Ryan Clark e offrono la possibilità di rifarsi di una mancanza importante. Le influenze vanno dagli Slayer agli Unsane, dagli Zao ai Meshuggah ma quello che colpisce maggiormente è la totale padronanza di un suono che incorpora al suo interno numerosi elementi cripici e insoliti. ‘Dead Signal’, ‘Everything, Including The Stars, Is Falling’ e ‘Pretty Picture Of Lies’ i pezzi che dimostrano di possedere qualcosa di più rispetto agli altri con la voce di Clark già perfettamente in linea con le evoluzioni che il genere avrebbe subito da quei giorni fino adesso. Non solo Solid State quindi ma un approccio che cercava nuove strade sonore nell’immaginario tra estremo e sperimentale. La sottile linea tra hardcore e metal aveva bisogno di qualcuno che la percorresse lentamente con creatività e assoluto disinteresse. Questo è ‘Technical Difficulties’ e dimenticarsi dei Training For Utopia sarebbe un errore..
+ martedì, febbraio 14, 2006 +
Ajattara
Tyhiyys
Dopo la definitiva uscita di Pasi Koskinen dagli Amorphis mi attendevo un terzo album degli Ajattara decisamente migliore rispetto alle prime due uscite. ‘Tyhiyys’ invece ripercorre le stesse tracce lasciate da ‘Itse’ e ‘Kuolema’ senza aggiungere poi molto a quella che era già una proposta del tutto monocorde. La difficoltà sta nel seguire con la stessa attenzione tutti i pezzi visto che alla fine la loro struttura non cambia mai e nessuno sforzo viene fatto in tal senso. Il pesante e tronfio utilizzo delle tastiere rende le atmosfere del disco più dark e oscure di quanto si possa pensare mentre gli innocui attacchi black che si ripetono senza tregua in sottofondo non fanno altro che stancare e sgretolare a poco a poco la credibilità di un progetto parallelo che al terzo appuntamento avrebbe dovuto osare maggiormente. Così non è stato e dispiace sinceramente sentire le urla dell’ottimo Koskinen perdersi mestamente nel nulla. Speriamo che la voce di ‘Ruoja’ possa avere anche dopo gli Amorphis lo spazio che merita perché limitarla in questo modo sarebbe un delitto. ‘Tyhiyys’ significa ‘vuoto’ e fare un paragone sulla corrispondenza tra titolo e reale consistenza dell’album sarebbe ingeneroso. Ma non certo totalmente fuorviante..
+ domenica, febbraio 12, 2006 +
Thrill Kill Kult
Gay Black And Married
Loro la chiamano 'hardcore disco' e appare chiaro l'intento di prendersi sempre meno sul serio. 'Gay Black And Married' è follia pura, inutile girarci intorno. Dimenticavi il gruppo che con ‘After The Flesh’ illuminò la colonna sonora di ‘The Crow’. I Thrill Kill Kult si sono trasformati in una strampalata poltiglia funky che scherza fastidiosamente con l’elettronica che in precedenza impregnava le loro ficcanti escursioni melodiche. Immaginate i Mindless Self Indulgence che giocano con vecchi pezzi della Motown (‘Freaky Fever’) senza che si riesce mai a catturare qualcosa di veramente significativo. Do You Wanna Get Funky With Me ?
+ sabato, febbraio 11, 2006 +
Cradle Of Filth
Peace Through Superior Firepower
Niente giri di parole. 'Peace Through Superior Firepower' è la triste e stanca rappresentazione dello sfacelo compositivo di un gruppo che da anni non fa altro che ripetersi (male) senza la benchè minima svolta creativa adagiato com'è sulle buone vendite che gli imberbi adolescenti comunque garantiscono loro. Dal vivo specialemente il gruppo guidato da Dani Filth ha perso da tempo quello smalto e quella capacità di stuprare il proprio ascoltare che aveva ai tempi di 'Dusk And Her Embrace' e tenta di mascherare i cambi di line up e una vitalità pari a zero con trucchetti risibili, fuocherelli impalpabili per chi ha assistito a uno show dei Rammstein e trovate da circo. Il dvd documenta il concerto tenuto dagli inglesi all'Elysée Montmartre di Parigi nello scorso aprile con talmente tanti overdub da non riuscire a capire veramente quanto i Cradle Of Filth si prendono sul serio dopo quindici anni di carriera e sei dischi in studio. 'The Forest Whispers My Name' non delude nemmeno stavolta e anche 'Nymphetamine' e 'The Black Goddes Rises' non sfigurano ma tutto il resto corrisponde al lungo protrarsi di un'agonia che non sembra avere mai fine. Risparmiate pure i vostri soldi.
+ venerdì, febbraio 10, 2006 +
Lacuna Coil
Karmacode
I sogni sopravvivono alla realtà. Quello dei Lacuna Coil potrebbe avverarsi e non sarebbe certo uno scandalo se questo avvenisse. Avranno pure sfruttato l’ondata Evanescence ma nulla toglie ai milanesi di essersi meritati quanto raggiunto finora. ‘Karmacode’ giunge in un momento delicato dopo il successo di 'Comalies'. Dietro l'angolo l'attesa svolta che potrebbe definitivamente cambiare la vita o lasciare le cose esattamente come stanno. Sapendo questo i Lacuna Coil pubblicano un disco che bilancia perfettamente tutte le loro sfaccettature e potenzialita’ e pare costruito ad arte per lanciarli nel limbo di quelli che contano. ‘Fragile’ svela immediatamente una produzione devota al nu metal da classifica che incentra (e come potrebbe essere altrimenti) tutta la sua forza sulla voce sempre più bella di Cristina. Influenze orientaleggianti si intrecciano con ritmiche suadenti e stacchi moderni (‘Fragments Of Faith’) andando ben oltre i risultati ottenuti dal precedente album. ‘Our Truth’ e ‘In Visible Light’ hanno tutto per sbattere i milanesi sulle riviste alternative di mezzo mondo e se non ci riuscissero potrebbe farlo la loro versione di ‘Enjoy The Silence’ posta in chiusura appena dopo i versi in italiano di ‘Without Fear’. ‘Karmacode’ è semplicemente il disco che dovevano pubblicare in questo momento. Compresi i momenti più difficili da digerire come ‘Within Me’ e ‘Devoted’. Augurandoci che la sorte sia ancora dalla loro parte..
+ giovedì, febbraio 09, 2006 +
AA.VV.
Saw 2
L’imprevedibile successo di ‘Saw’ venne accompagnato da una colonna sonora eccellente ad opera di Charlie Clouser. Secondo capitolo al cinema e conseguente seconda raccolta curata dallo stesso produttore legato da molto tempo a Trent Reznor. Il risultato sono venti brani continuamente protratti sul baratro tra tentazioni crossover e industriali. Per convincervi a farla vostra basterebbe parlarvi del nuovo pezzo dei London After Midnight dopo anni e anni di attesa. 'Fear' nel bene o nel male lascerà senza parole chi tuttora non può fare a meno delle suadenti note di ‘Psycho Magnet’. Una base elettronica impossibile da dimenticare accompagna il crescendo di un ritornello che non fa altro che accrescere l’attesa per il nuovo album. Forte accelerazione in partenza con ‘Irresponsible Hate Anthem’ (Venust Head Trap Mix) di Marilyn Manson e i deflussi moderni di The Used e Mudvayne. Seguono i deliri elettronici e gotici di Skinny Puppy, Revolting Cocks, Asp e Samsas Traum che si sarebbero adattate alla perfezione a qualche scena del film se solo le colonne sonore di oggi non fosse altro che compilation promozionali svuotate di qualunque significato cinematografico. Intrigante al punto giusto anche la nuova versione di ‘Make A Star’ ad opera dei Dope Stars Inc. che ben si difendono tra tanti nomi eccellenti.
+ mercoledì, febbraio 08, 2006 +
Dark Funeral
Attera Totus Sanctus
Nuove pire funeree che cospargeranno di cenere e nubi dense di odio il vostro orizzonte. All’insegna di un’intransigenza sonora che con gli anni e’ divenuta un vero e proprio baluardo per una scena in decadenza e miseria di idee, i Dark Funeral tornano con l’ennesima opera omnia di ferale brutalita’. Una discesa agli inferi che ricalca in maniera maniacale quelle che sono le caratteristiche di empatia, integralismo e rigidita’ strutturale che Emperor Magus Caligula non intende certo tradire. Il disegno maligno viene compiuto attraverso canzoni come la title track e la conclusiva 'Final Ritual' che sfruttano un impatto devastante per elevarsi imperiose in strenua difesa di un potere vacillante che si affida alla memoria per non perdere anche gli ultimi valori. Nessuna variazione sul tema come ampiamente previsto a parte i flebili sussurri moderni di '666 Voices Inside' che ricordano vagamente gli ultimi Naglfar. Semmai discutibili certe scelte di produzione laddove batteria e parti vocali si elevano al di sopra di chitarre soffocate e a volte quasi impercettibili. 'Attera Totus Sanctus' sarebbe potuto benissimo uscire dieci anni fa. Approveranno coloro che amano gli stacchi black più viscerali e dogmatici. Gli altri, forse, si annoieranno un po’..
+ martedì, febbraio 07, 2006 +
Jarboe
The Men Album
Cinque album in sei anni forse sono un po’ troppi anche per un’icona come l’ex Swans in debito di ossigeno da diverso tempo. ‘The Men Album’ concede davvero pochi elementi all’eventuale difesa svelando una varietà compositiva non indifferente che però si scontra di continuo con una crisi di identita’ che appare profonda sin dalle prime note. Le canzoni scorrono infatti una dopo l’altra infondendo tristi sensazioni di vuoto e pressappochismo che aumentano progressivamente fino a rendere difficile l’ascolto dell’intero disco. Melodie che non trovano il voluto respiro e ammorbano passaggi strumentali incapaci di elevarsi oltre lo scontato e il ripetitivo. Numerose le collaborazioni a partire da Alan Sparhawk (Low), Steve Von Till (Neurosis) ma anche A Perfect Circle, Faith & The Muse, Chris Connelly, Jim Thirwell che se da una parte donano prestigio all’album dall’altra finiscono per svilirlo sommandosi come tante piccole occasioni perdute di scrivere canzoni che valgano più del semplice titolo sul retro del cd. Nel lotto si salvano solamente l’orientaleggiante ‘To Forget’ e la conclusiva ‘Edward Life’. Un grande affresco che nelle sue due facciate contiene elementi in eccessiva dissonanza che stavolta Jarboe non è riuscita a fondere nella dovuta armonia. Michael Gira intanto se la ride..
+ lunedì, febbraio 06, 2006 +
Kayo Dot
Dowsing Anemone With Coppet Tongue
Fatevi un dono. Non sara’ facile penetrare a fondo nella musica dei Kayo Dot ma se amate sperimentare sensazioni e brividi sulla pelle non comuni dovete almeno provarci. Ci troviamo di fronte ad un gruppo stratosferico nato dall’irrefrenabile esigenza di Toby Driver di andare oltre quanto raggiunto con i Maudlin Of The Well. Due anni fa ‘Choirs Of The Eye’ (uscito per la Tzadik l'etichetta di John Zorn) ci lasciò attoniti, in totale estasi. Il suo successore appare leggermente più compiuto e ordinato senza per questo esulare assolutamente da quelle che sono i suoni sordi, epilettici, vendicativi di una band che non conosce il significato del termine limite. In canzoni come ‘Aura On An Asylum Wall’ e ‘On Limpid Form’ troverete noise, jazz, post rock, avanguardia spinta oltre ogni limite, parti acustiche e stacchi di straziante emotività. Glaciali dalla prima all’ultima nota e tuttora legati a strutture compositive che superano i dieci minuti di durata, i Kayo Dot vi sedurranno con l’isterica e psichedelica chitarra di Driver e la viola di Mia Mastumiya (‘Gemini Becoming The Tripod’). Raffiche di emozioni struggenti che vi apriranno a poco a poco la mente. Nuove spirali e molteplici visioni che vi faranno ascoltare questo album ogni volta in un modo diverso.
+ domenica, febbraio 05, 2006 +
In Flames
Come Clarity
‘Come Clarity’ vorrebbe essere la risposta della band svedese a tutte le perplessita’ generate con ‘Reroute To Remain’ e ‘Soundtrack To Your Escape’. Un’evoluzione che ha portato all’affermazione di un suono sempre più moderno in bilico tra un passato che non morira’ mai e tentazioni melodiche non più trascurabili. Alleggeriti del peso della svolta gli In Flames hanno dato vita a tutte le loro risorse per pubblicare un disco il più possibile orientato verso i trend che vanno per la maggiore. Peccato che i dubbi di cui sopra non siano affatto svaniti impregnando al contrario diversi momenti dell’album che lasciano quanto meno interdetti. Dopo l’ottimo inizio di ‘Take This Life’ e ‘Leeches’, con Anders Friden eccellente nello spaziare tra growl e parti pulite, incappiamo in alcuni tonfi sonori che anche il più intransigente dei critici faticherebbe a ricondurre al passato del gruppo di ‘The Jester Race’. ‘Dead End’ si affida a puerili stacchi nu metal esposti all’indicibile vergogna da un’anonima voce femminile (appartenente a una certa Lisa Miskovsky). ‘Scream’ è invece un vacuo e deprecabile tentativo di salire sul carrozzone metalcore. ‘Crawl Through Knives’ e ‘Our Infinite Struggle’ recuperano terreno verso la fine ma la sensazione di una band incapace di trovare la sua effettiva dimensione non abbandona mai l'ascolto di questo disco.
+ sabato, febbraio 04, 2006 +
Sigh
Gallows Gallery
Chi considerava i giapponesi Sigh dei meri cloni di band come Solefald e Arcturus dovrà ricredersi. 'Gallows Gallery' è un album esaltante per un gruppo che negli ultimi anni ha saputo crearsi una credibilità underground sempre più forte. Nove canzoni più il remix di 'The Tranquilizer Song' a cura di Dave Harrow che ardono a fuoco lento le influenze più disparate. Parti atmosferiche, stacchi jazz, folk, psichedelia, un grandissimo uso di organo e chitarre devastanti. Il tutto condito con un' epicità devota al power metal e riferimenti alle band succitate e alla totalità di una scena di avanguardia nordica in netta ripresa. 'Pale Monument', 'Confession To Be Buried' e la stessa 'The Tranquilizer' sono lo specchio dell'esasperata creatività di un gruppo che col passare del tempo è riuscito a condensare nella propria musica una moltitudine di elementi distinti tra loro senza mai perdere il filo del discorso e soprattutto senza mai cadere in ingenuità e cadute di tono facili da materializzarsi quando si tratta una varietà notevole di generi. Partecipano al disco membri di Dark Tranquillity, The Red Chord, Necrophagia e Meads Of Asphodel regalando a tutto l’album un respiro ancora più ampio e piacevoli dissonanze. Il principio della fine..
+ venerdì, febbraio 03, 2006 +
Neon
Boxed
Magistrale trait d'union tra l'elettronica tedesca e le influenze new wave provenienti da Londra i Neon hanno rappresentato un caso più unico che raro di progressione stilistica e capacità di anticipare i tempi. Cresciuti in Italia ma appartententi a circuiti e respiri mitteleuropei riuscirono a distinguersi per un suono di rottura tanto sperimentale e sui generis quanto seminale per tutto quello che sarebbe stato prodotto in seguito. La storica etichetta di Firenze Contempo pubblica così un box comprensivo di sette cd che fanno luce sull'intera carriera del gruppo guidato da Marcello Michelotti che non era mai stata pubblicata su digitale. In verità la testimonianza di cambiamenti culturali, sociali e artistici che descrivono alla perfezione lo stato d'animo che si viveva negli anni ottanta. Laddove Firenze sembrava solamente lo spettro del suo rinascimentale passato, i Neon schizzavano alti a ricordarci quanto fosse importante credere in qualcosa di diverso e non convenzionale. Per coloro che ricordano ancora le loro rarefatte figure come fosse ora e anche per chi ne ha sentito solamente l'eco distante perdersi negli anni sarà stupefacente riappropriarsi fotogramma dopo fotogramma di qualcosa che negli anni ci era sfuggito di mano, era scomparso senza far rumore. Come spesso accade ai grandi.
+ giovedì, febbraio 02, 2006 +
Manes
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Straordinario esempio di evoluzione stilistica ai confini tra elettronica e musica estrema i Manes pubblicano un piccolo gioiello oscuro superando il precedente ‘Visolophe’ con sette meraviglie spinte con veemenza verso territori avanguardistici di rara e arcana bellezza. I norvegesi, che comprendono membri di 3rd And The Mortal, Atrox e Chton, sembrano quasi beffarsi del loro passato quando non erano altro che l'ennesimo progetto dalle temibili tinte black come tanti altri. L'inizio è di quelli da brividi con la versione letteralmente stravolta di 'Cinder Alley' dei 16 Horsepower che introduce il primo dei tre remix di 'Terminus'. Voci lascive, stacchi ambiente, addirittura momenti di silenzio e pace prima che atmosfere immerse tra Aphex Twin e goticità plumbee riprendano le redini di una progressione sonora livida e irrequieta. 'Knife & Kleenex' cancella anche gli ultimi punti di riferimento e non resta che abbandonarsi all'opera di demolizione organica e spirituale di un gruppo finalmente capace di distinguersi per originalità e profondità espressiva. Un viatico, non certo facilmente accessibile, verso gli inferi nel tenativo di raccontare ai comuni mortali quello che fissa lo sguardo in un glaciale attonito istante poco prima dell'ultima discesa.