+ giovedì, luglio 09, 2009 +

Uli John Roth
Under A Dark Sky


Quanto meno ostico il percorso ripreso da Uli John Roth con 'Under A Dark Sky' ma classe del chitarrista tedesco è tanta da essere ancora capace di brillare in una notte come le altre di questo freddo autunno e fare luce quasi fosse giorno. Il presente disco è una continuazione dell'acclamato 'Sky Of Avalon' precursore del progetto 'symphonic legends' e pubblicato dodici anni fa in concomitanza con la tragica scomparsa della sua compagna Monika Danneman. L'opera a metà tra rock e classica vede l'ex Scorpions sperimentare con la sua Sky guitar a sei ottave e viene impreziosita dal talento di Mark Boals – celebre per le sue collaborazioni con Yngwie Malmsteen e i Royal Hunt - e da un'orchestra e un coro di oltre venti musicisti. 'Land Of Dawn' e i dodici movimenti della conclusiva 'Tanz In Die Dammerung' sicuramente i momenti più ambiziosi e riusciti dell'intero lavoro.

DIVINE | 09:10 | metal

+ mercoledì, luglio 08, 2009 +

UnSun
The End Of Life


A differenza dei Delain che suonano finti dall'inizio alla fine i polacchi UnSun meritano un ascolto e il supporto da parte vostra. Sempre di female gothic band si tratta anche se 'The End Of Life' tende a preferire i riff metal e parti di batteria più sostanziose rispetto a tanti colleghi del genere. Quello che sorprende è come il chitarrista Mauser abbia radicalmente spostato i suoi interessi dopo avere abbandonato i Vader vera icona del death più truce e senza compromessi. In ogni caso l'album si ascolta con piacere, ha qualche sbavatura di produzione che sarà sicuramente appianata in futuro ma nel complesso mostra buoni momenti e almeno tre-quattro tracce di sicuro valore. Tra queste 'Face The Truth' e 'Memories' i pezzi nei quali la voce di Aya si inserisce in maniera efficace in un telaio collaudato. In chiusura 'Indifference' svela leggere influenze elettroniche che potrebbero rappresentare un ponte iniziato a costruire verso il futuro.

DIVINE | 16:27 | metal, gothic

+ martedì, luglio 07, 2009 +

Denied
When The Slate Becomes Diamonds

Mentre scrivo queste righe immagino i ragazzi di questa band attenti a sistemare con cura i dischi con cui sono cresciuti. Il problema è che una volta imparata la lezione dei vari Iron Maiden, Helloween e Gamma Ray bisognerebbe cercare di andare oltre e sviluppare un suono dai connotati personali. L'esordio dei messinesi sarebbe dignitoso se non venisse affossato dalla totale mancanza di originalità e da una produzione insufficiente che invece di dare corpo alle canzoni ne svela i vuoti tecnici. La title track e 'The Waste Remains And Kills' i due pezzi nei quali la pesantezza derivata da soluzioni sentite e risentite si avverte un po' meno. Con un budget superiore a disposizione e una bagaglio di esperienza live sostanzioso i Denied potrebbero catturare l'attenzione dei fanatici del genere e interessare alcune label specializzate ma attualmente 'When The Slate Becomes Diamonds' non va oltre la mediocrità.

DIVINE | 19:34 | metal

+ domenica, luglio 05, 2009 +

Elysian Blaze
Beneath Silent Faces


Una Osmose in vena di ristampe pubblica nuovamente 'Beneath Silent Faces' uscito in precedenza per Asphyxiate Recordings. La creatura malsana di Mutatiis propone un funeral black doom incline alla depressione nel quale i più di voi si ritroveranno per vicinanza di sensazioni che per l'effettivo valore della musica. Elysian Blaze è comunque progetto degno di rispetto e considerazione che ricorda vagamente l'opera di Xasthur e avrebbe forse bisogno di una migliore produzione per valorizzare alcuni elementi soffocati e inseriti con eccessiva leggerezza. Un esempio sono le voci, lamenti estranianti provenienti da chissà dove, che si amalgamano con efficacia al tessuto sonoro di questi quaranta minuti di musica ma non incidono mai come dovrebbero ritagliandosi uno spazio pari a quello dei vari strumenti. Molto più interessanti invece i passaggi di piano e certi intermezzi ambient che potrebbero rappresentare il futuro di questa one man band oscura.

DIVINE | 10:26 | metal

+ giovedì, giugno 18, 2009 +

Kreator
Hordes Of Chaos


Saranno anche vecchi. Passati di moda. Brutti e rozzi. Qualcuno potrebbe pure dubitare sulla necessità di un altro lavoro in studio dei Kreator a quasi venticinque anni da 'Endless Pain' il disco che li ha lanciati nel mercato discografico con canzoni come 'Tormentor' e 'Bonebreaker'. Di fronte però a dischi di questo livello tecnico, con canzoni che consumano adrenalina come ai bei tempi e soprattutto suonano ancora compatte e originali non si può rimanere indifferenti. 'Hordes Of Chaos' non è un buon album dei Kreator. 'Hordes Of Chaos' non è il classico album nostalgico con l'obiettivo di alimentare ancora una volta la passione degli amanti del thrash tedesco e svuotare il loro portafoglio. 'Hordes Of Chaos' è un fottuto grandissimo album. Non suona finto o maledettamente forzato. Suona thrash dalla prima all'ultima nota, grezzo, live e diretto. Evidente la scelta di Mille Petrozza di distinguersi dalle produzioni moderne ultracariche di suoni ed effetti privilegiando l'istinto e la rapidità di esecuzione. In questo i Kreator rimangono tra i primi al mondo e canzoni come 'Warcurse' e 'Radical Resistance' possono benissimo stare al passo dei classici della band di Essen. Il pezzo che vi farà però trasecolare è senza dubbio la conclusiva 'Demon Prince'. Roba da riguardarsi il documentario 'Get Thrashed' tutte le sere e finire col tratteggiare a penna le copertine dei dischi preferiti come facevo da ragazzino. Non sono cambiato molto.

DIVINE | 19:11 | metal

+ martedì, giugno 16, 2009 +

Subway To Sally
Kreuzfeuer


Il successo di 'Bastard' ha evidentemente convinto i Subway To Sally di essere sulla strada giusta e per entrare di nuovo nella top ten tedesca e godere dello stesso supporto mediatico si è pensato di ripetere le linee programmatiche seguite due anni fa. Niente di male per carità ma qualche cambiamento in più non avrebbe guastato. Anche stavolta la produzione di Fabio Trentini ha incentrato i suoi sforzi soprattutto sull'alternanza delle voci di Bodenski e Simon appiattendo leggermente le parti ritmiche che suonano meno potenti che in passato. Una certa aggressività di base rimane comunque presente e il disco scorre con buona pace di tutti toccando i suoi apici con 'Judaskuss' e 'Einsam'. La prima si basa su un testo molto incisivo e un arrangiamento in bilico tra sonorità orientali e retaggi medievali. La seconda nelle sudicie mani dei Rammstein potrebbe diventare un'arma di distruzione di massa. Quanto basta per non perdere una posizione di privilegio raggiunta con fatica.

DIVINE | 15:52 | metal

+ domenica, giugno 14, 2009 +

Insurrection
Prologue


Segnatevi il nome di questa band e consumate queste sette canzoni d'esordio. Il consiglio è rivolto a tutti coloro che amano il death metal più puro ma non solamente. Perchè se è vero che 'Prologue' è un tributo al genere appena descritto nelle sue trame è possibile riscontrare numerosi elementi tecnici che potrebbero interessare anche meno avvezzi a certi ascolti. Il gruppo proviene dal Canada e nell'iniziale 'Festin D'Entrailles' si percepisce una eco dei conterranei Kataklysm ai quali rimaniamo profondamente legati per le origini italiane di Maurizio Iacono. In seguito i brani scorrono sempre più personali e intriganti con una grande attenzione alle parti di batteria e ottimi suoni se consideriamo che l'album è autoprodotto. 'Méphisto' e la cinica 'Prologue To Our Demise' sono altri due pezzi che meritano di essere ascoltati e riascoltati. Nel frattempo la luce attorno svanirà e se anche vi sentirete soli con le vostre angosce saprete di avere trovato un altro gruppo su cui puntare senza riserve.

DIVINE | 11:01 | metal

+ sabato, giugno 13, 2009 +

Ministry
Adios... Puta Madre


Una volta conclusa la trilogia su George Bush i Ministry hanno messo la parola fine alla propria carriera con un farewell tour illuminato da una formazione spaventosa agli ordini di Al Jourgensen. Insieme all'anima oscura della band sono infatti saliti sul palco Tommy Victor (Prong), Burton C. Bell (Fear Factory, Ascension Of The Watchers), Tony Campos (Static-X), Aaron Rossi (Prong), Sin Quirin (Revolting Cocks) e John Bechdel (Prong, Ascension Of The Watchers, False Icons) che avevano contribuito alla realizzazione dello straordinario 'The Last Sucker' e che si sono ritrovati per una serie di concerti incredibili catturati da questo live album contenente tracce appartenenti agli ultimi tre lavori in studio. Se 'Let's Go' e 'Watch Yourself' rappresentano un inizio stratosferico che molti di voi accompagneranno con un glaciale ghigno sulla propria faccia a conferma del potere persuasivo che le trame industriali dei Ministry hanno sempre posseduto 'The Dick Song' o 'Rio Grande Blood' scatenano il putiferio prima del delirante finale condensando in pochi minuti metal, punk, abrasioni elettroniche e attitudine anarchica. 'Lieslieslies' e 'Khyber Pass' salutano per l'ultima volta e noi rispondiamo commossi.

DIVINE | 23:46 | elettronica, metal

+ mercoledì, giugno 10, 2009 +

Wardruna
Gap Var Ginnunga


Cullavo da tempo questo segreto come qualcosa di prezioso e allo stesso tempo talmente oscuro da non potere rivelare. Adesso che posso farlo è con orgoglio e nessuna timidezza che vi annuncio il presente come uno dei dischi più belli in assoluto usciti dalla fredde terre norvegesi da me da poco visitate. Dietro a questo avvincente progetto troviamo l'ex batterista dei Gorgoroth Einar 'Kvitrafn' Selvik che si è preoccupato di curare questo debutto nei minimi dettagli senza curarsi del tempo impiegato o di alcuna costrizione creativa. Al contrario 'Gap Var Ginnunga' è solamente il primo episodio di una trilogia intitolata 'Runaljod' che porterà presto alla luce il suo seguito. Il risultato è un viaggio tra musica tradizionale e black metal atmosferico con singulti ritmici che derivano da tamburi lontani, inserti elettronici, chitarre acustiche e violino hardanger. A partire dalla cupa 'Ár Var Alda' vi scoprirete attorniati dalle voci di Lindy Fay Hella e Gaahl mente dei Gorgoroth di recente protagonista del documentario 'True Norwegian Black Metal'. La prima lasciva e sognante, la seconda di diretta provenienza dalle tenebre. Come ululati in un bosco. La foresta però non rimane inerme di fronte a tale suono. Si chiude, si stringe attorno all'ascoltatore. Lo violenta e lo rapisce mentre una leggera pioggia runica inumidisce i contorni di questo disegno magico. In 'Hagall' e 'Kauna' vi assicuro vi perderete e non saprete più riconoscere la strada del ritorno. Finalmente '( )' dei Sigur Ros conosce il lato oscuro del male e il paganesimo ha un disco da potere idolatrare senza limiti.

DIVINE | 16:42 | metal

+ domenica, giugno 07, 2009 +

One Step Beyond
Beyond Good And Evil


Tra il male e il bene ci sono un'infinità di particolari da non trascurare e tanta esperienza da accumulare. E' davvero enorme il salto qualitativo effettuato dagli One Step Beyond con questo secondo lavoro in studio dopo 'Life Imitates Art' che era in tutta sincerità poco più che un demo registrato alla meglio. Adesso gli australiani hanno un loro suono, definito, puntuale e aggressivo. Per definirlo ho pensato di fare riferimento a quello che passava nella mente a Larry Lalonde quando chiuse l'esperienza con i Possessed per entrare nei Blind Illusion di Les Claypool che si sarebbero evoluti in seguito nei Primus ovvero una folle mistura tra death, thrash e groove psicotici che abusano della tecnica individuale dei musicisti in questione senza snaturarla o ammorbare il contesto generale. Il risultato è un disco che a lungo andare diventa difficile da seguire ma ha dei picchi di assoluta genialità che una volta convogliati di una modalità espressiva più snella e dinamica potrebbero davvero trasformare gli One Step Beyond in una realtà estrema da mille e una notte. 'Birth Of Disease' e 'Black Light Blue' sono i due pezzi che probabilmente presentano al meglio questo combo di folli rabbiosi appassionati di death metal e di tutte le sue sfumature più allucinanti. Date loro credito e non rimarrete delusi.

DIVINE | 14:09 | metal

+ giovedì, giugno 04, 2009 +

Eisenherz
Eisenherz


Fare il verso ai Rammstein dieci anni fa probabilmente non sarebbe poi stato così facile. Adesso decisamente si e gli Eisenherz lo fanno benissimo. Sfacciati fino al midollo i tedeschi condiscono il loro gothic metal con la suddetta influenza fregandosene dei termini originalità e creatività e pensando solamente al risultato immediato. Risultato che non tradisce le attese e si fa ascoltare pur con tutte le considerazioni di cui sopra (tra tutte spicca 'Still Meinen Durst'). Il disco piacerà a coloro che non possono fare a meno di certa musica e verrà etichettato come trascurabile dai più. L'eco medievale di 'Fliegt Mit Mir' si fa preferire sicuramente alle scontate ' Engels Der Nacht' e 'Schweig' mentre ' Traeum Schoen Kleines Kind' è davvero troppo ruffiana. In definitiva se le radio trasmetteranno 'Liebestanz' potremmo sentire parlare ancora degli Eisenherz. Altrimenti ce ne faremo una ragione..

DIVINE | 20:19 | elettronica, metal

+ mercoledì, giugno 03, 2009 +

Samael
Above


Commovente ritorno per i Samael che a due anni di distanza dallo sperimentale 'Solar Soul' pubblicano un album collocabile nell'immaginario tra 'Ceremony Of Opposites' e lo straordinario 'Passage'. Questo riappropriarsi delle proprie origini nasce dal desiderio di un sentimento arcaico e quello che era all'inizio nato come un progetto parallelo si è trasformato nel nuovo capitolo di una carriera esaltante. L'elettronica sempre più pressante di 'Era One' è adesso asservita a carburante per fare esplodere in maniera inaudita le ritmiche simil black metal degli svizzeri. 'Above' viene introdotto da una traccia che da sola basterebbe a seppellirci di note furiose e agonia lirica. 'Under One Flag' risplende infatti della catarsi introspettiva di un Vorph capace di riabbracciare con intatta violenza il growl degli esordi ma soprattutto propone una serie di stacchi strumentali da strapparsi la pelle di dosso. Seguono il lato oscuro del male e l'insana speranza che si può eventualmente cercare nella reincarnazione. 'Black Hole' e 'Illumination' richiamano i passaggi migliori di 'Eternal' ma con uno sguardo ossidato agli anni precedenti laddove i Samael dovevano ancora scrivere la storia. 'In There' e 'Dark Side' rifiutano infine qualunque catalogazione mostrando come un gruppo che avrebbe potuto continuare a pubblicare lo stesso disco all'infinito dopo tanti anni abbia ancora l'urgenza di anteporre una nota ferale all'altra alla ricerca del suono più malefico e disarmante possibile. Un inchino.

DIVINE | 16:37 | metal

+ lunedì, giugno 01, 2009 +

Success Will Write Apocalypse Across The Sky
The Grand Partition And The Abrogation Of Idolatry


Sicuramente questi ragazzi della Florida non amano gli orpelli o i giri di parole visto che tutte le tracce partono direttamente con stacchi in doppia cassa e il growl assassino di John Collett. 'The Grand Partition And The Abrogation Of Idolatry' dispone un assalto grind-death calcolato e ferale capace di muoversi abilmente nei meandri della classicità ma anche di sperimentare soluzioni astruse e dissonanti a dimostrazione che anche la Nuclear Blast sta cercando nuovi sbocchi all'agonia stilistica in cui è precipitato il metalcore moderno. In poco più di mezzora la band sfodera tutte le due doti mostrando eccessivi tecnicismi in pezzi quali 'Agenda' o 'Colossus' ma anche grande inventiva in tracce monumentali come '10,000 Sermons, One Solution' e 'The Tamagotchi Gesture' che guarda caso aprono e chiudono il lavoro. A tratti emergono pure visioni industriali che ancora hanno troppo poco peso per essere giudicate ma diamo tempo a questi innominabili americani di sviluppare le loro coordinate sonore e sono sicuro rimarremo soddisfatti.

DIVINE | 16:19 | metal, hardcore

+ domenica, maggio 31, 2009 +

Stuck Mojo
The Great Revival


Dopo il successo di 'Southern Bork Killers' che aveva sancito la riunione degli Stuck Mojo per volontà di Rich Ward, unico superstite dell'originaria formazione, ecco arrivare nei negozi sgarbato e efficace come sempre questo 'The Great Revival'. Il titolo non inganni perché per una volta i fans più fedeli alla linea potrebbero rimanere un po' delusi. Le nuove canzoni sono infatte decisamente più morbide e melodiche di quelle che hanno fatto la storia del gruppo della Georgia ed è solo il loro dinamismo a renderle competitive. Senza aspettarsi niente di avvicinabile a 'Rising' o 'Pigwalk' immagino che ugualmente tanto sarà sufficiente a chi ama il crossover tra stili e il tipico riffin' di Ward per godersi pezzi come 'The Flood' e 'The Fear'. Curiosa la cover del classico 'Country Road' che spezza l'andamento del disco prima di un paio di pezzi sul finale eccessivamente commerciali. In definitiva gli Stuck Mojo le provano tutte per ottenere nuova attenzione e considerata la loro carriera e la preparazione tecnica dei musicisti in questione un'altra opportunità è giusto concederla.

DIVINE | 16:41 | metal, crossover

+ venerdì, maggio 29, 2009 +

Last Warning
Throughout Time


Sono passati otto lunghi anni da 'Under A Spell' secondo lavoro in studio con cui i Last Warning avevano sperimentato l'unione tra prog metal e musica lirica avvalendosi delle prestazioni del soprano Isabella Comand. Da allora la formazione ha subito un cambiamento considerevole con l'ingresso del nuovo cantante Fabio Del Sol e di Ivan Moni Bidin dietro le pelli. A non cambiare affatto è invece il contenuto stilistico che anche in 'Throughout Time' è riconducibile ai dischi dei Dream Theater con Kevin Moore. Una volta superate le alquanto derivative 'Madness' e 'Secret' la difficoltà più grande sarà quella di mantenere alto il livello di attenzione considerato il fatto che la maggior parte dei complessi intrecci strumentali presenti lascia a desiderare. Sembra infatti di trovarsi di fronte a un gruppo immobile sul lato artistico e incapace di dare una svolta creativa alla propria proposta. Un po' di coraggio in più insomma non mancherebbe visto che la spina dorsale della band è sui quarant'anni e l'esperienza certo non difetta. Poco convincente anche 'In The Flood' che vede la partecipazione di Laura Ivan e della chitarra flamenco di Carmelo Rejes.

DIVINE | 16:22 | metal

+ giovedì, maggio 28, 2009 +

Jacob's Dream
Dominion Of Darkness


Brutto momento per i Jacob's Dream che dopo avere perduto il contratto con Metal Blade non sembrano in grado di rialzarsi. 'Dominion Of Darkness' è un album che paga ancora l'incoerenza di 'Dram Of The Ages' e vuole riproporre con forza le qualità degli americani in vista di un possibile nuovo deal. Purtroppo i tredici pezzi presenti confermano quelle che sono sempre state le critiche espresse nei loro confronti e l'apporto del nuovo cantante Chaz Bond non sembra essere sufficiente per cambiare il corso degli eventi. Le chitarre di Jon Noble e John Berry sono sempre devote agli anni d'oro di Queensryche e Iron Maiden pur amando inserire nel contesto strumentale elementi power metal. 'Curse Of Antikythera' e 'Dissolution Of Purity' i pezzi migliori di un album che ci auguriamo permetta ai Jacob's Dream di trovare il massimo supporto per la loro proposta musicale.

DIVINE | 19:21 | metal

+ mercoledì, maggio 27, 2009 +

Cold Cold Ground
Blue Light Circus


Hauptmann D, Nooz, Mr. Bunny e Monsieur Beau. Questi i protagonisti di 'Blue Light Circus' promozionale autoprodotto che vuole anticipare il debutto su lunga distanza per i folli finlandesi atteso nei prossimi mesi. Non vi fate però ingannare dai buffi nomi o dall'immagine deviata dei Cold Cold Ground perché nella loro musica potreste trovare tante affinità con quello che più vi piace. La band desidera logicamente tenersi aperte più porte possibili e di conseguenza il suo industrial non è ancora troppo aggressivo ma in brani come 'Pseudo Life' e la title track le potenzialità ci sono eccome e con una buona produzione il risultato potrebbe essere considerevole. E' ancora presto per prendere una posizione definitiva o comunque compromettente e quindi attendiamo con fiducia quello che ci regalerà il futuro.

DIVINE | 16:05 | elettronica, metal

+ martedì, maggio 19, 2009 +

Ars Diavoli
Pro Nihilo Esse


Arriva dal Portogallo il debutto di questa creatura maligna che prende corpo, forza e idee dalla putrida mente di Vilkacis. I sei pezzi che costituiscono 'Pro Nihilo Esse' sono un viaggio nella più cupa paranoia attraverso passaggi di estrema solitudine black metal e ricerche atmosferiche che vanno a scavare nella tradizione anti-cristiana lusitana. Riff ripetuti fino all'ossessione fanno pensare ad un approccio compositivo di chi cerca nella musica una salvezza momentanea alle proprie forme di disagio ma qualunque sia il motivo scatenante le tracce di Ars Diavoli lasciano un segno indelebile nell'ascoltatore. Per quanto la qualità della proposta possa essere migliorata e prodotta con tecnologia migliore l'impatto che si ha col disco è devastante e una volta entrati nei meandri di 'Angústia Sufocante' o 'Vis Compulsiva' farete fatica a riconoscere la vostra materialità. Inutile cercare una via di uscita perché chi ha tratteggiato i contorni dell'incubo in questione non si è minimamente posto il problema di disegnarla.

DIVINE | 19:39 | metal

+ mercoledì, maggio 06, 2009 +

The Legion
A Bliss To Suffer


Sono le undici di sera e dopo una triste giornata come le altre mi appresto ad ascoltare il terzo lavoro in studio della legione guidata da Emil Dragutinovic per quattro anni batterista dei Marduk. Subito vengo rapito da un suono oscuro e pulito. Terribilmente pulito per essere proveniente dagli abissi del black metal. Col passare dei minuti inizio a comprendere il motivo di una produzione tanto curata e la sensazione di un'accentuata vena progressive diventa sempre più forte. 'A Toil Beneath The Skin' chiarisce poi ogni dubbio con tastiere cupe e stacchi quasi cinematografici che accompagnano il ferale canto di Lars Martinsson riportandomi alla mente il cinismo dei Legenda di Kimmo Luttinen. Segue 'Blood, Be Gone!' un pezzo che nel contesto generale quasi stona per la sua prevedibilità e ricorda da vicino gli austriaci Belphegor. Le chitarre di David Svartz e Rikard Kottelin continuano però a fare male e 'A Curse For The Dead' e 'The Luring Depths' costituiscono una parte centrale di disco nuovamente capace di regalare incubi a coloro che conoscono l'infame potere del black metal. 'A Bliss To Suffer' raggiunge infine l'ultimo apice con i quasi sette minuti di 'The Reaping Of Flesh And Blood' litania estrema che conferma come gli svedesi abbiano superato se stessi offrendoci quella che già da adesso è da considerarsi una delle release estreme dell'anno. Me ne andrò a letto. Con gli occhi ben aperti.

DIVINE | 16:13 | metal

+ lunedì, maggio 04, 2009 +

Chaos Among Nameless
Chaos Among Nameless


Oltre a mostrare una buona perizia tecnica il primo mini autoprodotto dei Chaos Among Nameless svela tutte le possibilità di un brutal death che pur amando suonare grezzo e monolitico non precipita mai nel baratro dell'ovvietà. Questo è importante considerato il fatto che parliamo di un gruppo che ha ancora poca esperienza alle spalle e tutto da guadagnare esibendo idee non dico innovative ma senza dubbio ricche di personalità. La recente riduzione della line up a cinque elementi ha probabilmente contribuito a rendere più compatto il suono dei bolognesi che si aggrappa alle parti vocali di Ficio per non disperdersi e risulta più che competitivo in tracce quali 'Gardener's Love' e 'Despondency In Outrage'. L'eco di Dillinger Escape Plan e Meshuggah in certi frammenti del mini aumenta la curiosità su quelle che saranno le scelte artistiche in un futuro che ci auguriamo sia più prossimo possibile.

DIVINE | 16:42 | metal

+ domenica, maggio 03, 2009 +

Soulfly
Conquer


Sulla strada che porta alla riunione effettiva dei Sepultura i Cavalera Conspiracy hanno sferrato un colpo che i Soulfly non hanno saputo assorbire in tutta la sua potenza. Come un pugile che fatica a rialzarsi hanno dato alle stampe un album che non si discosta molto dal precedente 'Dark Ages' con pregi e difetti simili ma soprattutto quell'alone malinconico che sono certo verrà presto tramutato in parole di conciliazione. La sudditanza di Cavalera per l'hardcore vecchio stampo di gruppi come i Discharge emerge fin dalle note iniziali ma in 'Blood Fire War Hate' ci sono troppe distorsioni da studio perché si possa venire veramente travolti. Molto meglio nelle successive 'Unleash' e 'Paranoia' anche se per trovare il primo vero gioiello dobbiamo attendere 'Rough' pezzo che sembra provenire dalle illuminate rovine di 'Roots'. 'Fall Of The Sycophants' e 'Doom' sono canzoni sentite e risentite ma che comunque hanno sempre la loro efficacia. Il talento di Marc Rizzo è poi sempre in evidenza e il suo sapere attendere il momento giusto per poi lanciare l'attacco a sorpresa e causare più danni possibili è senza dubbio una delle note liete dell'album. Il finale è contraddistinto dal tributo ai Black Sabbath 'Touching The Void' e l'ennesimo capitolo della saga 'Soulfly' che come al solito sfocia in commistioni tra metal grezzo e suoni tribali. In definitiva un album che non aggiunge e toglie niente alla carriera dei Soulfly e delude se confrontato al debutto del progetto dei due fratelli.

DIVINE | 06:34 | metal

+ sabato, maggio 02, 2009 +

Korn
Live At Montreaux


La pubblicazione di 'Live At Montreux' pare un primo tentativo di incontro tra i rimanenti Korn e i fuoriusciti Head e David Silveira Non è certo un caso che venga riproposta la straordinaria esibizione di quattro anni fa nella storica location svizzera con i due al loro posto e la pausa che sembra essersi preso il gruppo dopo la fine del tour di 'Untitled' potrebbe essere l'occasione di trovarsi ancora insieme e parlare. Quello che ci interessa al momento è un dvd scarno, privo di extra o effetti speciali particolari (che invece avevano caratterizzato in passato il mirabile 'Korn Live') ma tremendamente efficace dal punto di vista dell'impatto e del messaggio musicale che si vuole trasmettere. Il concerto riflette l'esigenza della band di riscoprire le radici metal coincisa con la release di 'Take A Look In The Mirror' e l'esecuzione di pezzi quali 'Here To Stay', 'Shoots And Ladders' e della cover di 'Another Brick In The Wall' dei Pink Floyd non può certo lasciare indifferente. Tutti insieme appassionatamente..

DIVINE | 10:58 | metal, crossover

+ sabato, aprile 25, 2009 +

Evergrey
Torn


Ho sempre avuto l'impressione che gli Evergrey fossero un gruppo realizzato per metà e col passare degli anni e delle pubblicazioni quest'idea si è rafforzata quanto più grandi sono stati gli sforzi di Tom Englund per spostare l'attenzione relativa alla sua creatura su scala mondiale. Il presente 'Torn' non riesce a farmi cambiare tale giudizio svolazzando ad alte quote ma anche precipitando spesso in profondi baratri laddove la produzione e la patina che avvolge l'album non sono in grado di rimediare a certe pecche compositive. L'ingresso dell'ex Stratovarius Jari Kainulainen non aggiunge molto allo stile assodato degli svedesi che trovano in 'Soaked' e 'Still Walk Alone' spazio e timing giusto per mostrare tutte le loro doti. In altri frangenti quali l'iniziale 'Broken Wings' e 'Fear' le tastiere finiscono per ammorbare un suono troppo fragile e discontinuo rischiando di annoiare. Nella conclusiva 'These Scars' tutte le influenze progressive sembrano congiungersi e poi esplodere in una serie di fuochi artificiali accompagnati da voce femminile che sembrano tendere la mano al futuro. Forse però dopo sette dischi il salto di qualità definitivo doveva essere già stato fatto.

DIVINE | 18:34 | metal, gothic

+ domenica, aprile 19, 2009 +

Sepultura
A-Lex


Come avevo preannunciato qualche mese fa il nuovo connubio tra i fratelli Cavalera culminato con la pubblicazione di 'Inflikted' ha largamente superato sia il nuovo album dei Soulfly che questo dei Sepultura. E' molto dura per me fare riferimento allo stesso nome che ha accompagnato dischi quali 'Arise' o 'Roots' considerata l'assenza della spina dorsale e spinta creativa del gruppo stesso. 'A-Lex' vede infatti l'ingresso di Jean Dolabella al posto di Igor e la solita sfuriata di riff e assoli tra hardcore e death da parte di un Andreas Kisser ormai allo stremo delle forze. Che queste soluzioni siano le più adatte alla voce di Derrick Green, non male per carità ma nemmeno a livelli eccelsi, nessuno lo mette in dubbio ma quando il giocattolo si rompe o non si riesce più a cambiare bisognerebbe dare un taglio. Detto questo 'A-Lex' è a mio parere il miglior disco dai tempi dell'abbandono di Max con un concept ispirato al libro 'Arancia Meccanica' in abbinamento a una produzione finalmente personale e non invasiva. Notevole l'impatto di 'Moloko Mesto' e 'Filthy Rot' subito all'inizio e interessante come sono state sviluppate 'Metamorphosis' e 'Conform' due tracce più sperimentali e attuali rispetto al materiale recente dei brasiliani. Convinti che non sarà sufficiente ad accontentare il seguito fedele ma a questo punto meno paziente della band attendiamo con ottimismo gli eventi che seguiranno.

DIVINE | 11:38 | metal

+ sabato, aprile 18, 2009 +

Burst
Lazarus Bird


In paesaggi distratti e caratterizzati da angoscianti contorni sono i voli pindarici più estremi quelli che riescono ancora a catalizzare l'attenzione del pubblico più attento. Nella ricerca sonora che ognuno di noi compie capita di incontrare gruppi difficili da comprendere anche da coloro che si atteggiano a esperti assoluti e vivono di ascolti frenetici o mutamenti repentini. Il trionfo dei Burst è il trionfo della Relapse Records, una label che non ama fossilizzarsi sulle sue uscite di rilievo ma puntare sempre e comunque su nuovi detriti sonori. Dopo avere minacciato il mondo con 'Origo' gli svedesi sono tornati con un disco capace di ribaltare qualunque concezione si possa avere sul metal estremo e noi avidi fruitori di creatività e genio in musica non abbiamo alcuna paura. L'origine è chiaramente quella dei Neurosis, il primo punto di arrivo lo sludge disomogeneo dei Mastodon, il sogno che si materializza all'orizzonte quello di una solare contaminazione progressive quale bieco riflesso di ascolti massicci dei dischi senza tempo dei Pink Floyd. Le coordinate del viaggio vengono tracciate a partire da 'I Hold Vertigo' mentre in simbiosi col pessimismo caustico tutto attorno la voce di Linus Jägerskog mostra una spaventosa evoluzione e doti sovrumane. Nelle rovine di 'Monumentum' e nella stravolta intimità di 'The Silver Rain' sono racchiuse le immense potenzialità di un gruppo a cui la parola limite fa quasi sorridere. Come già anticipato nello speciale che 'Lazarus Bird' compia il suo ferale compito. Noi non ci rassegneremo di certo..

DIVINE | 07:59 | metal

+ domenica, aprile 12, 2009 +

Saxon
Into The Labyrinth


Scoprirmi entusiasta per un disco dei Saxon a trent'anni esatti dal loro debutto discografico è qualcosa di sorprendente anche per me ma il valore del disco in questione è tale che non si può tacere. Non saranno di moda ma Biff Byford e soci possono vantarsi di avere ben poche macchie nella loro carriera e 'Into The Labyrinth' è forse il loro album migliore in questa decade. I primi sei pezzi costituiscono un inizio stellare con 'Battalions Of Steel' e 'Valley Of Kings' pronte a difendere l'epic metal di oggi come qualcosa di indubitabile e assolutamente ferreo e 'Live To Rock singolo di razza hard rock e chiaramente influenzato dagli AC/DC libero di portare ancora una volta alto nei cieli il nome degli inglesi. La granitica 'Demon Sweeney Todd' e la toccante 'Slow Lane Blues' svelano invece un Byford mai così vario a livello di parti vocali e un amore mai svanito per gli anni settanta e quello che hanno rappresentato. 'Protect Yourselves' mantiene elevato lo spessore nella seconda parte di un album che si chiude con una nuova versione di 'Coming Home' da 'Killing Ground'. Quanto basta per porgere ancora una volta i più sentiti ringraziamenti a un gruppo immortale e un nome tutelare per la musica heavy nel mondo.

DIVINE | 00:06 | metal

+ mercoledì, aprile 08, 2009 +

Annihilator
Metal


Quando ho sentito per la prima volta questo promo stavo lavorando e pensando a mille altre cose. Sono bastate poche note dell'iniziale 'Clown Parade' per distogliere immediatamente la mia attenzione da quello che scrivevo e trasportarmi nel nuovo universo degli Annihilator. Non potevo credere a quello che sentivo. Da quanto tempo non ascoltavamo Jeff Waters a questi livelli ? Ma soprattutto da quanti anni nonostante qualche release migliore delle altre rimpiangevamo i primi capolavori della thrash band canadese ? Chi vi parla ha letteralmente consumato a forza di ascolti un disco come 'Alice In Hell' e, forse ingenuo, ogni volta sperava che quel gruppo meraviglioso tornasse tra noi. Con questa premessa non voglio affermare che 'Metal' sia un masterpiece di indissolubile capacità creativa. Al contrario è un album totalmente slegato e nel quale ogni canzone recita un ruolo a parte. Questo non toglie però che raccolga almeno quattro-cinque picchi di ispirazione assoluta che rivendicavamo dai quei tempi indimenticabili e sempre vivi come ferite aperte. Jeff Waters ha tentato di fare qualcosa di diverso invece del solito album. Ha chiamato alla sua corte (con lui ancora Dave Padden e Mike Mangini) tutta una serie di colleghi stellari protagonisti della scena metal moderna e ha dato loro la possibilità di concedere un piccolo tributo a quella che può essere senza dubbio considerata una delle thrash band più influenti di sempre subito dopo gruppi immortali come Slayer, Metallica o Megadeth (chiamati a gran voce in 'Army Of One'). Il risultato non è sempre trascendente per carità ma più della metà del disco è da lacrime. In alcuni pezzi l'apporto degli ospiti è assolutamente strabordante. Mi riferisco a 'Downright Dominate' e 'Haunted' nelle quali Alexi Laiho (Children Of Bodom) e Jesper Strømblad (In Flames) decidono che è tempo di scrivere nuove pagine della storia del genere. Due pezzi che da soli potrebbero valere un disco o il futuro di una band di oggi. Jeff Loomis (Nevermore), Michael Amott (Arch Enemy) e William Adler (Lamb Of God) assecondano lo spirito di Jeff Waters offrendo la loro tecnica alla causa mentre è lo stesso chitarrista canadese a spingersi oltre e tentare di dare una facciata moderna alla sua musica in 'Smothered' che vede la presenza di Anders Bjørler (The Haunted) e 'Kicked' nella quale appare un tuttora imberbe Corey Beaulieu (Trivium). In tutto questo affascinante e grandioso manifesto metallico trova posto anche Danko Jones che si fa accompagnare da Angela Gossow per una spassosa 'Couple Suicide'. Avrà anche dei difetti quest'album ma non riesco a toglierlo dallo stereo. Fate un pò voi..

DIVINE | 04:11 | metal

+ domenica, aprile 05, 2009 +

Hackneyed
Death Prevails

Ascoltando 'Death Prevails' e constatandone la sostanza verrebbe da sorprendersi di come crescono velocemente le nuove leve del metal. Dopo il successo dei giovanissimi Trivium e la scommessa della Interscope sui Black Tide è la volta dei tedeschi Hacknedeyd. Non confonda la media di sedici anni perché tecnicamente i ragazzi hanno poco da invidiare ai colleghi più esperti di loro anche se è chiaro che negli arrangiamenti e in certe soluzioni spicca un po' di ingenuità. Il loro debutto è un chiaro tributo al death metal che regnava in Florida quando ancora erano impegnati nelle procedure per venire al mondo e canzoni quali 'Gut Candy' e 'Axe Splatter' hanno tutto per trascinare il pubblico in sede live. Quello che lascia straniti e si fatica a comprendere è come un disco con tanto potenzale sia stato prodotto in questo modo. Ascoltando i primi due brani ho quasi pensato che quella di dare alla release una veste minimale fosse una scelta precisa della band o di Roger Grüninger poi con il passare dei minuti errori, salti di volume e alcune scelte discutibili sulla batteria non possono che portare a un giudizio negativo su una produzione tra le più scarse di sempre. Proprio per questo mi sento di dare fiducia ai ragazzi che ritengo in grado di fare bene e mostare ai più scettici che si può spaccare il culo anche da adolescenti.

DIVINE | 23:17 | metal

+ martedì, marzo 31, 2009 +

Psycroptic
Ob(Servant)


Attenzione all'uso che fate con il presente disco perchè i danni potrebbero essere irreparabili. I truci Psycroptic non sono una delle tante deathcore band americane che farebbero paura solo ai frequentatori sedicenni dei social networks ma vengono dalla Tasmania e la Nuclear Blast li ha scovati dopo avere brillato in diversi tour estremi di supporto a Incantation, Hate Eternal, Kataklysm e Nile. Il quartetto guidato da Jason Peppiatt propone un brutal-death che definire colossale è poco e durante i nove brani che compongono il presente 'Ob(Servant)' non si preoccupa minimamente di sfondare più volte il muro del suono. La produzione dell'ex Machine Head Logan Mader tenta di mantenere al passo coi tempi l'incedere di questi pazzi furiosi ma è inutile dire che parliamo di un monolite difficile a spostarsi e con parti vocali destabilizzanti ma fedeli alle regole del genere. 'Slaves Of Nil', 'Horde In Devolution' e 'Blood Stained Lineage' vi spazzeranno via e voi potreste leggere questa sorta di minaccia come le abituali enunciazioni di un giornalista pedissequo volenteroso di spingere il suo nuovo gruppo preferito. Bene io vi ho avvisato.

DIVINE | 07:39 | metal

+ lunedì, marzo 30, 2009 +

October Falls
The Womb Of Primordial Nature


In tanti sono bravi ad alzare il volume o annerire tutto attorno ma solo in pochi sono in grado di descrivere l'incubo di vivere i nostri giorni. Uno di questi è certamente Mikko Lehto che dopo avere mostrato tutta la sua versatilità nel mini dello scorso anno torna nei negozi con 'The Womb Of Primordial Nature' quattro movimenti di lunga durata – tra i quali segnalo il secondo che toglie davvero il respiro - che celebrano i concetti di vita e morte facendo riferimento alla crudeltà della natura che ci circonda. Il declino del tempo, la superficialità dell'uomo, l'abuso perpetuato al bene comune sono alcuni degli argomenti toccati un contesto musicale che può essere racchiuso nei termini dark folk e metal. Con il supporto di Marko Tarvonen (Moonsoorw, Angel Blake) i finlandesi volano sempre più in alto, raggiungono vette insperate e poi si perdono alla ricerca dell'ignoto. Starà a voi decidere se seguirli. Nel caso il viaggio potrebbe essere davvero molto interessante.

DIVINE | 04:52 | metal

+ domenica, marzo 29, 2009 +

Phazm
Cornerstone Of The Macabre


Con il loro terzo lavoro in studio i Phazm compiono il salto di qualità e chiariscono in modo definitivo le intenzioni già anticipate con 'Antebellum Death 'n' Roll'. 'Cornerstone Of The Macabre' è un disco che nel quale le primordiali influenze death e doom vengono deturpate a proprio piacimento dai francesi che contestualizzano in maniera divertente ma allo stesso tempo tecnicamente intaccabile riferimenti southern e hard rock. Il risultato è un album folle e di grande impatto che sa scavare nel fango – vedi la sorprendente cover di 'Damage Inc.' dei Metallica – ma anche divenire dinamico e attuale. Per quanto mi riguarda li preferisco nella veste più cupa e sinistra ('Damnation' e 'Welcome To My Funeral') che in quella più sfacciata e ironica ('The Worm On The Hook' e 'Mucho Mojo') ma non c'è dubbio che l'attitudine di Pierrick Valence (Scarve, Aggressor) e soci è quella giusta. Con una produzione migliore potrebbero ambire a ottimi risultati.

DIVINE | 10:50 | metal

+ sabato, marzo 28, 2009 +

Alesana
Where Myth Fades To Legend


Le prime note di 'Where Myth Fades To Legend' la dicono lunga sulla volontà degli Alesana di non vendersi minimamente e se possibile mostrare un lato ancora più epico. Questo non significa che le parti vocali di Shawn Milke non siano sfacciatamente melodiche come in passato ma l'impatto ritmico del gruppo, che dopo il successo di 'On Frail Wings Of Vanity And Wax' molti critici avrebbero giurato si sciogliesse come neve al sole, appare invece solido e funzionale alla causa. Il continuo incontrarsi-scontrarsi tra parti gutturali e emocore contribuisce alla varietà delle tredici canzoni splendidamente prodotte da Steve Evetts (Sepultura, Still Remains) ma è lo stesso approccio della band del North Carolina ad avere abbracciato direzioni molteplici. Dopo l'impressionante apertura di 'This Is Usually The Part Where People Scream' ci pensano 'Seduction' e 'A Most Profound Quiet' a svelare il lato più maturo di un gruppo incline al peccato ma anche fedele alle regole dell'hardcore. 'Endings Without Stories' il pezzo per chi ancora rimpiange gli Avenged Sevenfold che furono mentre la successiva 'As You Wish' introdotta da uno struggente arpeggio trova il modo di versare miele sul finale del disco. Deludenti a mio parere solo 'Goodbye, Goodnight, For Good' e 'And They Call This Tragedy' troppo banali per essere paragonate al resto del materiale. Per il resto terzo lavoro in studio ottimo e band in grado di spiccare il volo.

DIVINE | 02:34 | metal, hardcore

+ giovedì, marzo 26, 2009 +

Fury 'n' Grace
Tales Of The Grotesque And The Arabesque


Nonostante i Fury 'n' Grace siano nati tredici anni fa solo adesso viene pubblicato il loro debutto. E' grazie all'interesse della Dragonheart Records che scopriamo questo gruppo finora menzionato esclusivamente a causa degli Edge Of Forever nati – curioso certe volte il destino – come progetto parallelo. 'Tales Of The Grotesque And The Arabesque' è un disco che evidenzia da subito elaborate trame compositive e influenze death e doom che intaccano a poco a poco una solida base prog metal. Immaginate quindi un gruppo capace di assimilare in un contesto fortemente avantgarde le influenze di Emerson Lake & Palmer, King Crimson, Black Sabbath ma anche Carcass. Completano la proposta stralci di sperimentazione sonora e virtuosismi neoclassici a dimostrazione di come tutto sia stato curato nei minimi particolari per questa release. A livello lirico è chiaro come Edgar Allan Poe e le sue storie in bilico tra grottesco e horror abbiano avuto un peso importante. Non vi resta altro che calarvi in queste atmosfere notturne e dare una possibilità a dei musicisti che meritano di essere ascoltati.

DIVINE | 11:56 | metal

+ lunedì, marzo 23, 2009 +

Equilibrium
Sagas


Assolutamente da non sottovalutare questo secondo lavoro in studio degli Equilibrium gruppo ispirato al viking style che in questi anni ha sviluppato una personale commistione tra pagan, folk e black metal. Mentre 'Turis Fratyr' mostrava ancora una certa ingenuità compositiva in 'Sagas' tutto fila liscio dal primo all'ultimo minuto con una produzione molto pulita che mette in risalto le doti tecniche dei tedeschi. In questo senso la Nuclear Blast si conferma etichetta lungimirante, capace di investire su artisti di valore in generi non ancora caratterizzati da un riscontro economico esagerato e di promuovere al meglio la loro proposta. Come nel caso degli Eluveitie il supporto è infatti massimo e i risultati si vedono subito. Rispetto agli svizzeri la proposta degli Equilibrium appare più spostata su coordinate power con canzoni quali 'Blut Im Auge', 'Unbesiegt' e 'Heiderauche' abili nello sferrare l'attacco senza perdere di vista l'aspetto melodico. Con il passare dei minuti il lato più sinfonico della band emerge fornendo un ottimo contraltare con le parti in scream chiaramente influenzate dai Children Of Bodom. Il disco vede anche la collaborazione di Ulrich Herkenhoff, uno dei più famosi suonatori di cornamusa al mondo, apparso anche nella colonna sonora di 'Il Ritorno del Re', e della violinista Agnes Malich della Philharmonic Orchestra di Augsburg.

DIVINE | 13:55 | metal

+ giovedì, marzo 19, 2009 +

Axxis
Doom Of Destiny


E' chiaro l'intento di Bernhard Weiß di dare agli Axxis connotati lirici più importanti in parallelo al progetto Prometheus Brain Project che lo vede come protagonista. 'Doom Of Destiny' è quindi un album con messaggi più forti e diretti, atmosfere ariose e marcate influenze anni ottanta. Non mancano i riferimenti sia al versante europeo che a quello americano laddove le ritmiche si fanno più pressanti e le voci corrosive mentre Lakonia impreziosisce i cori e duetta con Weiß ('Better Fate'). 'Bloodangel' e 'I Hear You Cry' sono fatalmente di derivazione Gamma Ray ma hanno il pregio di irrobustire il contorno nel quale si erge il pezzo più bello del disco, 'The Fire Still Burns', una ballata vecchio stile che non sfigurerà tra i più vividi ricordi della vostra adolescenza power metal. Da questo momento in poi l'album accusa un calo abbastanza evidente senza mai farsi dispiacere troppo. Inutile pretendere altro dagli Axxis. Nel bene e nel male sono una garanzia.

DIVINE | 23:52 | metal

+ lunedì, marzo 16, 2009 +

Too Pure To Die
Confidence & Consequence


Disco quadrato e non semplicissimo da digerire questo dei Too Pure To Die che si sforzano poco di variare una proposta consolidata. Le tentazioni metalliche della band dello Iowa sembrano infatti più programmate a tavolino che altro con il chiaro interesse di avere possibilità di sbocco anche tra i numerosi appassionati di Slipknot, Hatebreed e Himsa. 'Confidence & Consequence' è il risultato di cinque anni di attività finalmente contraddistinti da un contratto discografico importante. Una volta condiviso il valore del materiale presente la Trustkill ha infatti spedito nuovamente la band in studio per registrare da capo le canzoni e apportare qualche modifica necessaria. Le parti vocali di Paul Zurlo hanno quindi assunto un peso decisivo nell'economia del suono dei Too Pure To Die che adesso sono attesi a due conferme importanti. La prima dal vivo e la seconda che corrisponda a una varietà maggiore a livello compositivo. Il rischio altrimenti è quello di rimanere catalogati a vita tra le tante band hardcore di media qualità di oggi. 'It Won't Hurt' e 'Reflections' i pezzi dai quali partire per un'operazione di rinnovamento e progresso che le qualità tecniche dei componenti potrebbero supportare senza troppe difficoltà.

DIVINE | 14:45 | metal, hardcore

+ domenica, marzo 15, 2009 +

Shadows Fall
Threads Of Life


La copertina di 'Threads Of Live' chiarisce senza ombra di dubbio come la scelta degli Shadows Fall sia di totale intransigenza. A dispetto di gruppi come Lamb Of God o Killswitch Engage che hanno tentato di evolvere la propria proposta verso coordinate più commerciali e appetibili ad un pubblico più vasto Brian Fair e soci non hanno sentito ragione ed hanno proseguito per la loro strada continuando a ricevere numerosi consensi. Chi riteneva che il contratto major avrebbe cambiato qualcosa ha avuto torto anche stavolta. Personalmente mi sono stancato da tempo di ascoltare dischi del genere e purtroppo la valanga di uscite di questo tipo non fa altro che attutire l'impatto dei primi della classe. Gli Shadows Fall appartengono certamente a questa categoria ed il loro apporto tecnico negli anni si è fatto addirittura imbarazzante per talento, capacità esecutiva e precisione chirurgica. Sopratutto Jason Bittner, Jonathan Donais e Matt Bachand sono ormai a livelli talmente alti che la stessa struttura delle loro composizioni viene svilita da tale impatto strumentale e sembra quasi spezzettarsi in tante piccole porzioni che magicamente tornano a far parte del contesto generale. Rispetto ai due dischi precedenti 'Threads Of Life' appare per questo meno organico e monolitico ma nasconde tra i suoi solchi almeno tre pezzi disumani che faranno felici i seguaci della band del Massachusetts. Sto parlando di ‘Redemption’, ‘Dread Uprising’ e 'Another Hero Lost. Le prime due bevono sangue costituendo un assalto furioso in totale thrash-devotion. La terza è invece una splendida ballad che mi ha ricordato quelle che Jeff Waters amava inserire nei primi dischi degli Annihilator dimostrando grande gusto melodico e rilassando un attimo l'atmosfera prima della nuova apocalisse sonora. Per capire come venga ‘vissuta’ la melodia da parte degli Shadows Fall consiglio invece di ascoltare i sei minuti di ‘Final Call’. Niente di nuovo sul fronte metalcore quindi ma la conferma che il gruppo viaggia costantemente su livelli superiori.

DIVINE | 11:14 | metal

+ sabato, marzo 14, 2009 +

This Is Hell
Misfortunes


Disco monumentale questo 'Misfortunes' dei This Is Hell che confermano tutte le parole buone spese sul loro conto focalizzando al massimo la loro intransigenza sonora e correndando una proposta imponente con una produzione finalmente in grado di fare la differenza. A questi livelli suoni, linee vocali e mixaggio possono davvero cambiare le sorti di un disco e per le quattordici canzoni in questione la Trustkill e la band hanno fatto le cose in grande. 'Reckless' e 'Infected' ci introducono nella fitta coltre di passaggi ritmici quadrati e senza alcuna pietà che vengono letteralmente 'scansati', sfiorati impercettibilmente dalle intrusioni della voce di Travis Reilly. Il lavoro dietro le pelli di Dan Bourke e una selezione di riff dall'efficacia mostruosa dimostrano come il gruppo abbia risentito in modo enormemente positivo dei mesi passati in tour con colleghi del calibro di Comeback Kid e Glassjaw. 'Disciples', 'Realization, Remorse' e 'End Of An Era' metteranno il vostro stereo alle corde e anche quando la tensione dell'assalto frontale a cui verrete sottoposti sembrerà calare i This Is Hell sapranno riportarvi sotto palco a sudare per loro. 'Last Days Campaign' e 'Cement Shoes' chiudono il tutto tra brividi e lamenti. Per quanto mi riguarda uno dei dischi di hardcore moderno più intriganti che mi sia capitato di ascoltare da tempo.

DIVINE | 09:07 | metal, hardcore

+ venerdì, marzo 13, 2009 +

Devil's Gift
Devil's Gift


L'avventurarsi di Lennon Murphy nel metal coincide con un album solido e molto vario, capace di alternare ritmiche rocciose e stacchi melodici di ampio respiro. Le sue release precedenti e i servizi per Suicide Girl non sono certo un freno commerciale a questo progetto sospinto dalla supervisione di Jason Suecof produttore di Chimaira, God Forbid, All That Remains e soprattutto Trivium con i quali i Devil's Gift condividono la provenienza. Dalla Florida si scatena infatti questo assalto, assai controllato, di modern metal impreziosito dalla voce di Lennon che ha il pregio di non fare il verso a nessuna altra cantante del genere mantenendo inalterate attitudine e personalità. Canzoni come l'iniziale 'Looking For Jesus', 'Damned Angels', 'Nobody' e il singolo 'Shadow Never Ending' possono già fare la differenza in un mercato nel quale le donne sanno ormai benissimo come regalarci emozioni forti.

DIVINE | 14:54 | metal

+ giovedì, marzo 12, 2009 +

Sonic Syndicate
Only Inhuman


Devo ammettere che tutto mi sarei aspettato meno che un ritorno del genere da parte dei Sonic Syndicate. I vincitori del Nuclear Blast contest due anni fa avevano infatti pubblicato un debutto che mi aveva lasciato abbastanza indifferente e convinto che nel loro caso si dovesse parlare solamente di operazione 'costruita'. 'Only Inhuman' segna invece un cambiamento su tutta la linea per gli svedesi che hanno totalmente mutato immagine e incorporato sonorità tra le più disparate ricercando in tutte le undici canzoni proposte il termine 'modern metal' in tutte le sue sfaccettature quasi fosse un obiettivo dichiarato e un costante orizzonte nel loro percorso artistico. Nella loro musica adesso non troviamo solo influenze melodic death ma anche tastiere prepotenti, elettronica e voci pulite che pur sottraendosi alla mera catalogazione sotto il file nu metal regalano un'imprevista e sorprendente ariosità agli arrangiamenti. Fondamentale in questo senso la produzione di Jonas Kjellgren (Scar Simmetry) che è riuscito a plasmare tutti questi elementi infondendo un impatto devastante all'assalto sonoro di un gruppo pronto per il grande salto. E' il continuo alternarsi dietro il microfono di Richard Sjunnesson (il primo dei tre fratelli di cui è composta la band) e Roland Johansson a dare spessore allo strabordante inizio di 'Aftermath' e 'Blue Eyed Fiend' nelle quali l'evoluzione recente degli In Flames è chiaramente un punto di riferimento obbligato. 'Psychic Suicide', 'Denied' e la ballata 'Enclave' svelano tutte le possibilità commerciali dei Sonic Syndicate che adesso avranno il compito di confermare anche dal vivo quanto di positivo è contenuto nel loro secondo album.

DIVINE | 22:01 | metal

+ mercoledì, marzo 11, 2009 +

Helstar
Sins Of The Past


In anticipazione del prossimo lavoro in studio che verrà pubblicato all'inizio del prossimo anno l'AFM Records rilascia questa raccolta con tutto il meglio degli Helstar registrato nuovamente per l'occasione con l'aggiunta di due inediti di valore. Ne godrà appieno chi conosce i texani, li segue dai tempi di 'Burning Star', debutto risalente al 1984, e attende con ansia il nuovo album dopo dodici anni di assenza. Per tutti gli altri l'occasione di conoscere un gruppo che pur non essendo mai passato alla ribalta ha fatto la storia del metal americano. Delle due nuove tracce è soprattutto 'Caress Of The Dead' a colpire per tremenda efficacia e costruzione dei riff. Davvero un ottimo preludio al nuovo materiale che verrà dopo aver apprezzato ancora una volta la caratteristica voce di James Rivera e la poderosa tecnica di Larry Barragan illuminare classici come la stessa 'Burning Star', 'Baptised In Blood' e 'Angel Of Death'. D'altra parte non si pecca mai abbastanza..

DIVINE | 14:59 | metal

+ lunedì, marzo 09, 2009 +

Daath
The Hinderers


Progressive extreme metal si legge nella biografia dei Daath (conoscenza in ebraico) e la definizione regge ascoltando 'The Hinderers'. Mentre 'Sightless' e 'Ovum' chiariscono subito il background della band risultando i pezzi più aggressivi dell'album, un estratto come 'Cosmic Forge' svela ben altri obiettivi ed una concezione della musica più ampia. I Daath pagano forse la produzione un po' confusa di James Murphy salvata in parte dal solito Colin Richardson e un utilizzo ancora acerbo delle tastiere in un contesto forse ancora troppo pretenzioso. Per il resto 'The Hinderers' sfodera buone qualità di base e il sicuro talento di Sean Farber e Kevin Talley che non scopriamo certo adesso (lo avevamo infatti già visto all'opera con Hate Eternal, Chimaira e Dying Fetus). Il concept sulla cabala e la tradizione filosofica ebraica avrebbe potuto essere sviluppato ulteriormente ma fa comunque da intrigante sfondo alle evoluzioni del gruppo di Atlanta che scomoda influenze del calibro di Arch Enemy e Hypocrisy su tutte. Sul finale i campionamenti prendono le redini del suono dei Daath ('Who Will Take The Blame' e 'Dead On The Dancefloor') lasciando leggermente storditi dalla varietà di sonorità proposte (che non è mai un difetto) ma anche consapevoli che in futuro queste scelte artistiche potrebbero essere accompagnate da arrangiamenti migliori e una produzione ancora più efficace.

DIVINE | 14:18 | metal

+ sabato, marzo 07, 2009 +

Portal
Seepia


A pochi mesi dall'uscita di 'Outrè' la Osmose recupera il primo lavoro dei Portal risalente a sei anni fa compiendo un'operazione interessante per tutti i devoti dell'avant death metal. Subito si nota come l'originale approccio al genere degli australiani, condito di campionamenti e suoni soffocati, produca un inquietante amalgama che difficilmente può essere suddiviso in brani di senso compiuto. Più corretto invece giudicare l'insieme proposto da Horror Illogium e The Curator e confermarne l'efficacia in un contesto mirato a incutere terrore e creare dissonanze su dissonanze. Peccato che la produzione sia scadente e non permetta di godere al massimo dell'ingegno dei nostri che sono attesi ad ulteriori conferme dopo le buone cose messe in mostra col secondo full lenght. Un acquisto consigliato a coloro che amano definirsi sperimentatori in ambienti estremi.

DIVINE | 11:48 | metal

+ giovedì, febbraio 26, 2009 +

InAllSenses
The Experience

Arrivano al debutto solo adesso ma in realtà sono attivi da oltre dieci anni gli InAllSenses gruppo che propone un apokalytpic thrash death chiaramente influenzato da entità di rilievo quali Gorefest, Testament e Destruction. Non certo le band più facili da imitare o tentare di copiare. A favore dei ragazzi provenienti da Caserta c'é senza dubbio una notevole compattezza dei brani che viaggiano tutti più o meno sullo stesso livello e si muovono su arrangiamenti impostati per la dimensione live. Dovendo proprio scegliere citerei 'Return No More' e 'Inviolated' che spiccano per potenza e impatto. Quello che invece non vanno sono i testi privi di spessore e ancora troppo poco personali. Un peccato perché alcuni brani vengono un po' banalizzati perdendo di efficacia ma allo stesso tempo un motivo in più per non distrarsi e migliorarsi visto che le basi sono buone.

DIVINE | 13:45 | metal

+ mercoledì, febbraio 18, 2009 +

SNP
Valthellina

In questi quaranta minuti scarsi c'è davvero tanto del metal italiano. Ricordo come fosse adesso uno Psycho Festival di qualche anno fa e la commovente prova degli Stato Nervoso Precario a ricordarci quanto l'umiltà sia un valore importante nella musica. Alla faccia di qualsiasi trend proposto dalle riviste specializzate o da internet Reggy e soci hanno proseguito per la loro strada senza mai voltarsi e accettare alcun compromesso. 'Valthellina' non è soltanto un tributo alla loro terra con testi che tendono a mettere in luce i lati oscuri della provincia italiana ammorbata da credenze popolari e facili costumi ma un disco che rilegge la storia del thrash con suoni puliti e occhi moderni e aggiornati. Trovo infatti che non sia una coincidenza che alcune tracce del disco ricordino 'God Hates Us All' degli Slayer altro platter fondamentale per capire come certe sonorità possano ancora manifestarsi nella musica moderna e procedere nella loro evoluzione mantenendo intatti impatto e credibilità. Tra i brani proposti spiccano sicuramente per efficacia e maturità compositiva 'Made In Hell', 'Disorder In My Eyes' e 'Route Of Pain' ma è anche interessante bilanciare l'aggressività tout court di pezzi come l'opener 'Hate For Hate' o 'Today You Die' con l'incedere più cadenzato di 'Fire Down Below' che potrebbe rappresentare una porta aperta verso il futuro. Rispetto assoluto nei confronti di una della band più sottovalutate di sempre del nostro assurdo panorama.

DIVINE | 14:36 | metal

+ sabato, febbraio 14, 2009 +

Urskumug
Am Nodr


Difficile giudicare questo disco visto che per poco più di quaranta minuti si viene assaliti da un black metal confuso che invece di irrigidirsi sui comuni standard tenta di ammorbare l'ascoltatore con influenze definite 'tribali' che lasciano davvero il tempo che trovano. In più il drum programming è lasciato andare senza alcun senso fino a divenire fastidioso. Sarà la troppa carne al fuoco a rendere deficitario questa sorta di debutto per i lettoni Urksumug, che nel nel 2003 avevano pubblicato l'autoprodotto 'Pāreja' per poi trovare rifugio in casa Ledo Takas, ma mi auguro sinceramente che in futuro i risultati saranno diversi. Per il momento bocciatura totale.

DIVINE | 18:54 | metal

+ venerdì, febbraio 13, 2009 +

Dissimulation
Prakeikimas


Blasphemous blackened thrash metal per questo gruppo lituano giunto al secondo lavoro in studio. Sono passati tre anni dal debutto 'Maras' e in tutto questo tempo i Dissimulation hanno saputo rendere meno confusa e quindi ancora più efficace la loro proposta ferale. 'Prakeikimas' è un viaggio nell'oscurità delle loro influenze che si rifanno chiaramente ai primi Satyricon, Absu e Destruction. Coloro che amano le visioni apocalittiche che possono scaturire dall'esplorazione degli abissi ameranno alla follia queste canzoni intinte nell'odio e nella disperazione. Altri verranno forse influenzati in senso negativo dall'impossibilità di prendere un attimo fiato e liberarsi da questo peso interiore facilmente paragonabile a un macigno che ci schiaccia durante l'ascolto. In ogni caso una release più matura della precedente che potrebbe rappresentare una prima svolta in seno alla band.

DIVINE | 15:03 | metal

+ giovedì, febbraio 12, 2009 +

Scar Symmetry
Holographic Universe


Semplicemente enorme il terzo lavoro in studio degli svedesi Scar Symmetry che partendo dai risultati raggiunti da 'Pitch Black Progress' hanno saputo procedere spediti fino a ergersi imponenti con un concept di metal moderno che difficilmente potrà essere eguagliato quest'anno. 'Holographic Universe' esplora un universo quantico-futuristico laddove il dolore chirurgico provocato da Meshuggah e Carnal Forge si affina attraverso trame più elaborate e progressive. Se i Communic col recente 'Payment For Existence' sono riusciti veramente a superare se stessi ma ogni tanto peccano sempre in immediatezza nel caso degli Scar Symmetry siamo di fronte a una vera e propria voragine sonora che catturerà chiunque si trovi nei dintorni. Un disco che non vive di soli impatti ferali ma che prova una volta per tutte come l'intelligenza compositiva e la tecnica siano in grado di cancellare qualunque limite'. Responsabili di questo scherzo del destino sono senza dubbio Jonas Kjellgren che ha avuto il merito di credere fin dal primo momento in questo progetto e un Christian Älvestam che attualmente in campo estremo non teme alcun rivale. La sua evoluzione vocale rende esperimenti ritmici inumani quali 'Morphogenesis' e 'The Missing Coordinates' diamanti incastonati nella ferrea consapevolezza che il death melodico ha ancora avvincenti spiragli per non fossilizzarsi e morire di inedia. In tutto questo è impossibile non sottolineare anche la mostruosa prova di Henrik Ohlsson. Un percuotere le pelli insano il suo, mai fine a se stesso o teso solamente a emulare miti di riferimento come possono essere Tomas Haake o Raymond Herrera. Sarà sufficiente sentire i due episodi di 'Ghost Prototype' e la title track per perdere completamente la testa e ritrovarvi in un mondo tri-dimensionale, fatto di ombre, automi e formule matematiche. Improvvisamente si svelerà il mistero e tutto apparirà più chiaro.

DIVINE | 08:49 | metal

+ martedì, febbraio 10, 2009 +

Kunvuk
The Gone Mekanik Anticipation Demonstration


Non c'è bisogno di un genio per rendersi conto del talento di questo quartetto formato sei anni fa nei sobborghi di Sydney. I Kunvuk si muovono su territori cari a Lamb Of God e Killswitch Engage ma con un tocco di follia che potrebbe ricondurre ai System Of A Down. Inutile dire che 'The Gone Mekanik Anticipation Demonstration' non offre ancora uno spettro totale di quelle che sono le loro possibilità ma vi assicuro che in questi tre soli brani troverete più idee che in decine e decine di release metalcore degli ultimi due anni. David Hart e Simon Edwards si dividono il compito di accendere la creatività della band che esplode nelle forme più impensate con 'In Anticipation Of Doom' e 'Gone' straordinari esempi di crudeltà in musica che non vediamo l'ora di ritrovare immersi in un debutto su lunga distanza a questo punto atteso con ansia. Nella capitale del Nuovo Galles del Sud si respira zolfo.

DIVINE | 05:00 | metal

+ martedì, febbraio 03, 2009 +

Echoes Of Eternity
The Forgotten Goddess


Non convince davvero il debutto dei progsters californiani Echoes Of Eternity che nonostante le buone premesse sembrano sapersi destreggiare solamente nell'esercizio di stile. 'The Forgotten Goddess' svela un gruppo tecnicamente preparato ma acerbo dal punto di vista compositivo e incapace di liberarsi delle proprie influenze. Un disco esclusivamente per se stessi e pieno di stereotipi che finisce per annoiare e scorrere via trascurabile. A questa percezione negativa contribuisce la voce di Francine Boucher che non sembra fare nulla per andare oltre quelle che sono parti vocali monotone, scontate e per nulla vibranti. 'Expressions In Flesh' la traccia più interessante e quindi quella da cui partire per tentare di dare una svolta importante. Per il momento le buone qualità dei singoli non sono sufficienti perchè 'The Forgotten Goddess' lasci il segno.

DIVINE | 05:25 | metal

+ lunedì, febbraio 02, 2009 +

Angel Blake
The Descended


A volte è pericoloso andare contro corrente. Altre veramente divertente. In questo caso avendo ricevuto in ritardo il promo qui presente ho potuto leggere qualche altra recensione in anticipo notando qualche critica di troppo per Tobias Jansson che ho apprezzato di recente al microfono di 'Distorted Anthems From The Suburbs' dei The Law. Senza nulla togliere all'ottimo Tony Jelencovich (M.A.N., Transport League, B-Thong e per un battito d'ali nei Mnemic) colui che ha preso il suo posto al microfono è decisamente più adatto alla musica proposta da Marko Tervonen. Quello che semmai dispiace è che dopo l'interesse della Metal Blade per questo progetto nato di riflesso al successo dei The Crown ci sia stato un evidente ridimensionamento. Un peccato perché 'The Descended' è un disco in perfetto equilibrio tra il metal di oggi e quello che ha influenzato la nostra adolescenza con riff potenti, grande cura dei suoni e un appeal melodico notevole. 'Anywhere But Here', 'When All The Lights Are Out' e 'Silent Voice' sono pezzi illuminati dalla voce di Jansson e capaci di rimanere in testa a lungo. In definitiva quindi un eccellente ritorno per un gruppo dal futuro incerto ma formato da musicisti di valore. Se poi i dischi vanno valutati a simpatie personali o in base alle etichette che li rilasciano chissà allora potrei avere anche torto.

DIVINE | 03:11 | metal

+ venerdì, gennaio 30, 2009 +

Sinner
Crash & Burn


In anni segnati dall'abuso della tecnologia e da trend bruciati nel giro di pochi mesi non è facile trovare dischi onesti come questo. I Sinner non inventano niente di nuovo e chi ama l'hard rock più puro e incontaminato è avvisato. Nonostante le poche variazioni sul tema 'Crash & Burn' scorre via con piacere per tutta la sua durata mostrando un Mat Sinner consapevole dei propri limiti e coerente in un approccio compositivo che segue regole scritte nel tempo. 'The Dog' e 'Heart Of Darkness' incendiano la prima parte dell'album che sfuma nella solida 'Revolution' e anche se più avanti ci imbattiamo in un paio di pezzi trascurabili è evidente il passo in avanti rispetto al precedente 'Mask Of Sanity'. L'accoppiata formata dal bassista dei Primal Fear e da Henry Wolter fa il suo dovere anche in fase di produzione donando alle canzoni un suono molto corposo e diretto che sono certo le renderà ancora più efficaci in sede live. Per nostalgici di AC/DC e Thin Lizzy..

DIVINE | 03:31 | metal

+ giovedì, gennaio 29, 2009 +

Shade Empire
Zero Nexus


Il gruppo di cui sto per parlarvi cresce nella periferia finlandese e mostra di avere letto e compreso quanto accaduto al metal estremo nell'ultimo decennio. La consapevolezza dei propri mezzi tecnici e uno sguardo al futuro - forse cupo come il presente ma che comunque svela la ricerca di un orizzonte diverso – sono alla base di un disco costruito su influenze che vanno dai Dimmu Borgir ai Meshuggah con elementi progressive, tinte gotiche e suggestive orchestrazioni sinfoniche. 'Zero Nexus' si rivela quindi un platter ambizioso ma mai sconclusionato che sa assorbire input dall'esterno e cullarli insieme senza perdere la ragione. Canzoni come l'iniziale '9 In 1', 'Flesh Relinquished' e 'Serpent-Angel' sono la prova che la band è giunta al terzo lavoro in studio preparata e coraggiosa nell'introdurre parti vocali e strumentali non solo di contorno ma come integrazione effettiva del processo compositivo. Alle frustate del frontman Juha Harju si aggiungono quindi Petra Lisitsin, il tenore Jorma Koponen e il sax di Aku Kolari mentre la conclusiva 'Victory' sbatte i cancelli dell'album con la collaborazione di Graham Wilson. Per volare gli Shade Empire hanno solamente bisogno di un budget più elevato atto a finanziare una produzione che conceda respiro a tutte le loro idee. Poi saranno problemi per tutti.

DIVINE | 12:08 | metal

Sotajumala
Teloitus


Leggendo altri commenti che sono stati scritti su questo disco mi ha colpito quello di un giornalista americano che ha sottolineato come 'Teloitus' sarebbe un classico del death metal se fosse uscito quindici anni fa. Nessun dubbio riguardo a questo e il fatto che i Sotajumala si rifacciano in maniera tanto evidente ai Morbid Angel di 'Altars Of Madness' ne è la conferma. Il gruppo sfoggia un'attitudine selvaggia ma anche al passo coi tempi se è vero che la produzione riecheggia i riferimenti minimali citati ma sa anche compattare il suono della batteria come si usa fare ai giorni nostri. La furia di Timo Häkkinen e l'approccio vocale secco e potente di Mynni Luukkainen sono il sintomo che in casa dei finlandesi l'impatto e la fedeltà alle regole del genere sono manifesti appesi su ogni muro. 'Arkku Vailla Vainajaa' e 'Verellä Kirjoitettu' due pezzi fantastici e in assoluto i migliori di un album che potrebber rivelarsi una sorpresa per molti di voi e mi auguro serva ai Sotajumala per ritagliarsi lo spazio che meritano nella scena estrema.

DIVINE | 05:38 | metal

+ domenica, gennaio 25, 2009 +

Lacerater
Nessun Urlo Nell'Ombra


Registrato e mixato ai Fear Studio (Slowmotion Apocalypse, Browbeat) il mini di debutto dei Lacerater mette fin da subito in evidenza come il gruppo affondi le proprie radici in un death metal abbastanza statico. Non servono a molto le influenze brutal, grind e talvolta hardcore che attraversano i quattro brani per offrire l'impressione di un gruppo dotato di una propria personalità e qualità tecniche superiori. E' ancora presto per sognare per i Lacerater che propongono dei testi in lingua italiana ispirati alle pagine più oscure e dolorose della storia del nostro paese senza però corredarli di un impatto sonoro altrettanto efficace e omogeneo. 'Nessun Urlo Nell'Ombra' appare quindi troppo acerbo ma il tempo è dalla parte dei bolognesi e siamo sicuri che in futuro ci sarà la possibilità di rifarsi.

DIVINE | 01:58 | metal

+ giovedì, gennaio 22, 2009 +

Grenouer
Lifelong Days


Dal thrash/death degli esordi al crossover/industrial di oggi ce ne passa eccome e i Grenouer non sembrano avere ancora trovato il bandolo della matassa. I russi sono tecnicamente molto preparati ma hanno le difficoltà maggiori nel distinguersi da quelle che sono le loro influenze principali e la costante ricerca del groove o dell'immagine giusta alla fine appare troppo forzata e stanca. Inutile infatti possedere una tecnica formidabile se poi i brani peccano di inventiva e originalità. 'Lifelong Days' mostra il grande amore del gruppo per i Meshuggah di 'Nothing' e da lì poco ci si muove. 'Take Off The List' e 'The Unexpected' i pezzi migliori di un album che potrebbe suonare come una sentenza definitiva perchè il restante materiale appare come un monolite noioso e incapace di suscitare il minimo interesse.

DIVINE | 16:57 | metal

+ mercoledì, gennaio 21, 2009 +

AA.VV.
'Aural Amphetamine: Metallica And The Dawn Of Thrash'


In leggero anticipo rispetto all'atteso 'Get Thrashed' e in prossimità del nuovo disco dei Metallica esce questo dvd dedicato ad un genere per molti ancora da scoprire. E' doveroso precisare che nonostante i Four Horsemen vengano sfruttati in copertina e nel titolo la presente release è incentrata sulla nascita del movimento e non solo sulla band che non ha collaborato e firmato l'autorizzazione. Premesso questo il documentario è un must per chi vuole veramente sapere come sono andate le cose all'inizio degli anni ottanta tra le strade di San Francisco. Le interviste esplorano le radici del thrash a partire dalle band capostipiti della New Wave Of British Heavy Metal per poi salire cronologicamente fino alla nascita delle prime formazioni e ai primi concerti. Una descrizione analitica delle condizioni sociali e del substrato musicale che portarono a un cambiamento epocale e che oggi ritroviamo in decine e decine di dischi metalcore. Oltre agli scrittori Lonn Friend ('Life On Planet Rock') e Malcom Dome ('Encyclopedia Metallica') saranno le parole vive di Brian Tatler dei Diamond Head, Harald O. (celebre fotografo dei Metallica e membro dei D.R.I.) e l'ex batterista dei Machine Head Chris Kontos tra gli altri ad illustrarvi le origini di un genere che ancora adesso influenza decine e decine di gruppi.

DIVINE | 13:55 | metal

+ martedì, gennaio 20, 2009 +

PTSD
Burepolom


Debutto su lunga distanza per i Post Traumatic Stress Disorder che sciorinano influenze deathcore, crossover e alternative mostrando una sufficiente originalità nell'ordinare tanti riferimenti nelle medesime strutture compositive. 'Burepolom' è un debutto che necessita qualche ascolto per penetrare con efficacia nella mente dell'ascoltatore a causa della costante vena depressiva che accompagna lo svolgersi della musica. A lungo andare però questa scelta si rivela intrigante e capace di coinvolgere un fruitore meno superficiale e desideroso di andare oltre le singole canzoni. 'Anyone', 'Neurotted' e 'Still Love' sono state inserite nella colonna sonora di 'Am I Evil' del regista Richard Terrasi recentemente premiato all'Horror Festival e quindi emerge curiosità su quello che dal vivo potrebbe essere il connubio tra immagini e musica.

DIVINE | 23:30 | metal, hardcore

+ lunedì, gennaio 19, 2009 +

Type O Negative
Dead Again


Nonostante la classe dei musicisti in questione sia indiscutibile questo settimo album dei Type O Negative lascia l'amaro in bocca e l'impressione che le dieci canzoni proposte vivano quasi solamente di mestiere e retaggi del passato. Una poderosa title track ci introduce nell'ennesimo viaggio all'interno dei profondi meandri del subconscio e dell'intera condizione umana. La voce di Pete Steele ha ancora il potere di ammaliare e convincere a seguire la band di Brooklyn passo dopo passo nel suo incedere scandito dalle campane dell'aldilà. Un'insana immoralità continua a pervadere le tastiere di Josh Silver ancora piene di fascino e assolutamente uniche nel panorama metal moderno. Peccato che 'September Sun' e 'She Burned Me Down' ricordino davvero troppo le hit di un tempo e che 'Halloween In Heaven' e 'Some Stupid Tomorrow' suonino difformi e scontate. Sono 'These Three Things' e le conclusive 'An Ode To Locksmiths' e 'Hail And Farewell To Britain' a salvare il disco dalla noia e recuperare terreno nel finale. Questo non toglie però che dai Type O Negative sia doveroso aspettarsi molto di più.

DIVINE | 12:51 | metal, gothic

+ domenica, gennaio 18, 2009 +

Otep
Ascension


Sarebbe davvero un peccato se i problemi con l'etichetta ostacolassero ancora la promozione di questo album. Questo perchè gli Otep hanno nelle loro mani il materiale migliore della loro carriera e non meritano di rimanere reclusi nella scena underground. 'Ascension' conferma il talento di Otep Shamaya cantante e poetessa sbucata nei giorni nostri ma forse semplicemente versione 'pulita' di quella Karyn Crisis che tentò di deturpare il metal americano post-Pantera con la sua attitudine schizofrenica. La Shamaya infonde alle canzoni una perversione culturale che non troverete in nessun altro gruppo di oggi. La sua voce appare prima melodica, poi growl e infine fonte di impervi sussurri atti a declamare liriche di violenta ricerca e consapevole ribellione contro culti distorti e misticismi di soffocato respiro. Impressiona ancora una volta la produzione di Dave Fortman che molti ricorderanno per l'incredibile 'tiro' di 'Lost And Found dei Mudvayne. Diversi i legami con la band dell'Illinois non solo per la presenza di Greg Tribbett (splendide 'Confrontation' e 'Invisible') considerato che anche le linee di basso ricordano da vicino quelle di Ryan Martinie. La struggente ballad 'Perfectly Flawed' che si erge imponente sulle abili contorsioni del pianoforte e il singolo 'Ghostflowers' spezzano l'incedere oppressivo di un album che sa perfettamente come provocare dolore ma non accetta di limitarsi esclusivamente a quella strada. Colpisce la cover di 'Breed' dei Nirvana ma soprattutto la capacità degli Otep di non andare mai oltre il dovuto, di non lasciare nulla al caso e infondere spessore a ogni nota dell'album. Una profondità che si riscontra nelle poesie della loro leader ormai pronta per il grande salto.

DIVINE | 13:37 | metal

+ venerdì, gennaio 16, 2009 +

Deadnewday
It's In Our Blood


E' una musica nervosa e figlia di un'urgenza che non sentivamo da tempo quella dei deadnewday combo inglese nato per volontà di Mike French e Janson Dulphin già membri dei Fiction. Questi cinque pezzi mixati da Dan Sprigg (Lost Prophets, Cradle Of Filth) ci presentano una band freschissima e pronta a ricoprirci con colate di riff rovinosi e spessi accompagnati da una voce che sa essere cupa e dark ma anche tremendamente alternative. 'Falling To Failure' e 'Thirteen Years' aprono le danze svelando prima di tutto una forte personalità. Subito infatti si evince come i deadnewday non tentino di copiare qualcuno o inserirsi in una scena particolare e questo collima tra i meriti di un debutto – seppure su breve distanza – di valore e concretezza impossibili da non rilevare. Dovendo trovare per forza qualche termine di paragone posso dirvi che alcune parti di chitarra ricordano i Trivium o addirittura i Dragonforce mentre gli inserti vocali passano da tipologie crossover consolidate come quelle dei Sevendust al metalcore. 'Exhale' un altro pezzo da ascoltare a ripetizione in attesa di un debutto su lunga distanza.

DIVINE | 14:27 | metal

+ mercoledì, gennaio 14, 2009 +

Between The Buried And Me
Colors


Le lezioni di anatomia devono aver fatto bene ai Between The Buried And Me uno dei gruppi postcore più intelligenti e innovativi degli ultimi anni che tornano a fare sul serio dopo lo splendido 'Alaska'. I colori accennati nel titolo corrispondono alle influenze jazz e psichedeliche che si muovono a tratti regolari in una claustrofobica struttura chimica-architettonica capace di sfuggire a ogni canone. Anche la più perversa catalogazione difficilmente si addice infatti alla band guidata da un Tommy Rogers sempre più imprevedibile. Prendete un album progressive caricatelo di un'epicità assurda e ibernatelo in una produzione che ricorda le ultime evoluzioni di Candiria e The Dillinger Escape Plan (citati verso la fine con 'Viridian'). Le due parti nelle quali e' suddivisa 'Foam Born' esprimono dissenso e conformità allo stesso tempo, melodia e dolore, un contrasto dopo l'altro per ricordarci che i Between The Buried And Me non saranno mai di facile lettura. Segue 'Informal Gluttony' e le coordinate di 'Colors' iniziano a farsi più chiare con la sessione ritmica formata da Dan Briggs e Blake Richardson che fa miracoli. E' il preludio alla magnifica 'Sun Of Nothing' che nel suo barcollare continuo tra passato e tecnologia ci regala momenti di altissima espressività e arte post-moderna. Le 'bianche pareti' tra le qui si trova l'ascoltatore prima che il silenzio prenda il sopravvento rappresentano un soffio di gelo e consapevolezza di un imminente pericolo. La paura di essere numeri, oggetti di calcolo senza alcuna possibilità di scelta descritta in modo magistrale da una band superiore che forse non coglierà mai l'appuntamento col treno del successo ma sta seriamente ponendo le basi per rappresentare un'influenza decisiva per i gruppi che cambieranno la musica nel prossimo decennio.

DIVINE | 13:19 | metal

+ sabato, gennaio 10, 2009 +

DoomSword
My Name Will Live On


Chi ama l'epic metal non può più permettersi di trascurare una realtà di casa nostra come i Doomsword che dopo i buoni consensi ricevuti da 'Let the Battle Commence' torna a farsi sentire con un lavoro qualitativamente superiore e rappresentativo della personalità del gruppo. 'My Name Will Live On' riprende il discorso interrotto dalla precedente release sottolineando ancora una volta l'amore di Deathmaster e soci per un suono epico ma mai totalitario capace di cogliere l'eco del nord (Candlemass, Bathory) come quello di gruppi oltre oceano quali Manowar, Warlord e Manilla Road. Ottimo come sempre l'apporto di Wrathlord alla batteria capace di rendere luminosi gli intrecci strumentali di 'Gergovia' e 'Thundercult' e guidare le 'danze' nelle conclusive 'Once Glorious' e 'The Great Horn'. Sono proprio quest'ultimi due pezzi a dilatare in tutta la loro durata le sfumature del passato e ricondurre agli albori della vita e alla genesi di un sound immortale e mai domo.

DIVINE | 10:49 | metal

+ venerdì, gennaio 09, 2009 +

Through The Eyes Of The Dead
Malice


Mi viene da sorridere pensando alle stupide etichette della musica di oggi. Quanto converrà poi al gruppo in questione infilarsi forzatamente nel movimento metalcore non lo comprendo ma è evidente che in casa Prosthetic avranno fatto i loro conti. 'Malice' è il secondo album di questa band improntata su un death metal melodico di ottima fattura arricchito da un cantato decisamente migliore del debutto. Nate Johnson (Premonitions Of War, Deadwater Drowning) ha infatti sostituito Anthony Gunnells e il risultato è una maggiore compattezza delle parti vocali che si muovono in modo più efficace attraverso le intricate ritmiche. 'The Undead Parade' e 'To Wage A War' denotano una marcata sfrontatezza nel proporre il proprio materiale che forse renderà antipatici a qualcuno i Through The Eyes Of Dead ma è allo stesso tempo figlia di una ricerca ossessiva di quell'epicità che in questo settore fa la differenza. Pensate agli ultimi lavori di Job For A Cowboy e Dew Scented, fondeteli assieme e non sarete troppo lontani dalle dolorose pagine di 'Malice'. 'To The Ruins', 'Dead End Roads' e 'Pull The Trigger' scaldano la parte finale del disco prima che una ferale cover di 'Dominate', resa leggermente più dinamica della versione originale dei Morbid Angel, chiuda le 'danze'.

DIVINE | 01:52 | metal, hardcore

+ martedì, gennaio 06, 2009 +

Chimaira
Resurrection


La 'resurrezione' dei Chimaira è solo in parte una sorpresa perchè solidità e intransigenza sono da sempre le armi a favore di un gruppo che raramente si è piegato a concessioni commerciali o trend. Mark Hunter e soci proseguono per la loro strada stracolma di odio, rancore, febbrile sete di vendetta e senso di rassegnazione verso un'esistenza che sembra prendersi continuamente gioco degli esseri umani spingendoli a eliminarsi l'uno con l'altro. Il recente cambio di etichetta ha contribuito a rendere ancora più evidenti influenze di gruppi europei quali In Flames o At The Gates che già ammorbavano il suono della band dell'Ohio e mentre la meravigliosa 'Six' potrebbe ricordare l'evoluzione degli Slipknot, pezzi roventi come 'Pleasure In Pain' e 'No Reason To Live' si etichettano facilmente come una musica che vuole essere estrema ma allo stesso tempo epica e classica. Niente sperimentazioni e innovazioni quindi e una melodia che addirittura sembra esigere meno spazio rispetto al recente passato per un gruppo che ribadisce in questo modo la sua coerenza e purezza. Col passare dei minuti però 'Resurrection' paga una certa ripetività e risulta un pò statico. 'The Flame' e 'Empire' i momenti di migliori di una seconda metà di album che avrebbe dovuto essere più variabile per potere rendere imperdibile questo atteso ritorno. In ogni caso quella dei Chimaira si conferma una realtà importante in grado di sopravvivere alla fine del metalcore.

DIVINE | 10:03 | metal

+ lunedì, gennaio 05, 2009 +

AA.VV.
Nightpieces Vol. 5


Sono passati venti lunghi anni da quando la Dracma Records fece la sua timida comparsa sullo scenario italiano imponendosi ben presto come un'etichetta coraggiosa e rappresentativa di pregi e difetti di un movimento metal che tentava di distinguersi e competere fuori confine. Dopo un periodo di 'quiete' la label ha ripreso vigore tornando a produrre gruppi come i Murderdog che usciranno tra poco (e qui presenti con la portentosa 'Crashing Cars'). Nei prossimi mesi avremo inoltre le ristampe di due band storiche come Brokenglazz ed Elektradrive che faranno felici gli appassionati di musica più datati ma per festeggiare a dovere il ventennale ecco il quinto episodio della celebre compilation 'Nightpieces' che come al solito fa da specchio fedele del substrato underground di casa nostra. Per fare le cose in grande la Dracma ha pensato bene di pubblicare due cd contenenti sia brani del passato dei gruppi di punta dell'etichetta – Linea 77 e Extrema su tutti – sia nomi più o meno conosciuti appartenenti alle nuove leve tra cui troviamo Infection Code ('Sweet Taste Of Sickness'), Headquakes, Cruentus e Geminy. La dimostrazione che è doveroso guardare ancora con speranza a quello che succede dalle nostre parti.

DIVINE | 13:23 | metal

+ giovedì, gennaio 01, 2009 +

Infernal Poetry
Nervous System Checking


Quando il male è insito nell'anima di qualcuno difficilmente si può nasconderlo a lungo. A due anni di distanza da 'Beholding The Unpure' l'incedere insalubre degli Infernal Poetry torna a mietere vittime con un mini cd che ribadisce la vitalità del gruppo marchigiano. Nei tredici minuti proposti è possibile assistere a vere e proprie commistioni tra tutto quello che negli ultimi anni è stato inserito nel file metal estremo. 'Nervous System Checking' assume connotati ferali sin dalle prime note e non le abbandona mai in luogo di concessioni commerciali o compromessi di alcun tipo. Splendida la copertina a cura di Lorenzo Mariani (Darkthrone, Marduk) e in definitiva un'ottima anteprima in attesa del nuovo imminente full lenght.

DIVINE | 10:56 | metal

+ martedì, dicembre 30, 2008 +

Suicide Silence
The Cleansing


In tempi di metalcore e produzioni fotocopia è davvero difficile che un disco mi impressioni per furia estrema o impatto. E' il caso dei Suicide Silence band proveniente da Riverside, California che spara uno dopo l'altro undici pezzi di ferocia senza limiti evitando di cadere impropriamente in facili catalogazioni. Anche se la ricetta non cambia l'assalto dei nostri non è affatto scontato o privo di razionalità. Al contrario 'The Cleansing' mostra come le canzoni siano state sapientemente strutturate in modo da presentare più stacchi imperiosi possibili e sbattere di nuovo a terra l'ascoltatore non appena si rialza. Ci pensa Mitch Lucker a dettare i tempi con il suo growl rabbioso che non pare concedere speranza alcuna. Un disco brutale, diretto, cortissimo come quelli degli Slayer che brilla in 'Hands Of A Killer', 'The Price Of Beauty' e 'The Fallen impressionante trittico posto all'inizio e poi continua imperterrito a percuotere con 'The Disease' e 'Girl Of Glass'. Quant'è brutta la parola deathcore e quanta paura fanno questi ragazzacci. Brava la Century Media ad accaparrarseli.

DIVINE | 00:48 | metal

+ lunedì, dicembre 29, 2008 +

Mencea
Dark Matter Energy Noir


In questi ultimi due anni la Indie Recordings si sta mettendo in luce per una serie di produzioni coraggiose e di ottima fattura. Non solo la costante rappresentata dai Red Harvest, l'immenso 'Vertebrae' degli Enslaved o la distribuzione di 'The Age Of Nero' dei Satyricon (che dalle nostre parti arriverà grazie a Roadrunner Records) ma anche nomi più o meno nuovi come Stonegard, Iskald, Keep Of Kalessin e Funeral che mostrano uno sguardo attento alla scena norvegese ma anche al metal estremo in generale. Provengono infatti dalla Grecia questi Mencea dediti a un death melodico atmosferico con venature thrash e spunti davvero interessanti. Peccato che il cantato non sia proprio eccitante perché altrimenti ci saremmo trovati di fronte un vero capolavoro. L'accoppiata di chitarristi formata da Stamos K. e Vangelis L. è infatti molto abile nel dare vita a passaggi intricati bilanciando alla perfezione passato e presente e la cura negli arrangiamenti è tale da far pensare a un gruppo maturo e non al primo disco. Mi auguro che in futuro l'incedere cupo e ipnotico dei Mencea si arricchisca di un'espressività vocale più originale. In quel caso ne vedremo delle belle.

DIVINE | 11:19 | metal

+ sabato, dicembre 27, 2008 +

Ayreon
'01011001'


Ayreon, Arjen Lucassen, 01011001. Oltre cento minuti di musica a livelli impensabili che finalmente trasportano il compositore olandese su territori liberi da tecnicismi esasperati e arrangiamenti noiosi. L'evoluzione di questo album va letta su due piani capaci di sezionarsi a vicenda. Il primo legato al lento sciorinare letterario di un concept sci-fi che a partire dall'iniziale grido di aiuto di ' Age Of Shadows' riuscirà ad ammaliare chi avrà il coraggio di non fermarsi al mero ascolto delle canzoni. Il secondo intriso della consapevolezza di Lucassen di agire secondo il preciso obiettivo di riunire sotto la stessa algida cantanti e generi distinti senza mai annoiare o scadere in strutture elaborate all'inverosimile. Al contrario '01011001' è un disco che cresce ascolto dopo ascolto assumendo di volta in volta un ruolo sempre più dominante nei confronti di chi si pone umile al suo cospetto. Lucassen guarda al passato per quanto riguarda l'intera produzione dell'album: dall'artwork ai suoni, dalle liriche ai passaggi strumentali sembra infatti di trovarsi di fronte ad un masterpiece di fine anni ottanta. Allo stesso tempo però per capacità di immaginazione, concept e utilizzo dell'elettronica il settimo lavoro in studio a nome Ayreon guarda al futuro come unica forma di salvezza. Impressionante la lista di ospiti che si sono alternati dietro al microfono o hanno contribuito allo spessore strumentale delle quindici tracce proposte (alcune suddivise anche in cinque-sei parte ciascuna). Prima di tutto segnalerei il violino di Ben Mathot, il violoncello di David Faber e il flauto di Jeroen Goossens che regalano a numerosi passaggi un tocco progressive riconducibile a gruppi storici quali Yes o Jethro Tull. Importante anche l'apporto di Derek Sherinian e Tomas Bodin alle tastiere ma è logicamente il calderone di voci differenti che rende unico '01011001' nel suo genere e consigliato a tutti coloro che amano tutte le variazioni del metal più classico e dell'hard rock melodico. Hansi Kursch (Blind Guardian), Daniel Gildenlöw (Pain of Salvation), Jonas Renkse (Katatonia), Jorn Lande, Anneke van Giersbergen (Agua de Annique, ex-Gathering), Steve Lee (Gotthard), Floor Jansen (After Forever), Simone Simons (Epica) e Ty Tabor (King's X) alcuni dei nomi che troverete tra i crediti dell'album e che caratterizzano in modo imprescindibile un ascolto mai tanto vario e convincente in casa Ayreon.

DIVINE | 08:05 | metal

+ venerdì, dicembre 26, 2008 +

Bokor
Vermin Soul


E' il ritorno dei Bokor la prima vera novità interessante di un autunno che non ha ancora conosciuto il gelo. 'Vermin Soul' è un ulteriore passo avanti nell'evoluzione della band svedese rispetto al precedente 'Anomia 1' che tanto clamore aveva suscitato l'anno scorso. Quello che ho tra le mani è un album capace di sviluppare le tematiche dell'intimo e dell'interiorità, in modo ancora più approfondito così come sfoggiare sonorità che sanno muoversi impazzite in tutte le direzioni nonostante i continui rimandi a Tool, Porcupine Tree, Anathema, Mastodon e Opeth , gruppi ai quali il gruppo viene spesso paragonato e da cui ha preso ispirazione per diversi pezzi. Il poderoso incedere ritmico di alcune canzoni trovare respiro nei nebulosi e tormentati viaggi di un Lars Carlberg sempre più personale nel suo proporsi. Un'accentuata vena progressive sospinta dall'organo hammond di Niclas Kinnander e le notevoli aperture melodiche che contraddistinguono canzoni come 'Oh Glory In The Void' e 'Seven Teeth Playfair' rendono il concept lirico ancora più intrigante e suadente sebbene il gruppo sappia trovare benissimo il momento di alzare il volume e spaccare tutto. Significativa in tal senso la prova dei nuovi arrivati il batterista Daniel Melo e il chitarrista Jimmy Larsén e da segnalare lo stupendo lavoro grafico a cura dell’artista scandinavo Valentin Maelstrom.

DIVINE | 08:44 | metal

+ mercoledì, dicembre 24, 2008 +

Pain Of Salvation
Scarsick


Per coloro che come il sottoscritto non avevano propriamente amato i primi album dei Pain Of Salvation questo 'Scarsick' è veramente una grande sorpresa. Non solo perchè la band di Daniel Gildenlöw può finalmente vantarsi di avere un suono personale e distintivo ma sopratutto perchè le dieci canzoni proposte soddisfano pienamente l'esigenza di un prog metal al passo con i tempi e maledettamente attuale sia concettualmente che per quello che riguarda produzione. 'Scarsick' è infatti un vero pugno in faccia di potenza e sonorità moderne che rende i Pain Of Salvation molto meno artificiosi e legati a certi stilemi superati e il dinamismo che lo accompagna in tutte le tracce rappresenta qualcosa di nuovo e quasi insperato in casa degli svedesi. Approccio compositivo e liriche recuperano e proseguono quanto lasciato da 'The Perfect Element, part I' trasmutando il concept iniziale in tanti piccoli frammenti di aggressività, melodia e groove che soffiati verso l'alto si fondono insieme nel cielo, adesso sereno, di un gruppo che pare avere raggiunto la sua dimensione. 'In The Flesh' e 'Ashes' dimostrano con quanta cura Gildenlöw abbia disegnato ritmiche e parti vocali mentre 'Disco Queen' e 'America' lasciano intendere il desiderio della band di esplorare nuovi territori e non fossilizzarsi su un unico copione predefinito. Un disco che senza dubbio spiazzerà i vecchi fans ma che ci consegna i Pain Of Salvation a livelli ai quali non avevamo mai creduto potessero ambire.

DIVINE | 15:09 | metal

+ martedì, dicembre 23, 2008 +

AA.VV.
Nuclear Blast All Star – Into The Light


Per festeggiare i venti anni di attività la Nuclear Blast ha pensato di pubblicare due doppi cd dedicati bonariamente al contrasto tra luce e oscurità. Il primo episodio è stato affidato al chitarrista dei Rage Victor Smolsky che avvalendosi della collaborazione del nuovo batterista della formazione tedesca Andre Hilgers ha composto dieci brani per altrettanti cantanti appartenenti al roster dell'etichetta. Più che un verio e proprio album parlerei quindi di una sfilata di personaggi illustri anche se è evidente che Smolsky abbia tentato di dare alle canzoni una certe soluzione di continuità. A mio parere le canzoni migliori sono quelle affidate all'ugola di Mats Leven (Therion, At Vance) e Andi Deris (Helloween) mentre gli amanti dei Rage ameranno fin da subito 'Terrified' (dove appare Peavy Wagner) e 'Inner Sanctuary' (cantata da Marco Hietala dei Nightwish). Non brillano invece Tarja Turunen e Tony Kakko (Sonata Arctica) anonimi e quasi fuori posto. Il secondo cd non è nient'altro che un promozionale dell'etichetta con brani più o meno conosciuti delle band recentemente comparse nei negozi.

DIVINE | 16:55 | metal

+ lunedì, dicembre 22, 2008 +

Symphony X
Paradise Lost


Tra ripensamenti dell'ultima ora e ritardi dovuti alla casa discografica arriva finalmente nei negozi il settimo album dei Symphony X. L'atteso platter conferma gli americani nell'elite del prog metal con arrangiamenti moderni e una produzione efficace sulla falsa riga dell'ultimo Pain Of Salvation (il mixaggio è stato effettuato da Jens Bogren in passato al lavoro con Opeth e Soilwork). Un disco che sottolinea ancora una volta lo stato di grazia di Russell Allen ormai impareggiabile protagonista di un heavy melodico che sta vivendo una stagione felice. 'Paradise Lost' parte subito forte con pezzi come 'Set The World On Fire' e 'Domination' che chiariscono ogni dubbio in merito all'impatto del gruppo rimasto costante se non addirittura aumentato. L'eco dei Megadeth degli anni d'oro rimane forte negli assoli di Michael Romeo che si impadronisce della scena nella title track e nella conclusiva 'Revelation' ma è ancora Allen a brillare in 'Eve Of Seduction' e 'The Walls Of Babylon' che ascoltate una dopo l'altra svelano tutte le sfumature di un suono totalmente personale e molto meno forzato e costruito che in passato. Una lunga attesa ripagata quindi dal risultato. Speriamo che 'Paradise Lost' coincida con la definitiva affermazione di un gruppo che non ha qualità inferiori rispetto ai primi della classe.

DIVINE | 13:44 | metal

+ domenica, dicembre 21, 2008 +

Kamelot
Ghost Opera


E' quando escono masterpiece del genere che ti rendi conto che non è tutto perduto, che il metal non è solamente un'etichetta per vendere più dischi anche laddove, nei salotti bene dei discografici, continua a rappresentare difficoltà promozionali e disueti target trendistici. E' quando escono album di questo valore che capisci che il tempo non ha eroso credibilità e intelligenza ma al contrario accentuato il trasporto nei confronti di release in grado di tramutare i sogni in realtà. Mai come in questo caso parlare di stili e caratteristiche compositive sarebbe fuorviante e totalmente limitativo visto che ci troviamo di fronte a qualcosa che va molto oltre termini quali synphonic, power e prog. Una vera e propria rappresentazione teatrale, un'opera corale dai tratti gotici e orientaleggianti ('Love You To Death') che non presenta la minima caduta di tono portando l'ascoltatore a livelli emotivi impressionanti in questi periodi avari di uscite di rilievo. Un disco che segna l'ennesima conferma per due personaggi come Thomas Youngblood e Roy Khan per troppi anni sottovalutati e invece protagonisti assoluti di una scena che non ne vuole sapere di mollare il colpo. E' sopratutto la voce dell'ex Conception a demolire ogni residuo dubbio sull'efficacia espressiva dei Kamelot anche quando viene filtrata in occasione della ballata 'Anthem'. Rispetto a 'The Black Halo' l'assenza di un concept rende le composizioni ancora più libere di volare e trovare la propria identità. Mi riferisco a 'Rule The World', 'The Human Stain' e 'Mourning Star' capisaldi di un disco che sa affondare la lama ('Up Through The Ashes') ma anche sperimentare ('EdenEcho'). Gli amanti del power vengono accontentati con la ficcante traccia che dà il titolo al lavoro e 'Silence Of The Darkness' entrambe cariche del dinamismo necessario per non limitare il contesto generale e scadere nello scontato. Un impianto maestoso fa quindi da contorno a voci femminili suadenti (Simone Simons, Amanda Sommerville), violino, pianoforte e la batteria sempre puntuale di Casey Grillo. Imperdibile la bonus track dell'edizione limitata 'The Pendulous Fall' vero e proprio anello di congiungimento tra 'The Black Halo' e 'Ghost Opera'. Gaston Leroux può fare sonni tranquilli.

DIVINE | 14:36 | metal

+ mercoledì, dicembre 17, 2008 +

Therion
Live Gothic


Numerosi dubbi aleggiano attorno a questa release che non chiarisce in nessun modo il momento a dir poco instabile di una formazione ancora una volta stravolta attorno al leader Christofer Johnsson. 'Live Gothic' consiste di due cd e un dvd che testimoniano l'esibizione dei Therion a Varsavia nel febbraio dello scorso anno durante il tour di supporto del convincente 'Gothic Kabbalah'. La tracklist proposta è un buon compromesso tra i nuovi brani e quelli che hanno segnato in maniera indelebile la carriera degli svedesi come 'To Mega Therion' ma il symphonic metal da teatro o 'salotto' poco incide specialmente quando le pesanti orchestrazioni usate dal gruppo sono figlie di samples e i costumi di scena costringono i musicisti sul palco a movenze impacciate. A salvare dalla noia non sono sufficienti i quattro cantanti – Lori Lewis, Snowy Shaw, Katarina Lilja e Mats Leven – e nemmeno l'ottimo gioco di luce creato di volta in volta da Chris Parschau. A chiudere le danze ci pensa la curiosa cover di 'Thor' dei Manowar ma è un po' tardi..

DIVINE | 23:29 | metal, gothic

+ lunedì, dicembre 15, 2008 +

Eluveitie
Slania


Il folk metal ha ormai raggiunto u livello qualitativo delle release e dei numeri tali da dovere essere necessariamente considerato un genere a sé stante nello scenario europeo. Dopo che gruppi come In Extremo e Corvus Corax hanno tracciato la strada anche le case discografiche hanno iniziato a vederci ottime possibilità di guadagno e quindi accanti ai nomi citati oppure a entità già consolidate come Finntroll, Subway To Sally e Korpiklaani stanno emergendo nuovi gruppi dalle potenzialità non trascurabili. Gli Eluveitie sono sicuramente uno di questi e il loro secondo lavoro su lunga distanza – il primo per Nuclear Blast – è la prova di quanto l'influenza della cultura Celtica e l'utilizzo di strumenti tradizionali possa produrre un'evoluzione positiva per il metal di oggi. 'Slania' configura una profonda analisi del passato in un contesto di grande energia ma anche chitarre acustiche e momenti atmosferici. Epicità e natura si intrecciano quindi in una serie di canzoni dal grande impatto emotivo e contraddistinte da arrangiamenti curati e una produzione che mette in risalto il corredo strumentale. Affascinante l'apporto di Anna Murphy (voce e ghironda) in un approccio compositivo che fa leva soprattutto sulla chitarra elettrica di Ivo Henzi e il carisma del leader Chrigel Glanzmann. Calatevi in pezzi come 'Primordial Breath' e troverete una via di fuga davvero particolare e diversa dal solito alle giornate più tediose.

DIVINE | 14:20 | metal

+ domenica, dicembre 14, 2008 +

AA.VV.
Get Thrashed


Il sottoscritto è estasiato, forse tradito dalla nostalgia dei tempi andati ma pur sempre estasiato. Per chi vuole sapere tutto ma proprio tutto del thrash arriva finalmente a compimento il mastodontico progetto dell'autore di Headbanger's Ball Rick Ernst che con l'aiuto di Gary Holt, chitarrista degli Exodus, e Rat Snakes, ex batterista degli Overkill, è riuscito a mettere insieme 100 minuti di filmato e altri 200 circa tra clip e footage sulla genesi del fenomeno, la sua evoluzione e la sua diffusione in diverse aree metropolitane come San Francisco e New York ma anche di riflesso in Germania. Un documento straordinario che scava a fondo nelle viscere di un movimento che ha cambiato in modo radicale la storia del metal attraverso le immagini e le parole di gruppi come Metallica, Megadeth, Slayer, Exodus e Anthrax ma anche di coloro che hanno costruito la loro fama sulle influenze della Bay Area. Il pregio migliore di questo dvd è rappresentato dal fatto che il velo malinconico in cui è avvolta questa release non scade mai nella autocelebrazione rendendo anche la più piccola intervista interessante. Un acquisto obbligato per un tributo efficace a un genere che molti di noi avranno nel sangue per tutta la vita. I ragazzetti che ascoltano metalcore devono sapere.

DIVINE | 10:34 | metal

+ lunedì, dicembre 08, 2008 +

Nocturno Culto
Misanthrope


Questo documentario sulla maligna aura che ha accompagnato negli anni il movimento black metal sarà certamente inserito dalla critica nel calderone di progetti tesi a sfruttare economicamente un passione a detta di molti a senso unico e quindi poco intenta a valutare l'effettiva qualità del prodotto in questione. Con tutto il bene che possiamo volere ai Darkthrone è davvero difficile dare torto ai detrattori e difendere una serie di escursioni nei meravigliosi paesaggi norvegesi in stile Blair Witch Project alternati con immagini degli stessi Darktrone, degli Aura Noir e dei Gallhammer. Più che un macabro cortometraggio sembra di trovarsi di fronte al manifesto pubblicitario della Tyrant Syndicate. Come colonna sonora venti minuti di pagan ambient a cura dello stesso Nocturno Culto che probabilmente darà seguito al progetto allontanandosi in parte da una gerarchia autarchica che 'Misanthrope' non avrebbe disdegnato di rappresentare senza per questo riuscirci.

DIVINE | 16:24 | metal

+ venerdì, dicembre 05, 2008 +

Clawfinger
Life Will Kill You


Sono passati quattordici lunghi anni dal debutto 'Deaf Dumb Blind' e i Clawfinger sono sempre qui, più decisi che mai a proporci il loro crossover metal dalle tinte forti e i suoni quadrati. Con il passare del tempo la loro musica ha incorporato influenze industriali sempre più evidenti e questo 'Life Will Kill You' ne è la conferma con Zak Tell capace di inserire le proprie parti vocali in contesti molto più vari (In Flames, Rammstein, Meshuggah) e liricamente sempre efficaci. Gli archi di 'Price We Pay' ci introducono in un viaggio senza scampo tra ritmiche corpose (la title track e 'Final Stand') e sintetizzatori che spostano 'fisicamente' la band di 'Warfair' e 'Nigger' verso coordinate impazzite e comunque mai prevedibili. 'We're the prisoners of the system we created..' urla uno Zak sempre attento a condire la propria musica con testi che vanno a scavare nel sociale. Rispetto al precedente 'Hate Yourself With Style' poi la voce non viene mai sommersa dalle chitarre e l'impatto generale ne guadagna. Nella parte centrale dell'album ci sono almeno un paio di episodi trascurabili ma 'Falling' e 'Carnivore' assicurano un finale di spessore. Vivere, morire, uccidersi con le proprie mani..

DIVINE | 23:52 | metal

+ martedì, dicembre 02, 2008 +

Darkest Hour
Deliver Us


Sono passati due anni da 'Undoing Ruin' che segnò la definitiva consacrazione dei Darkest Hour e la band di Washington si riaffaccia sul panorama metalcore con il lavoro più solido della loro produzione proseguendo per la strada che finora ha permesso loro di distinguersi nella massa e curando maniacalmente ogni particolare. Appare evidente soprattutto come il gruppo guidato da Joe Henry abbia guardato all'esempio dei grandi per fare quel piccolo ma importante salto qualitativo che mancava loro. Le parti hardcore tendono infatti a ricalcare quelle degli ultimi due dischi dei Converge mentre l'influenza dei Dark Tranquillity in quelle swedish death è ancora più palese. Ma pur non brillando per originalità 'Deliver Us' convince dalla prima all'ultima canzone e sono certo verrà preso a sua volta ad esempio da tanti chitarristi della nuova generazione per la produzione della sezione ritmica e degli assoli (imperdibile quello di 'Tunguska'). Da pezzi abbastanza classici come 'Sanctuary' e altri studiati con attenzione per entrare in rotazione sulle radio e i programmi televisivi specializzati (il singolo 'Demon(s)'). si passa senza alcun contraccolpo a vere e proprie sfuriate deathcore quali 'Full Imperial Collapse' e ' Stand And Receive Your Judgment'. Impressionante anche il lavoro dietro le pelli di Ryan Parrish che si ritaglia spesso il ruolo di attore protagonista in un disco di impatto assoluto che alla fine dell'anno sarà senza dubbio tra le uscite migliori del genere. Chi ama certe sonorità non rimarrà deluso.

DIVINE | 00:35 | metal, hardcore

+ domenica, novembre 30, 2008 +

Wulfgar
With Gods And Legends Unite


Con colpevole ritardo sono a presentarvi questo debut album che ho scoperto quasi per caso mentre mi calavo nell'ascolto del nuovo disco degli Unleashed e dei tedeschi Equilibrium. Anche per gli svedesi approdati alla Kampas Records si parla di un viking death metal senza alcun compromesso con poca cura dei particolari e una produzione un po' scarna ma una consistenza e un impatto veramente notevoli. I Wulfgar non avranno delle doti tecniche spaventose ma sanno il fatto loro e pur essendo questo il loro primo lavoro in studio sembra di conoscerli da una vita. L'aggressività di canzoni quali 'Cleansed By Fire' e 'Heimdal's Horn', l'epicità di certi passaggi e la veemenza lirica che fa da contorno allo svolgersi dei pezzi sono caratteristiche che ve li faranno amare o odiare. Ma se siete seguaci di Amon Amarth o dei citati Unleashed questo potrebbe essere il disco che fa per voi. Tempo per i vichinghi di battersi il petto e partire all'attacco.

DIVINE | 13:13 | metal

+ martedì, novembre 25, 2008 +

AYREON
'01011001'


Ayreon, Arjen Lucassen, 01011001. Oltre cento minuti di musica a livelli impensabili che finalmente trasportano il compositore olandese su territori liberi da tecnicismi esasperati e arrangiamenti noiosi. L'evoluzione di questo album va letta su due piani capaci di sezionarsi a vicenda. Il primo legato al lento sciorinare letterario di un concept sci-fi che a partire dall'iniziale grido di aiuto di ' Age Of Shadows' riuscirà ad ammaliare chi avrà il coraggio di non fermarsi al mero ascolto delle canzoni. Il secondo intriso della consapevolezza di Lucassen di agire secondo il preciso obiettivo di riunire sotto la stessa algida cantanti e generi distinti senza mai annoiare o scadere in strutture elaborate all'inverosimile. Al contrario '01011001' è un disco che cresce ascolto dopo ascolto assumendo di volta in volta un ruolo sempre più dominante nei confronti di chi si pone umile al suo cospetto. Lucassen guarda al passato per quanto riguarda l'intera produzione dell'album: dall'artwork ai suoni, dalle liriche ai passaggi strumentali sembra infatti di trovarsi di fronte ad un masterpiece di fine anni ottanta. Allo stesso tempo però per capacità di immaginazione, concept e utilizzo dell'elettronica il settimo lavoro in studio a nome Ayreon guarda al futuro come unica forma di salvezza. Impressionante la lista di ospiti che si sono alternati dietro al microfono o hanno contribuito allo spessore strumentale delle quindici tracce proposte (alcune suddivise anche in cinque-sei parte ciascuna). Prima di tutto segnalerei il violino di Ben Mathot, il violoncello di David Faber e il flauto di Jeroen Goossens che regalano a numerosi passaggi un tocco progressive riconducibile a gruppi storici quali Yes o Jethro Tull. Importante anche l'apporto di Derek Sherinian e Tomas Bodin alle tastiere ma è logicamente il calderone di voci differenti che rende unico '01011001' nel suo genere e consigliato a tutti coloro che amano tutte le variazioni del metal più classico e dell'hard rock melodico. Hansi Kursch (Blind Guardian), Daniel Gildenlöw (Pain of Salvation), Jonas Renkse (Katatonia), Jorn Lande, Anneke van Giersbergen (Agua de Annique, ex-Gathering), Steve Lee (Gotthard), Floor Jansen (After Forever), Simone Simons (Epica) e Ty Tabor (King's X) alcuni dei nomi che troverete tra i crediti dell'album e che caratterizzano in modo imprescindibile un ascolto mai tanto vario e convincente in casa Ayreon.

DIVINE | 18:25 | metal

+ domenica, novembre 23, 2008 +

One-Way Mirror
One-Way Mirror

Da un'idea dell'ex Mnemic Guillaume Bideau nasce questo nuovo progetto che vede tra le sue fila musicisti conosciuti nel settore per appartenenza a gruppi quali Soilwork, Lyzanxia e Scarve. Quello dei francesi vuole essere il perfetto incrocio tra melodia e metal con un'attitudine selvaggia dal vivo che si riflette sul dinamismo e l'efficacia delle canzoni proposte su disco. L'impatto con l'album è sicuramente buono e le capacità di coinvolgimento di Bideau sono notevoli anche se alla resa dei conti nessun brano appare veramente killer come nelle intenzioni. La cura con cui sono state registrate le parti di batteria insieme a Daniel Bergstrand (Meshuggah, In Flames) e il mixaggio di Tue Madsen rendono l'aspetto ritmico trascinante ma allo stesso tempo evidenziano una certa carenza a livello di produzione generale. Non si capisce poi il motivo di una cover scialba come 'Relax' dei Frankie Goes To Hollywood che sembra inserita più per opportunità commerciale che per reale interesse da parte della band. In ogni caso i margini di miglioramento sono enormi e quindi staremo in guardia.

DIVINE | 12:27 | metal

+ sabato, novembre 22, 2008 +

Jeff Loomis
Zero Order Phase


Chi pensa che i dischi solisti dei chitarristi siano destinati ai soli fruitori dello strumento dovrà prima o poi ricredersi. Dopo i buoni riscontri ottenuti da Warrel Dane con 'Praises To The War Machine' ecco arrivare nei negozi il convincente debutto di Jeff Loomis. Il pregio migliore del chitarrista dei Nevermore è quello di non limitare la sua arte al mero sciorinare tecnica e velocità ma costruire una serie di efficaci impalcature sonore in grado di intrigare anche i non addetti ai lavori. La splendida 'Shouting Fire At Funeral' ci introduce nei meandri di un disco che pur mostrando un vanità dai tratti complessi trova il modo di entusiasmare con ritmiche forsennate e passaggi caratterizzati da pregranti riferimenti classici. 'Opulent Maelstrom' e 'Jato Unit' che vede la partecipazione di Ron Jarzombek sono in definitiva i momenti più ispirati di un album che consacra Jeff Loomis nel limbo dei migliori chitarristi metal in circolazione. Il sottoscritto lo consiglia vivamente a chi è abituato a certe sonorità e per una volta vuole intraprendere un percorso differente e colmo di fascino.

DIVINE | 14:20 | metal

+ venerdì, novembre 21, 2008 +

Enslaved
Vertebrae


Giocano con il loro destino gli Enslaved e lo fanno con immutata consapevolezza delle proprie possibilità tecniche e uno spirito evolutivo che parte proprio dagli elementi fondanti l'immaginaria spina dorsale del suono. Alla ricerca del perfetto incrocio tra il black metal degli esordi e i Pink Floyd 'Vertebrae' applaude all'incontro-scontro tra il growl di Grutle Kjellson e le clean vocals di Herbrand Larsen sempre più addentro la matrice compositiva dei norvegesi. Operazione improba sarebbe citare un pezzo invece di un altro considerata l'affascinante disomogeneità di ognuno di loro e l'efficacia del disco nel suo insieme. Impossibile però non cadere innamorati della pazzesca 'Ground' pezzo apocalittico in grado di passare dal viking metal al sommo 'A Momentary Lapse Of Reason' in un batter d'occhi. Il suo splendido assolo ferisce le anime di chi ha cercato un approccio timido e richiama recenti tributi solenni alla maestria degli inglesi quali 'Burden' degli Opeth o 'Summerland' di Lunatic Soul. Il legame con 'Isa' e 'Ruun' viene tracciato attraverso l'opener 'Clouds' e il lamento nordico 'To The Coast' ma è quando la toccante 'The Watcher' chiude le danze che si ha veramente il quadro totale di un album da ascoltare fino alla noia per cogliere tutte le sue amene sfumature e di un gruppo che con questa release cancella quanto di avvincente mostrato in tempi più o meno vicini da Solefald e Arcturus.

DIVINE | 14:54 | metal

+ martedì, novembre 18, 2008 +

Ross The Boss
New Metal Leader


Abbastanza triste il tentativo di Ross The Boss di raddrizzare una carriera in ripida discesa con un album totalmente costruito per piacere al tenace seguito del suo ex gruppo. Assunta una delle tante cover band dei Manowar il chitarrista concede alle stampe undici canzoni derivative e impostate sulle coordinate che tutti conosciamo da quando abbiamo emesso i primi vagiti. Epic metal con tinte power, testi fumosi e una solida sezione ritmica ci riportano ai tempi di 'Kings Of Metal' con i dovuti paragoni del caso e un'atmosfera di sottofondo non certo idilliaca o rilassante. La voce di Patrick Fuchs non è quella di Eric Adams e qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe difficile trovare qualcuno di quel calibro. Probabilmente è vero ma l'effetto ne risente non poco e titoli come 'We Will Kill' e 'Death And Glory' sembrano davvero caricature dei tempi che furono. La produzione di Tarek Maghary (Majesty) fa in modo che si arrivi in fondo senza troppi skip ma il senso di desolazione rimane.

DIVINE | 01:09 | metal

+ domenica, novembre 16, 2008 +

Die Apokalyptischen Reiter
Der Weg


Anteprima da lucidarsi gli occhi questa offertaci dai cavalieri dell'apocalisse tedeschi che in attesa dell'imminente 'Licht' trovano il modo di lasciarci in bilico tra sentimenti di gioia e incredulità con queste nuove tracce. La title track e 'Ich Suche' partono entrambe con tastiere e melodie di notevole impatto e col passare dei secondi e l'avvicinarsi dei potenti chorus di Fuchs Täumel portano a compimenti i tipici attacchi all'arma bianca a cui il gruppo ci ha da tempo abituato. Il tutto prodotto alla grande e caratterizzato da una varietà di suoni sorprendente. 'Es Wird Schlimmer' è il pezzo del mini più legato al precedente 'Riders On The Storm' mentre il remix 'Adrenalin' vuole senza dubbio essere un tentativo di giocare con elettronica e pop prima di devastare ogni cosa come sempre. Una certezza è quella che i Die Apokalyptischen Reiter non vogliono davvero smettere di stupirci. Se sono riusciti a fare questo in quindici minuti scarsi non oso pensare cosa saranno in grado di proporre su lunga distanza.

DIVINE | 10:17 | metal

+ venerdì, novembre 14, 2008 +

Linea 77
Horror Vacui


Vi assicuro cari lettori che dopo le ultime due prove in studio era davvero difficile affrontare l'ascolto di 'Horror Vacui' senza pregiudizi di alcuna sorta. Per carità avrei potuto sbrigarmela ribadendo per l'ennesima volta i difetti di una proposta pacchiana e quasi insolente nel privare della meritata notorietà chi in Italia avrebbe qualcosa da dire sul serio oppure mi sarei potuto esimere da recensire l'album togliendomi un peso non indifferente. Il sottoscritto però – l'avrete cominciato a capire seguendomi – non ama i compromessi e se ne sbatte altamente di leggi di mercato e pressioni di case discografiche. Eccomi quindi a parlarvi del nuovo disco dei Linea 77 con la rassegnazione di chi fino all'ultimo ha sperato di trovarci qualcosa di totalmente diverso dalle oscenità pubblicate dopo 'Ketchup Suicide'. L'inizio ricorda tra l'altro quell'opera svilita delle chitarre e delle ritmiche che accompagnavano i live del gruppo pur possedendo un'invidiabile serie di ritornelli efficaci. 'The Sharp Sound Of Blades' fa quindi da intro all'unico pezzo in italiano non ridicolo del lotto. Dopo 'Sempre Meglio' infatti troviamo 'Grotesque', 'Il Mostro' e 'Sogni Risplendono' che ci riportano alla mente tutti i motivi per cui abbiamo odiato i Linea 77 negli ultimi tempi. Colpisce come la produzione volendo internazionalizzarsi abbia perduto in corposità e compattezza assomigliando a quella degli ultimi Glassjaw ma quasi fosse stata registrata su un due piste e non in uno studio professionale della città degli angeli. Da questo momento fino alla conclusione di 'Touch' i termini vuoto, vacuo, inutile sono quelli che maggiormente sfiorano il mio intelletto. Con tutta la buona volontà e' impossibile difendere i Linea 77 e la strada che ormai hanno preso i torinesi difficilmente ci riconsegnerà la band che agli esordi faceva letteralmente esplodere i locali dove andavamo a ballare i singoli di Korn e Deftones. La triste realtà di 'Horror Vacui' è quella di un album meno deprimente di 'Available For Propaganda' ma povero di idee e fin troppo incline al verbo italico.

DIVINE | 14:29 | metal, crossover

+ giovedì, novembre 13, 2008 +

Leviathan
Massive Conspiracy Against All Life


Chi si è visto recentemente trasportare agli inferi dalle amene figure che rispondono al nome di Wolves In The Throne Room e Deathspell Omega troverà sollievo nelle note putride e maldicenti di Leviathan. L’interpretazione progressiva del black metal di Wrest si scontra più volte con quella disperazione sotterranea che i primi due dischi non riuscivano, vuoi per carenze tecniche e di produzione vuoi per una minore urgenza compositiva, a trasmettere con tale efficacia. Il viaggio che si intraprende con 'Massive Conspiracy Against All Life' è invece di quelli che non conoscono la parola ritorno. L'agghiacciante apertura 'Vesture Dipped In The Blood Of Morning' e 'VI-XI-VI' i pezzi migliori di questo album che conferma il buono stato di salute del black metal statunitense. Altrove vi imbatterete in suoni più corposi e minacce consolidate. Qui invece c'è solo un profondo senso di desolazione, chitarre che rovistano nel marciume per trovare qualche suppellettile e l'odio di Wrest nei confronti di tutto quello che viene comunemente chiamato società moderna.

DIVINE | 01:09 | metal

+ lunedì, novembre 10, 2008 +

Aura
A Different View From The Same Side


Dopo oltre dieci anni di attività underground arriva al debutto su lunga distanza questo quartetto campano influenzato dai maestri del prog sia in campo metal che più semplicemente rock. 'A Different View From The Same Side' viene aperto dalla raffinata 'At Opened Eyes' e subito vengono alla memoria i momenti migliori dei Fates Warning. Il disco vive poi qualche periodo di stanca mostrando una discreta preparazione tecnica ma anche qualche ingenuità di troppo a livello degli arrangiamenti. 'I Will Be There For You' prende spunto dai Queensryche dei tempi d'oro mentre i due movimenti che segnano l'evolvere della traccia che dà il titolo all'album sono caratterizzati dal giusto equilibrio tra passione, grinta e doti strumentali. Nulla da eccepire sulla voce di Giovanni Trotta che svolge il suo compito con perizia e talento. Il resto della band dovrà invece fare un salto qualitativo se si vorranno perseguire obiettivi sempre più grandi.

DIVINE | 16:05 | metal

+ domenica, novembre 09, 2008 +

Nettlethrone
Dissonant Progression


I Nettlethrone si sono formati quasi otto anni fa nei sobborghi di Ankara in Turchia ma giungono solamente adesso al debutto su lunga distanza dopo un demo ottimamente recensito su varie riviste specializzate e i necessari cambi di line-up. 'Dissonant Progression' è un disco di death metal melodico senza troppi orpelli che guarda chiaramente ai padri scandinavi ma non per questo si perde in puerili operazioni di clonaggio. Al contrario l'inclinazione del gruppo ad irrobustire le parti ritmiche con partiture intricate – davvero valido il batterista Kaya Ozgen Yalcin - e spesso dissonanti tra loro rende canzoni quali 'Preaching The Crisis Discipline' e 'A Vindication' più che originali. Volendo fare un paragone potremmo chiamare in causa gruppi come Arch Enemy o At The Gates ma la voce di Mustafa Yildiz sposta presto l'attenzione sulle caratteristiche peculiari della band che con il passare dei minuti scopre le proprie carte inserendo passaggi strumentali e visioni acustiche per sottolineare il lato malinconico della propria proposta. Importante il contributo di Mehmet Stevenson (Self Torture) e Erkan Tatoglu (Suicide) rispettivamente su 'Aesthetics Of A Dead Art' e 'Within These Walls'. Mi sorprenderei se non catalizzassero presto l'interesse di una label importante.

DIVINE | 06:23 | metal

+ venerdì, novembre 07, 2008 +

Kreator
At The Pulse Of Kapitulation


L'esperienza di 'Enemy The God Revisited' ha consigliato ai Kreator di proseguire per la strada dei dvd e l'occasione migliore che si è prestata è stata quella di rieditare totalmente lo storico 'Live In East Berlin' che segnò il vero e proprio ingresso della musica metal in una capitale della Repubblica Federale Tedesca che aveva subito privazioni per decenni. Il contesto nel quale la performance di Mille Petrozza e soci si è svolta va quindi ben oltre il livello tecnico dell'esibizione stessa anche se 'Extreme Aggression', 'Flag Of Hate', 'Betrayer' e 'Awakening Of The Gods' riescono sempre a brillare per tenacia e aggressività. L'aspetto più interessante di questa release è proprio la capacità delle canzoni e dei musicisti in questione di trasmettere il feeling e l'atmosfera di una Berlino colta nel suo confuso splendore all'indomani del tanto agognato crollo del muro. Insieme alla versione audio del live troviamo la raccolta di video denominata 'Hallucinative Comas' utilizzata come colonna sonora di un cortometraggio splatter girato da Andreas Marschall e intitolato 'Dr. Wagner'. I video inclusi sono quelli di 'People Of The Lie', 'Twisted Urges', 'Coma Of Souls' e 'Terror Zone'.

DIVINE | 14:06 | metal

+ martedì, novembre 04, 2008 +

Trivium
Shogun


Come il migliore dei pugili una volta spinto l'avversario verso l'angolo sa mantenere la posizione con la frequenza dei pugni e l'esperienza allo stesso modo i Trivium in questi anni hanno saputo far lievitare il proprio seguito in maniera spasmodica senza cadere nel baratro della superficialità. Per fare questo il gruppo di Orlando si è letteralmente ancorato a quelli che sono da sempre gli stilemi del thrash metal anni ottanta che guarda caso sta tornando a riscuotere un successo meritato dopo un lungo periodo di oblio. Inutile dire che 'Shogun' non si discosta molto dai precedenti 'Ascendancy' e 'The Crusade' anzi di entrambi i dischi coglie gli elementi distintivi e li dilata in senso estremo e vincente quasi ci trovassimo di fronte alla massima sintesi del loro concetto di musica. Questo in fondo è il pregio e il difetto di un disco che certo non inventa niente ma procede come in una solenne marcia militare nella totale devastazione di tutto quello che gli si para incontro. Stavolta Matt Heafy ha dato spazio all'immaginario bellico orientale dotando le undici canzoni di una produzione secca e reazionaria che stacca efficacemente con quella del mucchio metalcore. Chi aveva criticato 'The Crusade' per l'eccessiva derivazione di una proposta che chiamava ripetutamente in causa i Metallica troverà anche in pezzi come 'Into The Mouth Of Hell We March' e 'Insurrection' evidenti richiami a icone del metal quali Megadeth e Iron Maiden ma con un ascolto attento potrà anche compiacersi della ritrovata maturità del growl di Heafy e della scelta di abbracciare ritmiche e arrangiamenti più personali. Il risultato è una continua esplosione sonora che tocca il suo apice nel primo singolo 'Down From The Sky' e nella meravigliosa 'Of Prometheus And The Crucifix' un pezzo capace sul serio di riscrivere la storia. Il rovinoso death di 'Torn Between Scylla And Charybdis' e il tributo al tanto osannato 'Ascendancy' che risponde al nome di 'He Who Spawned The Furies' contribuiscono a elevare l'album a livelli di grazia e potenza assoluta. Tra i sette minuti iniziali di 'Kirisute Gomen' e gli undici conclusivi di 'Shogun' accade pure di imbattersi in qualche passaggio monotono come 'The Calamity' ma la sensazione è quella di avere tra le mani un ingranaggio calibrato alla perfezione per entusiasmare le generazioni più datate e sottomettere i ragazzini.




DIVINE | 22:31 | metal

+ lunedì, novembre 03, 2008 +

Iced Earth
Overture Of The Wicked


Pubblicare un maxi singolo un paio di mesi prima del full length è un'abitudine consolidata del metal che non ho mai troppo apprezzato. Stavolta però devo inchinarmi dinnanzi a Jon Schaffer che sembra davvero sul punto di pubblicare il capolavoro di una vita. In attesa di 'Framing Armageddon (Something Wicked Part 1)' ecco il nuovo singolo 'Ten Thousand Strong' che illumina ancora una volta le qualità vocali di Tim 'Ripper' Owens capace di ergersi monumentale su una base solidissima dall'impatto moderno. C'è ancora qualcuno che rimpiange il tono evocativo di Barlow ? Può essere ma il sottoscritto trova che gli Iced Earth non siano mai stati tanto vicini all'esplosione definitiva e l'ex Judas Priest non può essere che un fattore importante. Il resto del singolo è un omaggio alla trilogia che chiudeva 'Something Wicked This Way Comes' i quali contorni della saga vengono ripresi nel nuovo disco. 'Prophecy', 'Birth Of The Wicked' e 'The Coming Curse' sono state quindi registrate e prodotte nuovamente dando loro maggior respiro e puntando ancora una volta l'accento sulla loro epicità travolgente. Se queste sono le premesse..

DIVINE | 17:54 | metal

+ giovedì, ottobre 30, 2008 +

Emancer
Twilight And Randomness


Giunti al quinto lavoro in studio i norvegesi Emancer mostrano evidenti miglioramenti tecnici e un'accentuata vena progressive sviluppatasi in questi ultimi anni di attività che infonde ai brani quella varietà che forse un tempo mancava. 'Twilight And Randomness' sembra volere dilatare le idee espresse col precedente 'The Menace Within' e distinguersi per originalità in un momento in cui il black metal prova a ritrovare una sua identità. Le canzoni hanno una durata media di sei minuti e questo dà l'idea di come l'aggressività della band non sia stata necessariamente mitigata ma in ogni caso diretta verso un'elaborazione dei tessuti ritmici e melodici più intricata. 'The Pointing Finger' e 'Cunning Vital Guardian' sono senza dubbio i pezzi più incisivi di questo album che pecca solamente in una parte lirica incapace per il momento di fare la differenza. Molto intrigante anche il finale con 'The Rewarding Schemes' e 'Winged Omniscience' che mostrano come in Norvegia quando si parla di black metal sperimentale o comunque di avanguardia non esistono solamente i Solefald.

DIVINE | 08:31 | metal

+ martedì, ottobre 28, 2008 +

Satyricon
My Skin Is Cold


Uscita abbastanza controversa questa dei Satyricon che danno alle stampe una sorta di singolo come anteprima del nuovo album in uscita entro l'inverno. Niente da dire su 'My Skin Is Cold' che è un pezzo in bilico tra le tentazioni melodiche di 'Now, Diabolical' e quella che immagino possa essere la nuova tensione lirica e sonora sprigionata dal prossimo lavoro in studio. Il pezzo si lascia apprezzare per una maggiore epicità rispetto a canzoni quali 'The Pentagram Burns' e 'K.I.N.G.' che permisero a Satyr e Frost di far crollare le claustrofobiche pareti del black metal norvegese. Seguono due b-sides dell'edizione giapponese di 'Volcano' e due pezzi dal vivo suonati con l'orchestra tra i quali spicca la sempre efficace 'Mother North'. Troppo poco a mio avviso per potere rendere davvero interessante questa release ma la curiosità su quello che sapranno dire in futuro i Satyricon rimane eccome.

DIVINE | 21:52 | metal

+ domenica, ottobre 26, 2008 +

Hindvir
Roth Cingetos Taxomaria


Davvero poche emozioni da questo esordio tinto di nero che conferma come la Francia rappresenti una scena in fermento in campo black metal. Peccato che a scapito dell'originale titolo 'Roth Cingetos Taxonaria' gli Hindvir non facciano molto più che copiare a diritto e rovescio gruppi quali Enslaved, Immortal e Windir mostrando ancora evidenti limiti di personalità. 'Howl Of The Iron Bells', 'The Evening Lights' e la conclusiva 'Tears Of The Gods' i pezzi che spiccano tra qualche passaggio a vuoto e momenti acustici che tendono a smorzare l'impatto generale. La tecnica di base è comunque buona e i margini di miglioramento notevoli quindi non condanniamo in prima istanza i transalpini ma vediamo come si evolverà il loro viking pagan black metal..

DIVINE | 01:44 | metal

+ venerdì, ottobre 24, 2008 +

Raunchy
Velvet Noise Extended


In attesa del successore di 'Death Pop Romance' che dovrebbe essere nei negozi a giugno i danesi Raunchy ristampano il loro debutto aggiungendo quattro bonus tracks assolutamente innocue. Per quanto riascoltare i pezzi dell'album sia significativo in merito all'evoluzione pop-industrial di un gruppo che nasce negli anni novanta in totale adorazione della Bay Area e della scena death melodica, non è possibile commentare positivamente un'operazione commerciale condita da due cover riuscite male come 'Last Christmas' (Wham) e 'From Out To Nowhere' (Faith No More) e due inediti che non fanno sperare troppo bene per il futuro. Augurandomi che il nuovo album di Kasper Thomsen e soci sia su tutt'altro piano e livello sconsiglio l'acquisto e la perdita di tempo.

DIVINE | 16:48 | metal

+ mercoledì, ottobre 15, 2008 +

Stonegard
From Dusk Till Doom


Dopo avere bruciato le cinquemila copie della prima edizione gli Stonegard ripropongono il loro secondo lavoro in studio in questa 'european edition' a cura dell'attiva Indie Recordings. 'From Dusk Till Doom' è un disco che focalizza maggiormente il discorso intrapreso con l'ottimo debutto di tre anni fa intitolato 'Arrows'. Si ha l'impressione che pur lasciando spazio alla melodia il gruppo norvegese abbia voluto rendere la propria proposta più granitica e solida in prospettiva live e su questo avranno certamente inciso i concerti in patria a supporti di band del calibro di Black Sabbath, Korn, Slipknot e System Of A Down. L'iniziale title track e 'Morpheon' danno subito idea dell'impatto di Torgrim Torve e soci ma è con 'Crooked Feathers' che si raggiunge probabilmente l'apice del disco. Tra attitudine stoner, rimandi thrash e addirittura il growl della conclusiva 'Locust' ce n'è per tutti i gusti. L'importante è non accontentarsi e proseguire diritti per la propria strada.

DIVINE | 15:21 | metal

+ lunedì, ottobre 06, 2008 +

Cult Of Luna
Eternal Kingdom


Quando i Cult Of Luna si toglieranno dall'ombra degli Isis troveranno sicuramente la consacrazione definitiva. Al momento continuano a pubblicare dischi di grande impatto emotivo e fisico ma pare mancare ancora quel salto di personalità che renderebbe alcune parti ritmiche e la voce di Klas Rydberg indenni da qualunque critica. 'Eternal Kingdom' è un album subdolo che sa ammorbarti con 'Owlwood' e la title track trasmettendoti la convinzione che nulla sia cambiato da 'Somewhere Along The Highway' per poi lasciarti a terra sconfitto e devastato dalle mirabili melodie di 'Ghost Trail' e le sconfinate distese di feedback che prendono il nome di 'Mire Deep' e 'Curse'. Tutto questo prima di un finale che definirei sperimentale nel quale i Cult Of Luna provano a crearsi un autonomo senso di costrizione e claustrofobia per poi implodere insieme all'ascoltatore col cessare stanco delle note dell'album. 'Ug'n' e 'Following Betulas' terminano quindi il contorno di una storia noir e poetica che accompagna l'innata passione per i tempi dilatati dei ragazzi di Umeå. Grande disco ma da una band del genere desideriamo l'apice assoluto e forse si nasconde veramente oltre il regno eterno.

DIVINE | 14:35 | post rock, metal

+ venerdì, ottobre 03, 2008 +

Infernaeon
A Symphony Of Suffering


Gli Infernaeon nascono tre anni fa in Florida e sono naturalmente affascinati dalle rovine del glorioso death metal prodotto da quelle parti così come dal putrido black norvegese. Il gruppo ruota attorno a due ex Monstrosity il cantante Brian Werner e il chitarrista Sam Molina che con 'A Symphony Of Suffering' tentano di aprirsi strade più originali di quelle percorse in passato. 'The Oracle Of Armageddon' e 'March Of Death' sono sicuramente i pezzi più incisivi del lotto e non a caso sono i due che vedono una partecipazione esterna. Nel primo caso Ben Falgoust (Soilent Green) si unisce nello scream a Werner mentre nel secondo troviamo Keith DeVito (Catastrophic) e il risultato è ancora più triviale seppure un po' scontato. Sottolineando il grido ferale di quaranta secondi senza respirare del loro singer in 'Sleeping God' e il mastering effettuato da Erik Rutan (Hate Eternal, Morbid Angel) gli Infernaeon provano a farsi pubblicità considerato che sono solo all'inizio di un'ardua salita.

DIVINE | 15:02 | metal

+ giovedì, ottobre 02, 2008 +

Raintime
Flies & Lies


Quando due etichette come la Lifeforce e la Bieler Bros. decidono di puntare su un gruppo italiano sarebbe come minimo controproducente non compiacersene e non elencare le qualità dei ragazzi in questione. Con questo non voglio dire che 'Flies & Lies' non meriti l'attenzione ricevuta. Al contrario trattasi di un disco solido e privo di riempitivi o brani scadenti se escludiamo una cover di 'Beat It' fuori luogo e scontata. I Raintime propongono un death melodico di sicuro effetto e chiara influenza Soilwork/In Flames che accoglie al suo interno passaggi epici e stacchi melodici commerciali quanto basta per avere un buon riscontro di vendite. Le comparsate di Jacob Bredahl (Hatesphere) e Lars F. Larsen (Manticora) aumentano lo spessore del materiale proposto mentre la produzione di Tommy Hansen stavolta non convince e appare decisamente povera. L'evocativa title track e 'Rolling Chances' infondono potenza e dinamismo all'incipit del disco che scorre via piacevolmente alternando momenti più leggeri ('Finally Me') e altri dal grande impatto ('Another Transition' e 'Burning Doll'). Questi ragazzi hanno tutto per sfondare ma per farlo dovranno considerare 'Flies & Lies' un buon punto di partenza e non certo di arrivo.

DIVINE | 17:50 | metal

+ mercoledì, ottobre 01, 2008 +

Motorhead
Motorizer


Ritorno solido e quadrato come non mai per i Motorhead che incuranti degli anni che passano continuano a produrre dischi di valore e girare il mondo in tour come fossero ventenni. La scomparsa di Snaggletooth non ha certo avvilito Lemmy e soci che con 'Motorizer' hanno voluto appesantire di nuovo la loro proposta dopo un 'Kiss Of Death' che aveva lasciato qualcuno a bocca asciutta. Il precedente 'Inferno' rimane a mio parere l'album migliore della nuova era e il raffronto è ancora difficile ma senza darsi per vinti gli inglesi sono tornati negli studi losangelini di Dave Grohl regalandoci almeno quattro-cinque tracce in grado di competere con i classici dal vivo. Tra tutte citerei la rocciosa 'When The Eagle Screams' e 'The Thousand Names Of God' che dopo un paio di filler chiude l'album tuonando quasi stesse arrivando un temporale. Nell'ascolto vi imbatterete poi in pezzi fatti apposta per essere suonati live come 'Back On The Chain' e altri divertenti quali 'Runaround Man' e 'Rock Out' un chiaro tributo ai primi anni ottanta. Una certezza assoluta..

DIVINE | 00:01 | metal

+ lunedì, settembre 29, 2008 +

Epica
The Divine Conspiracy


La grande attesa che col passare dei mesi si era delineata attorno al nuovo disco degli Epica è stata sicuramente ripagata. 'The Divine Conspiracy' è senza dubbio il lavoro più vario e completo della creatura di Mark Jansen che dopo la sua dipartita dagli After Forever ha concentrato i suoi sforzi nella ricerca di arrangiamenti che distinguessero la band nell'affollamento female-fronted. Sia nelle parti più sinfoniche che in quelle esclusivamente pop il gruppo ha il pregio di non fare troppo il verso a Nigthwish e Evanescence permettendo a chi ascolta di focalizzarsi sui progressi avvenuti a livello di composizione e arrangiamento. Colpisce la produzione in grado di rendere efficaci e potenti le chitarre anche quando è la splendida voce del mezzo soprano Simone Simons a tracciare i contorni di un suono più live e diretto di un tempo. Alle parti orchestrali si aggiunge infatti l’impressionante lavoro dietro le pelli del session man Ariën van Weesenbeek (God Dethroned) che demolisce ogni tentativo di indirizzare il sound della band verso deboli coordinate commerciali. Se si considerano le difficoltà di Nightwish e The Gathering – entrambe costrette a cambiare frontman dopo parecchi anni - e lo sguardo rivolto oltre oceano di Lacuna Coil e Within Temptation si evince che gli Epica possono davvero ambire a posizioni di rilievo nella scena europea.

DIVINE | 15:52 | metal

+ domenica, settembre 28, 2008 +

Sonic Syndicate
Love And Other Disasters

Quando una label come la Nuclear Blast punta così forte su un gruppo di ragazzini e alla produzione di un disco lavorano personaggi del calibro di Roberto Laghi (In Flames), Jonas Kjellgren (Scar Symmetry) e Achim Koehler è inevitabile che si crei l'alone dell'evento attorno alla release in questione. 'Love And Other Disasters' conferma le doti degli svedesi anche se personalmente lo trovo più scontato e meno efficace del precedente 'Only Inhuman' forse anche solo perché certe operazioni di clonaggio e cali di tensione non si concedono più al terzo lavoro in studio. Canzoni come 'Encaged' e il primo singolo 'Jack Of Diamonds' hanno tutto per fare breccia nell'animo di chi aveva apprezzato il precedente album anche se l'eco degli In Flames a volte è troppo forte. Molto meglio pezzi come 'Power Shift' e 'Damage Control' che svelano il tentativo di sperimentare e premono il pedale sull'acceleratore al momento giusto mostrando le qualità tecniche del chitarrista Roger Sjunnesson. Attendiamo con fiducia ulteriori e più interessanti evoluzioni.

DIVINE | 11:52 | metal

+ mercoledì, settembre 24, 2008 +

Destruction
D.E.V.O.L.U.T.I.O.N.


In questo periodo sto concentrando il mio interesse sugli albori del thrash nella Bay Area e il raffronto con la scena tedesca è quanto mai ricco di spunti. I venticinque anni di esistenza dei Destruction celebrati con questo album sono una coincidenza che non può essere lasciata disattesa. Tra alti e bassi il vecchio Schmier è riuscito a portare avanti il suo progetto principale dando vita a quella che può essere considerata una nuova era supportata dal rispetto di critica e colleghi così come da un livello compositivo mai scemato nel banale. 'D.E.V.O.L.U.T.I.O.N' è un disco che ti assale dal primo all'ultimo momento e sebbene dopo tanti anni la ricetta dei Destruction sia consolidata non si può ancora fare a meno di pezzi quali 'Elevator To Hell' e 'Offenders Of The Throne' che offrono uno smaccato tributo a quel movimento grandioso che si sviluppò in Germania a metà degli anni ottanta. Con 'Last Desperate Scream' i tedeschi tentano di muoversi su coordinate più moderne con ottimi risultati ma alla fine l'apice dell'album viene toccato con la classica 'The Violation Of Morality' e non potrebbe essere diversamente. Sul disco troviamo ospiti di riguardo come Vinnie Moore, Gary Holt degli Exodus e Jeff Waters degli Annihilator che a mio parere rimane il gruppo che più di ogni altro ha assorbito la lezione dei Destruction nel corso degli anni. Alla riuscita di 'D.E.V.O.L.U.T.I.O.N' contribuisce senza mezzi termini Marc Reign con alcuni passaggi di batteria da strapparsi la pelle di dosso. Un commento a parte riguarda la totale precarietà in cui vive colui che deve recensire promozionali oberati di voice over che vorrebbero limitare lo scarico dei dischi in questione. Per quanto possa essere dubitabile tale mezzo la frustrazione e le reali difficoltà con cui noi giornalisti dobbiamo avere a che fare sono davvero inaccettabili. Pare impossibile che non si capisca che in questo modo a rimetterci sono gli stessi gruppi.

DIVINE | 08:09 | metal

+ lunedì, settembre 22, 2008 +

Shadow Gallery
Prime Cuts


'Prime Cuts' si eleva a testimonianza dell'era Magna Carta l’era Magna Carta per una band capace di brillare nella scena progressive attuale per talento e personalità. Una raccolta utile solamente a coloro che non hanno familiarità con il primo materiale della band anche perchè i 'cosidetti' inediti corrispondono solamente alla demo version di 'Carved In Stone' e due remix. Davvero poco considerato che l'edizione limitata dell'ultimo 'Room V' (uscito per Inside Out) era decisamente interessante e che certe retrospettive stanno sempre più perdendo il loro valore nell'era di internet e del file sharing esasperato. Nonostante le premesse è sempre un piacere ascoltare la calda voce di Mike Baker e il preciso drummin' di Joe Nevolo (se leggete nei crediti Ben Timely è il nome dato dal gruppo alla drum machine Alesis HR-16 usata nel loro primo album). Tra i brani selezionati spiccano ‘Hope Of Us’ e ‘The Final Hour’ tra i migliori estratti della discografia degli americani. Consigliato a chi ha dormito in questi anni.


DIVINE | 14:47 | metal

+ domenica, settembre 21, 2008 +

Droid
Droid


I Droid vagano da tempo nell'immaginario di noi amanti del nu metal come una delle tante promesse mancate o costantemente sul punto di esplodere. Alla fine il debutto dei californiani è realtà grazie alla Emotional Syphon Recordings etichetta di Munky Shaffer dei Korn che come nella tradizione della Elementree non perde occasione per supportare persone vicine al loro entourage. L'unico difetto di questo album è che alcuni brani suonano un po' vecchi come se fossero stati registrati quattro-cinque anni fa e pubblicati solo adesso. Per il resto ci troviamo di fronte a dodici pezzi di grande impatto, mixati con scontata efficacia da Tue Madsen e pronti a colpirvi in faccia in qualsiasi momento. Mentre l'iniziale 'The Resurrection' e 'Salt The Graves' fanno vagamente il verso a principi metalcore 'Fueled By Hate', God Of Anger' e 'Built To Last' costituiscono le basi per un assalto ultramoderno e freschissimo nel quale le chitarre imperversano a dettare il ritmo di una distruzione sistematica e impossibile da frenare. Splendida l'accoppiata 'Withdrawals Of Me' e 'Vengeance Is Mine' (tracce del Chino Moreno di 'White Pony') a metà di un disco che non perde mai tono nel suo scorrere verso la pace dei sensi ('Together We Die') e il solenne abbandonarsi ('My Oath') al trasecolare degli eventi. Spero con tutto il cuore che questo disco apra loro le porte che meritavano di trovare spalancate già qualche anno fa.

DIVINE | 01:03 | metal, crossover

+ domenica, settembre 14, 2008 +

Danzig
The Lost Tracks Of Danzig


Al buon Danzig non si può certo rimproverare di essere assente dal mercato o avere minimamente intaccato la costanza della sua produzione discografica negli ultimi anni. A meno di un anno di distanza dal secondo capitolo di ‘Black Aria’ Danzig regala ai suoi seguaci un lussurioso digipack con ventisei inediti e versioni alternative che temporalmente si collocano tra le prime session del 1987 fino a quelle relative a ‘Circle Of Snakes’ risalenti a tre anni fa. In un booklet estremamente curato l’ex Misfits accompagna ogni brano con una nota personale specificando che non ci troviamo di fronte a scarti di basso livello ma a brani che non sono stati inseriti nei rispettivi album solo perché lontani dal concept o dal tema generale che si voleva creare di volta in volta. Sorprendono piacevolmente ‘Pain Is Like An Animal’, ‘You Should Be Dying’, la versione acustica di ‘Come To Silver’ e ‘I Know Your Lie’. Da segnalare anche le riletture di ‘Buick McKane’ (T-Rex) e ‘Cat People’ (David Bowie) e la splendida copertina realizzata da Simon Bisley (Judge Dredd, Batman) col quale Danzig ha recentemente collaborato per ‘Drukija, Contessa Of Blood‘. L'importante è non lasciarsi scappare niente.

DIVINE | 15:34 | metal

+ domenica, settembre 07, 2008 +

Alice Cooper
Along Came Spider


C'è un serial killer di nome Vincent Damon Furnier che tutti voi conoscete come Alice Cooper e da oltre quarant'anni prosegue nel disturbante tentativo di rappresentare un'alternativa credibile al tipico show perbenista rivolto alle puritane famiglie americane. Riuscendoci quasi sempre peraltro considerati i numerosi successi che hanno costellato la sua invidiabile carriera. Naturalmente negli ultimi lustri efficacia e costanza sono state minate dai segni del tempo e una sempre più collocazione di un artista tanto particolare nei brevilinei e poco generosi tempi moderni. Nonostante questo Alice Cooper è sempre qui, a ricordarci come si scrivono grandi canzoni senza troppi compromessi. 'Along Came A Spider' vede il ritorno al concept con chiari riferimenti allo storico 'Billion Dollar Babies' e ai più recenti 'The Last Temptation' e 'Brutal Planet'. La storia è quella di un omicida seriale guidato dal macabro progetto di costruire un ragno con gli arti delle sue vittime avvolte nella seta che nel suo ignobile intento si innamora della sua potenziale ultima vittima rischiando di compromettere l'intero piano. Lo svolgersi delle pagine di questo immaginario diario accompagna un hard rock che sa essere corposo come un tempo grazie anche alla preziosa collaborazione di Slash in 'Vengeance Is Mine' a mio parere il miglior singolo di Alice Cooper dai tempi di 'Hey Stoopid!'. Altri pezzi che spiccano sono 'Catch Me If You Can', '(In Touch) Your Feminine Side' con Ozzy Osbourne alle armoniche e il ballatone vecchio stile 'Killed By Love'. Per carità i passaggi a vuoto (soprattutto la prima 'Know Where You Live') ci sono ma sfido chiunque avrebbe anche solamente pensato di ritrovarsi ancora tra i piedi un personaggio del genere con questa energia e voglia di mettersi di nuovo in gioco.

DIVINE | 17:26 | metal

+ martedì, settembre 02, 2008 +

Anew Revolution
Rise


Il nu metal è finito, morto, sepolto. Addirittura l'hanno capito anche i bambocci che nell'armadio tenevano soltanto magliette extra large di Korn e Slipknot e hanno dovuto necessariamente adeguare il loro vestiario. Lo scossone metalcore non è riuscito però a travolgere per intero quella generazione che dalla seconda metà degli anni novanta in poi aveva creduto in un musica ossessiva, melodica, urgente e sperimentale capace di riscrivere le regole del metal moderno. Tra questi reietti, senza sonno o alcuni di voi diranno incapaci di guardarsi attorno troviamo Joey Duenas che nel citato periodo di fulgide uscite trovò il modo di stupirci con gli Unloco uno dei gruppi capaci di avvicinare la maestosità dei Deftones. Consolidato il suo rapporto con altri sopravvissuti quali Frank Salvaggio e Rob Urbani ovvero la sezione ritmica degli Slaves On Dope e trovato nei meandri di Austin un chitarrista pazzesco che risponde al nome di Shaun Stockton il buon Duenas ha pensato bene di risvegliare i nostri istinti primordiali e provocare più di una polluzione notturna con questo bollente nuovo progetto denominato Anew Revolution. Il loro debutto per Koch è un assalto premeditato che pone le sue basi sul groove di 'Rise', 'Done' e 'Saddest Song' ma sa anche indossare una superba veste melodica con l'epica ballata 'Let Go' e la rilettura di 'True Faith' dei New Order. La produzione di Mudrock (Godsmack) fa in modo che nulla rimanga inatteso e tutto esploda a volumi insani come ai bei tempi. Non è nostalgia è solamente la certezza di avere scoperto un grande gruppo tra le rovine.

DIVINE | 19:58 | metal, crossover

+ lunedì, settembre 01, 2008 +

Slipknot
All Hope Is Gone


Dopo innumerevoli ascolti penso che potrei scrivere decine e decine di pagine su questo disco tanto è il trasporto emotivo che ne è derivato e tanti sarebbero gli elementi da sottolineare. Dovendo necessariamente fare una selezione partirò dicendo che 'All Hope Is Gone' è il capolavoro estremo dell'anno e un album totalmente diverso da 'Vol.3: The Subliminal Verse' seppure a esso complementare. La grandezza degli Slipknot è stata quella di sapere proseguire per la propria strada calpestando i resti del nu metal e trovando conforto nel recupero sistematico e travolgente delle icone musicali e dei generi che hanno ispirato la loro ascesi. Il gruppo dello Iowa seppellisce tutti mostrando una padronanza assoluta in generi quali il thrash e il death che non sono più influenze dichiarate ma travi di sostegno basilari. Il cambio di produttore in favore di Dave Fortman si rivela estremamente funzionale a canzoni che suonano epiche come non mai e libere di esprimere la loro classicità. Al contrario melodia e sperimentazioni vengono a galla con meno frequenza e meno peso rispetto al disco precedente. Addirittura il finale dell'edizione limitata che comprende 'Child Of Burning Time', il Bloodstone remix di 'Vermillon pt. 2' e la bellissima 'Til We Die' sembra quasi irridere allo stremo delle forze di un ascoltatore schiacciato da quanto avvenuto poco prima. Dopo un'angosciante intro si parte con 'Gematria (The Killing Name)' e signori dopo anni che scrivo di musica posso assicurarvi che le mie orecchie non avevano mai sentito una batteria del genere. Joey Jordison si erge al di sopra di tutto e tutti sventrando ogni telaio strutturale e qualunque esempio posticcio di canzone. Non c'è scampo dinnanzi alle ritmiche degli Slipknot e quando il clima pare rasserenarsi un attimo ci pensa Corey Taylor in stato di grazia a dare il via all'ennesima calcolata distruzione. 'Sulfur', 'Psychosocial' e 'This Cold Black' rovistano tra le idee di Jim Root, esplodono in tutta la loro forza grazie a percussioni e disturbi industriali e trovano infine il loro riposo introducendo nel primo caso il midtempo 'Dead Memories' che richiama a gran voce i Metallica e nel secondo la statuaria 'Wherein Lies Continue'. Mostruoso anche l'impatto di 'Gehenna' e della title track ma arrivati a quel punto non c'è più da stupirsi. Nemmeno di una ballata distorta quale 'Snuff' che fa chiaramente l'eco agli Stone Sour e che sembra lontana anni luce anche dai versi subliminali che avevano staccato in maniera netta col primo periodo del gruppo. Il destino è qualcosa da cui non ci si può sottrarre e quindi verrete sistematicamente travolti e ci vorranno dei giorni prima che riuscirete ad ascoltare altre cose. America is a killing name..


DIVINE | 14:18 | metal, crossover

+ domenica, agosto 31, 2008 +

Rob Rock
Garden Of Chaos

Non fatico a definire 'Garden Of Chaos' il migliore tra i dischi solisti di Rob Rock un cantante che sembra rinato al cospetto di una modernità che ha travolto molti cantanti/musicisti della sua generazione. L'ex frontman degli Impelliteri si è affidato a personaggi del calibro di CJ Grinmark (che produce l'album), Roy Z (Bruce Dickinson), Gus G (Firewind), Bob Rossi e Jacob Hansen per queste undici canzoni che costeggiano tutte le sponde esplorate nella sua lunga carriera. Non c'è un solo pezzo che non meriti di essere ascoltato e questo grazie a una preparazione tecnico-compositiva sicuramente fuori dal comune ma soprattutto alla capacità delle parti vocali di variare continuamente le proprie caratteristiche peculiari e sfidare in modo coraggioso le produzioni di oggi. Splendide 'This Time Is The Last Time', 'Metal Breed' e 'Ride The Wind' che spiccano sul resto del materiale per dinamismo e rapidità nel rimanere incollate alla mente. Commovente la chiusura con 'Ode To Alexander' appena nato. Una ballata vecchio stile che illumina un album che nella sua costanza reazionaria farà felici coloro che ogni tanto hanno bisogno di fermarsi un attimo e godersi un'ora di ottima musica suonata come si deve.

DIVINE | 03:19 | metal

+ domenica, agosto 24, 2008 +

Testament
The Formation Of Damnation


Sembra assurdo affermarlo e suona strano sentirlo dire ma questa è la stagione del ritorno del thrash. Inutile girarci intorno, prima Death Angel e adesso Testament ci hanno seppellito con due masterpiece assoluti che non faranno fatica a entrare nella storia del genere. Come accaduto per l'immenso 'The Gathering', tra vicissitudini varie e un serio approccio compositivo, Chuck Billy e soci si sono presi tutto il tempo dovuto per completare undici tracce da strapparsi i capelli. Il ritorno nei ranghi di Alex Skolnick mi ha subito riportato alla mente la variabilità degli assoli di 'The Ritual' e lasciatemelo dire, ascoltarlo duettare con musicisti del calibro di Eric Peterson e Greg Christian è ancora un piacere che in pochi si possono trasmettere. Enorme anche l'apporto dietro le pelli di un Paul Bostaph in forma smagliante e capace di infondere alle tracce quel dinamismo killer che le rende fresche e moderne nonostante siano sempre legate a un genere consolidatosi decadi fa. Lo stupendo strumentale di Eric Peterson che introduce 'The Formation Of Damnation' permette di aprire la mente e scaldare i muscoli prima di due bordate quali 'More Than Meets The Eye' e 'The Evil Has Landed' – dedicata ai tragici fatti dell'11 settembre – che annichiliscono fin dalle prime note sfoderando un Chuck Billy in forma strepitosa. Seguono due pezzi, la title track e 'Dangers Of The Faithless', dove la rabbia repressa nei confronti del potere politico e cattolico diviene furia omicida sottoforma di thrash metal. La seconda parte dell'album è certamente più varia ma non per questo meno incisiva. 'Killing Season' è un macigno scagliato alla velocità della luce contro tutto e tutti godendo del pazzesco apporto di Andy Sneap dietro la console. 'False Evidence Appearing Real' il pezzo con cui Alex Skolnick si riappropria di una band e di una storia con cui aveva rotto in modo poco amichevole. Chiude infine la melodica 'Leave Me Forever' lasciandoci esterefatti di fronte a tanta grandezza. Fate vostro questo disco e consumatelo a forza di ascolti. La dannazione eterna è dietro l'angolo..

DIVINE | 11:52 | metal

+ sabato, agosto 23, 2008 +

Ministry
The Last Sucker


Sono perfettamente consapevole di correre il rischio di farvi credere di essere talmente dentro ai Ministry da ritenere il loro commiato oro prezioso e petrolio che lentamente sgocciola ricoprendo la pelle oltre i suoi effettivi meriti. Non potete però immaginare la sensazione che ho provato ascoltando il presente commiato. Per anni Al Jourgensen ha portato avanti un percorso personale di protesta e innovazione riuscendo a vendere più di un milione di copie con un disco ostico come 'Psalm 69' e sparando a zero sulle amministrazioni repubblicane che hanno rovinato l'economia americana e come sappiamo bene rappresentato un pericolo guerrafondaio in tutto il pianeta. La trilogia contro George W. Bush iniziata con 'House Of The Molè' e proseguita con 'Rio Grande Blood' giunge al termine ponendo la parola fine anche sui lavori in studio del gruppo in modo da non lasciare niente di intentato ma anche di non avvilire in nessun caso una carriera tanto straordinaria con dischi riempitivi e inutili concessioni al music business. 'The Last Sucker' non è però soltanto un ultimo malinconico saluto a coloro che hanno sempre condiviso la passione per i cingoli industriali e le privazioni noise digitali dei Ministry. Ci troviamo di fronte a un assoluto capolavoro che si muove ben oltre i confini dell'industrial o del metal e dimostra come Al Jourgensen abbia serbato le migliori invettive e canzoni per una fine più che gloriosa. Una volta vinta la battaglia contro l'eroina è stato molto più facile concentrarsi contro quel presidente che vuole la coincidenza lascerà l'incarico in contemporanea con l'uscita di questo album. Si parte con due mazzate nei denti come 'Let's Go' e 'Watch Yourself' con le chitarre di Tommy Victor e Sin Quirin che devastano letteralmente le contorsioni elettroniche create insieme all'ingegnere del suono John Bilberry. Le seguenti 'Life Is Good' e 'The Dick Song' sembrano scherzi del destino nelle mani di un combo di assassini seriali tanta è la perversione con cui le loro note si diffondono nell'aria. Dopo una 'Death And Destruction' che pare uscita da 'The Mind Is A Terrible Thing To Taste' l'ipotetica seconda facciata del disco ci regala un'assurda e potentissima cover di 'Roadhouse Blues' dei Doors che riconoscerete solamente dal cantato e un vero e proprio tributo di Burton C. Bell alla band che più lo ha influenzato in tanti anni di carriera. Dapprima con 'Die In A Crash' vengono riscritte le regole dell'industrial più ossessivo e catastrofico – roba che Trent Reznor non scrive da lustri tanto per intenderci – e poi nelle due parti di 'End Of Days' è un vero e proprio sabba infernale a prendere vita e deturpare ogni convinzione ci siamo creati nella nostra mente. 'The Last Sucker' vede tra i crediti anche altri musicisti del calibro di Paul Raven (Killing Joke), Joey Jordison (Slipknot, Korn) e John Bechdel (Killing Joke, Ascension Of The Watchers). Una sfilata da paura che fa sottofondo festoso e inebriante al crollare sistematico delle rovine dei Ministry su loro stessi. Un gruppo immenso che ci abbandona in modo enorme ricordandoci che è proprio alla fine dei nostri giorni che l'incubo della nostra esistenza diviene più reale. Das ende ist hier.

DIVINE | 12:56 | elettronica, metal

+ venerdì, agosto 22, 2008 +

Vanishing Point
The 4th Season


La ‘quarta stagione’ dei Vanishing Point rappresenta un punto di arrivo importante e la conferma di un talento già intravisto nelle precedenti release. Il gruppo guidato dal cantante di origini italiane Silvio Massaro supera di slancio i risultati raggiunti con ‘Embrace The Silence’ proponendo undici canzoni dotate di notevole dinamismo e freschezza sebbene molto articolate come in passato. Il prog metal degli australiani riesce a strappare consensi mostrando una notevole maturità compositiva e quella consapevolezza dei propri mezzi che forse ancora mancava in 'Embrace The Silence'. Sorprende la capacità penetrativa del singolo ‘Surrender’ ma anche la flessibilità di alcuni arrangiamenti che lasciano intendere il desiderio di non fossilizzarsi su archetipi troppo consolidati (‘Ashen Sky’ e la conclusiva ‘A Day Of Difference’). Alcuni stacchi power rimandano ai recenti Symphony X e alla fine ‘Hope Among The Heartless’ e ‘Behind The Open Door’ risultano i momenti più avvincenti di un album da ascoltare dalla prima all’ultima nota dimenticandosi per cinquanta minuti del gravoso peso della quotidianità. Una risposta chiara e decisa a tutti coloro che si chiedono quali siano le ambizioni del prog di oggi.

DIVINE | 00:44 | metal

+ martedì, agosto 19, 2008 +

10 Years
Division


Sputati fuori nel mentre il nu metal emetteva i suoi ultimi decadenti vagiti i 10 Years hanno avuto tre anni di tempo per potere capitalizzare nel migliore dei modi il riscontro più che discreto di 'The Autumn Effect'. Il prevedibile risultato è che la band del Tennessee si è costruita un'immagine più alternative diminuendo i passaggi carichi di tensione e ripulendo le parti melodiche. Quello che ci troviamo tra le mani è quindi un disco senza troppe pretese, costruito su ritornelli di facile presa e con quattro-cinque canzoni di ottima fattura che non avrebbero sfigurato sul recente 'Minutes To Midnight' dei Linkin Park tanto per fare un paragone eccellente. Il primo singolo 'Beautiful' tenterà di ripercorrere la strada di 'Wasteland' ma anche 'Just Can't Win', 'Actions And Motives' e 'Picture Perfect' hanno tutto quello che serve per sfondare nelle radio americane. Quanto basta per godere di qualche secondo di celebrità ma non sufficiente per mantenere una solida reputazione.

DIVINE | 19:59 | rock, metal

+ lunedì, agosto 18, 2008 +

Inbred
The Retrieval Of Beauty


Nello speciale online Italian Core abbiamo mostrato come la scena italiana abbia generato cinque-sei gruppi di assoluto livello in grado di competere con i colleghi oltre oceano. Dall'ascolto di questo debut album emerge chiaro e lampante come anche in Spagna non stiano certo a guardare. I madrileni Inbred propongono infatti dieci canzoni immerse nell'immaginario limbo tra Underoath e As I Lay Dying. Il contributo personale di Daniel Anastasio e soci è ogni modo elevato e come nel caso dei 'nostri' Figure Of Six si ha finalmente l'impressione di trovarsi di fronte a gruppi incapaci di limitarsi solamente a copiare o eseguire il compitino e coraggiosi nel tentare di percorrere strade se non sperimentali comunque innovative. 'Sunset Will Not Fade' e 'The Tempest' sono due pezzi pazzeschi che necessiteranno di pochi secondi per catalizzare la vostra attenzione. Andando avanti con il disco ci imbattiamo invece in canzoni quali 'Unfinished', 'Degrees Of Freedom' e la title track che puntellano lo stile degli spagnoli e tracciano quello che saranno le linee guida per il futuro. Mi auguro di poterli vedere presto dal vivo e verificare con i miei occhi un talento che all'ascolto di questo esordio appare straripante.

DIVINE | 10:16 | metal, hardcore

+ domenica, agosto 17, 2008 +

Diablo
Icaros


Non si può certo usare il termine rivelazione nel caso dei Diablo considerato il fatto che il presente 'Icaros' è il loro quinto lavoro in studio ma mai in passato la band guidata da Rainer Nygård si era mossa su questi livelli. Le dieci tracce che compongono questa epica avventura nei meandri di un metal influenzato dall'old school thrash ma anche da gruppi moderni quali Meshuggah e Opeth sembrano veramente avere trovato la chiave per esprimere un talento che per troppi anni non era riuscito a superare i confini finlandesi. L'approccio compositivo dei Diablo si è fatto molto più corposo e personale, migliorando in maniera evidente negli arrangiamenti, nella produzione e nella cura dei particolari tecnici. La mia disamina potrà sembrare ironica ma vi assicuro che ascoltando il precedente 'Mimic47' che pure aveva messo in maggiore evidenza la band si avvertiva ancora quel divario che pare adesso colmato. 'Living Dead Superstar', 'Resign From Life' e 'Chagrin' mostrano tutta la classe della sessione ritmica formata da Aadolf Virtanen e Heikki Malmberg ma è con la straordinaria 'Icaros' che l'incessante rincorrersi e sfidarsi tra la chitarra di Marko 'Kuula' Utriainen e la voce di Rainer Nygård raggiunge il suo orgasmo definitivo. La Finlandia continua a mietere vittime..

DIVINE | 23:18 | metal

+ mercoledì, agosto 13, 2008 +

Judas Priest
Nostradamus


Un concept studiato per anni che segue un album come 'Angel Of Retribution' al quale va riconosciuto il merito di avere riportato alla casa madre Rob Halford evolvendo il concetto di 'Priest moderni' del bestseller 'Painkiller' in una direzione che non dispiacesse troppo ai defender più incalliti. A quei defender è rivolta questa pubblicazione e di conseguenza le parole che state leggendo. A coloro che da quando sono nati hanno offerto la propria puerile esistenza all'altare del supremo metallo. Non mi prendete per pazzo, non sto ironizzando o improvvisamente difendendo quei coloriti atteggiamenti che spesso vengono associati ai più fedeli seguaci del classic metal. Per quanto un amante della musica moderna possa disprezzare quella ridondante ripetizione di proclami, dogmi, intenzioni belligeranti trovandole per lo meno fuori luogo chi veramente ha a cuore un certo tipo di sonorità non potrà che inchinarsi all'opera somma della discografia dei Judas Priest. In 'Nostradamus' gli inglesi hanno saputo trasportare le orchestrazioni del precedente lavoro in studio distribuendo tra il primo e il secondo cd influenze progressive, riff terremotanti e disegni epici di proporzioni non quantificabili. Naturalmente le profezie del celebre visionario del sedicesimo secolo legano sapientemente tra loro questi differenti approcci rendendo lo scorrere delle canzoni di una profondità e varietà unica ma soprattutto permettendo anche a chi è meno avvezzo a certi ascolti di cogliere il minimo particolare tecnico e qualunque sfumatura. Regna quindi la pazzesca voce di Rob Halford che offre un imbarazzante specchio di tonalità in grado di seppellire ogni sfidante al trono di cantante metal di sempre. Si parte alla grandissima con 'Prophecy' e 'Revelations' che introducono alla storia trascinati come un cavallo dalle briglie nelle mani del cavaliere dal mostruoso percuotere le pelli di Scott Travis. Gli assoli e i riff di K.K. Downing e Glenn Tipton sembrano schiaffeggiare di continuo l'ascoltatore trasportandoci in tempi remoti per poi ricondurci di colpo alla realtà. Il misticismo dell'evocazioni di Nostradamus permea canzoni come 'War', 'Death' e 'Conquest' in un visibilio di note elettriche, impianti tastieristici e ritmiche straordinariamente corpose. Addirittura abbiamo un pezzo in italiano, 'Pestilence And Plague', che a molti di voi ricorderà le migliori cose dei Rhapsody Of Fire e comunque si immola su un bridge e un assolo da lasciare senza respiro. Il secondo cd si apre con le meravigliose 'Solitude' e 'Alone' che richiamano l'eco di 'Angel' senza mai stancare. 'Shadows In The Flame' è in assoluto il pezzo più tetro di un disco che si chiude con una spaventosa title track e 'Future Of Mankind'. Come accarezzare i classici immortali dei Priest senza perdere gli ultimi istanti di un concept avvincente corredato da una splendida edizione limitata con libro di quasi cinquanta pagine. Insomma un'opera degna della massima considerazione e un punto di assoluto arrivo per un gruppo che nonostante gli anni ha saputo rileggere la sua storia e portarla un gradino avanti. 'Nella tentazione, cercando la gloria, il prezzo da pagare e' la caduta dell'uomo..
'

DIVINE | 12:31 | metal

+ martedì, agosto 12, 2008 +

Soul Stealer
Soul Stealer

La formazione dei lituani Soul Stealer ruota attorno le figure di Jeronimas Milius (cantante) e Enrikas Slavinskis (chitarrista). Il primo ha vinto l'Eurovision contest nazionale e rappresentato il suo paese nella competizione che si è recentemente svolta in Serbia, il secondo ha militato negli Obtest. La band di Vilnius propone un heavy metal che più classico non si può con riferimenti a volte banali ai paladini del genere e qualche titolo non troppo accattivante come 'The Reaper', 'Vampire Woman' e 'Too Heavy' (gli altri sono in lituano fate un po' voi..). Un debutto che svela quindi la necessità di crescere insieme, suonare dal vivo e farsi le ossa in modo da presentarsi alla prossima occasione più personali e affiatati di adesso. Gli amanti del power più epico e instransigente troveranno comunque almeno tre-quattro pezzi di buona fattura illuminati dalla bella voce di Milius.

DIVINE | 23:31 | metal

+ mercoledì, agosto 06, 2008 +

Mudvayne
By The People, For The People


In attesa del pluri-rimandato nuovo album dei Mudvayne la Epic pubblica questa raccolta di b-sides, demo e presunte rarità che si spiega solamente con l'occasione di dare in pasto a stampa e pubblico l'inedito 'Dull Boy' pezzo niente male in stile 'Lost And Found'. Niente di particolarmente nuovo quindi ma sempre meglio dell'inutilità dichiarata del resto del materiale proposto. Si salvano le versioni live di 'Dig' e 'World So Cold' maledettamente efficaci ma dei demo di 'Death Blooms' e 'Not Falling' o della cover – peraltro maldestra – di 'King Of Pain' dei Police potevamo fare anche a meno. Proseguendo l'amaro in bocca diventa disgusto. E' talmente alta la mia stima per i Mudvayne che non posso parlare bene di uscite di questo tipo atte in modo esclusivo a portare soldi nelle casse di una delle tante major che hanno rovinato il mercato musicale moderno. Mi affido alla loro arte perchè il prossimo disco rispetti le aspettative ma fuggite da operazioni commerciali del genere.

DIVINE | 15:28 | metal, crossover

+ martedì, agosto 05, 2008 +

Rob Zombie
Zombie Live


Immagino non sia semplice per Rob Zombie mantenere i propri impegni musicali tra la lavorazione di un lungometraggio e l'altro. Il successo di 'The Devil's Rejects' e 'Halloween' lo ha definitivamente consacrato come regista horror del momento facendo necessariamente passare in secondo piano la sua attività di musicista. Niente di meglio di un live dvd per dare nuovo slancio alla carriera solista dell'ex White Zombie che raccoglie diciotto estratti del suo passato più o meno recente per farci sballare con i ritornelli inquieti e i retaggi industrial a cui siamo abituati. Grande la prova di John 5 e Piggy D. in un contesto molto più elettrico e potente che in studio. 'American Witch' e 'Living Dead Girl' scaldano gli animi prima che inizino le danze con 'More Human Than Human' e 'Dead Girl Superstar'. Una volta apprezzata la presenza di stralci dalle colonne sonore di 'House Of 1000 Corpses' e 'The Devil's Rejects' è tempo di godersi una 'Super Charger Heaven' da urlo seguita da 'Never Gonna Stop', 'Black Sunshine' e 'Superbeast'. Impossibile non farsi travolgere dall'impeto di un Rob Zombie scatenato ma anche abile nel rendere lo show qualcosa di più di un semplice concerto. 'Thunder Kiss '65' e 'Dragula' lasciano che il sipario cali lentamente su una nottata bollente che grazie alla tecnologia dvd potrete rivivere quando vorrete nella vostra camera da letto. Cosa desiderare di più..

DIVINE | 17:13 | elettronica, metal

+ lunedì, agosto 04, 2008 +

Iron Savior
Megatropolis


La critica più frequentemente ricevuta da gruppi come gli Iron Savior è quella di non sapere andare oltre la semplice operazione di 'clonaggio' dei classici. Perchè dare fiducia a nuovi gruppi quando, come in questo caso, è sufficiente riascoltarsi i vecchi dischi dei Judas Priest ? Bella domanda alla quale non so dare risposta. Inutile dire che anche 'Megatropolis' ripropone le stesse certezze di sempre con l'aggiunta di una produzione migliore e di una compattezza ancora più estesa. Piet Sielck è garanzia di qualità e le prime tracce del disco fanno immediatamente pensare che anche il livello generale di 'Megatropolis' sia sulla falsa riga delle release precedenti. Non è così e le liete sorprese cominciano con la poderosa title track e 'Cybernatic Queen/Cyber Hero' accoppiata felice che dimostra come si possa ancora portare avanti certe idee senza apparire per forza retrogradi. Immensa la parte ritmica in 'Still I Believe' mentre 'Farewell And Goodbye' è una chiusura forse un pò scontata. In definitiva 'Megatropolis' può essere definito senza dubbio il miglior album degli Iron Savior dal debutto di dieci anni fa e un modo come un altro di tornare indietro col tempo e divertirsi ancora come allora. Magari tra un disco dei Judas Priest e l'altro..

DIVINE | 14:17 | metal

+ sabato, agosto 02, 2008 +

Marilyn Manson
Eat Me, Drink Me


Brian Warner, in arte Marilyn Manson, ama stupire e tante scelte che ne hanno accompagnato l'illustre carriera, seppure in controtendenza o passabili come veri e propri suicidi commerciali, sono sempre state dettate da questo suo sentimento quasi perverso. Amore quindi. Non solo per lo scandalo anche per le donne (prima l'ex moglie Dita Von Teese adesso la biondina di 'Thirteen' Evan Rachel Wood), per la pittura, per il cinema (in uscita a breve termine la sua opera prima 'Phantasmagoria') e così via. Che sia un artista a trecentosessanta gradi non lo scopriamo adesso ma forse, più che in passato, Marilyn Manson ha sentito l'urgenza fisica di un cambiamento che ne riproponesse la figura su coordinate decisamente differenti. Sto leggendo recensioni che parlano di umanità e debolezze. Non ci cascate, ci troviamo di fronte al solito artista malato e suadente capace di sbatterti a terra con violenza ma anche di ammaliarti in maniera straordinariamente efficace. Il problema di 'Eat Me, Drink Me' non è infatti nell'evidente mutazione di stile semmai nella presenza di almeno quattro tonfi smisurati che ne sviliscono struttura e abbassano la quotazione finale. Scordatevi i pezzi veloci, le linee di basso travolgenti di 'Beautiful People' e 'Disposable Teens' oppure le ritmiche selvagge di 'Fight Song' e cominciate a pensare ad immergervi in soluzioni melliflue a base di cuori spezzati e cocaina che riportano alla mente alcuni pezzi di 'Mechanical Animals' ma sanno anche sviluppare una loro personalità. L'iniziale 'If I Was Your Vampire' e 'Just A Car Crash Away' sono ottimi esempi del nuovo corso e protagoniste assolute del disco. Così anche 'Putting Holes In Happiness' e 'Mutilation Is The Most Sincere Form Of Flattery' che dimostrano come il Reverendo non sia più disturbante come in passato ma sappia ancora reinventarsi in modo efficace. Niente che faccia gridare al miracolo comunque. Poche le intrusioni industriali e molti gli assoli dilatati di un Tim Skold ormai unico riferimento/confronto compositivo dopo l'addio di Madonna Wayne Gacy. Dell'affabile singolo 'Heart-Shaped Glasses' colpiscono in negativo le chitarre quasi indie mentre 'Red Carpet Grave e la title track lasciano il tempo che trovano per l'incapacità di dare spessore alle melodie proposte. Sempre meglio però di atrocità quali 'Are You The Rabbit ?' o 'You And Me And The Devil Makes 3' che rappresentano senza ombra di dubbio il punto più basso della carriera del nostro. In definitiva qualche luce e molte ombre per un album che ci riconsegna un Manson amaro e non certo infallibile come un tempo. Questioni di cuore.

DIVINE | 14:50 | rock, metal

+ mercoledì, luglio 30, 2008 +

Dominici
O3 – A Trilogy part. 2


Arriva nei negozi in questi giorni il secondo capitolo della trilogia iniziata due anni fa da Charlie Dominici che alcuni di voi ricorderanno come il cantante defenestrato da James LaBrie nei Dream Theater. Questa seconda parte non pare distaccarsi molto dalla prima se non forse per una produzione migliore e una maggiore cura dei particolari. La proposta sonora rimane la stessa con rare variazioni sul tema progressive. L'inizio con la strumentale 'The Monster' (abbastanza inutile sfoggio di tecnica e poco altro) e 'Nowhere To Hide' non è certo dei più entusiasmanti. Il disco paga sopratutto la pesantezza lirica del concept ideato dal cantante che per quanto possa risultare affascinante (e avrei dei dubbi in merito) impedisce qualunque dinamismo alle progressioni musicali che lo sorreggono. 'Captured' e 'The Calling' alla resa dei conti sono i momenti più significativi in uno scenario deludente. Un pezzo come 'The Cop' dimostra tra l'altro quanto difficile sia per l'attempato Dominici confrontarsi con i giorni nostri.

DIVINE | 15:45 | metal

+ lunedì, luglio 28, 2008 +

Meshuggah
obZen


Ritrovare certi gruppi è come stringere la mano a vecchi amici o sorridere di nuovo a qualche battuta che sappiamo già ma proviamo piacere a risentire. Sono anni che scrivo e anni che mi imbatto in nuove release degli svedesi che escono come sempre timidamente per spaccare in due chi ha ancora voglia di ascoltare e giudicare un disco. Dopo il thrash, dopo il death, dopo l'industrial i Meshuggah si sono ritagliati un posto tutto loro nella scena metal moderna tanto che tentare di descriverli o limitarli appare quasi un oltraggio divino. Non cadrò in questo errore come penso che non farete molti di voi che state leggendo. Forse non per consapevolezza o presa di coscienza magari perchè schiacciati dal peso delle ritmiche selvagge di 'obZen' ma comunque liberi da ogni pregiudizio. I circoli viziosi di 'Catch 33' presi secondo molti in prestito dai Tool vengono sublimati in questo disco a favore di una violenza senza precedenti. Si potrebbe quasi parlare di tecnica e intelligenza a favore del male per canzoni come 'Bleed', la title track o 'Pravus' che privano di ogni capacità reattiva. Assolutamente devastante la formazione che vede il ritorno in pianta stabile di Thomas Haake dietro le pelli e pone la feralità mai circoscritta di Jens Kidman all'ironico muto favore delle monumentali ritmiche lanciate dalle chitarre di Fredrik Thordendal e Martin Hangstrom. Da notare una fluidità e un dinamismo che in passato non era mai stato raggiunto grazie soprattutto alla minore durata dei brani – a parte la suddetta 'Bleed' e 'Dancers To A Discordant System' che chiude mirabilmente il lavoro – e una cura mai tanto esasperata nella produzione delle parti vocali che rappresentano la chiave di volta di un processo evolutivo che per un'intera decade si era occupata quasi esclusivamente di sezionare i vari cyber concept con chitarre chirurgiche e passaggi il più elaborati possibile. Lasciato per un attimo da parte l'impeto sperimentale sono adesso il volume dell'odio sbattuto in faccia all'ascoltatore e l'impatto i principali pensieri di un Thordendal stupefacente nel discernere luce e buio sotto forma di scarse pause e rapidità esecutiva da brividi. 'obZen' appare così come il perfetto manifesto di un metal che vuole rimanere al passo con i tempi ma non essere deturpato da infime contaminazioni. Lo stile dei Meshuggah rimane unico e quello che vi apprestate ad ascoltare è solamente l'ennesimo tassello di una carriera che ha davvero pochi eguali. Per questo una volta ripresi dall'inaudita pressione cerebrale che vi causeranno queste nove canzoni andate a riscoprire 'Nothing', 'Chaosphere', 'Destroy Erase Improve' e provate voi stessi a tirare le fila col passato. Rimarrete travolti e affascinati.

DIVINE | 18:06 | metal

+ sabato, luglio 19, 2008 +

Oceans Of Sadness
Mirror Palace


Considerevole passo avanti per gli Oceans Of Sadness che con il quarto lavoro in studio dimostrano di avere smussato certi spigoli che la loro musica possedeva e consolidato una forma espressiva adesso in grado di distinguersi nel panorama europeo. 'Mirror Palace' svela elementi jazz e progressivi che rendono l'ascolto molto più vario rispetto alle precedenti release infondendo spessore alle trame compositive del gruppo belga. La produzione efficace di Jens Bogren (Opeth, Katatonia) fa il resto donando limpidezza e soprattutto dinamismo alle parti ritmiche. Pur essendo evidenti i riferimenti a gruppi come Dimmu Borgir e primi Amorphis l'uso del growl è senza dubbio personale e sicuramente sono da apprezzare le modalità mai banali o scontate con le quali l'aggressività del disco viene liberata. 'Mould' e 'Mirror Palace' segnano un inizio prepotente mentre 'Intoxicate Me' e la cover di 'Them Bones' degli Alice In Chains caratterizzano una parte centrale più riflessiva e drammatica che permette di spezzare un attimo la tensione prima del finale. Solo 'Pride & Shame' appare fuori luogo e abbastanza debole. Per il resto questo disco possiede tutto per concedere a Tijs Vanneste e soci la stima che si meritano.

DIVINE | 08:51 | metal

+ giovedì, luglio 17, 2008 +

Somniae Status
Echoes


Registrato ai celebri New Sin Studios (Labyrinth, Thunderstorm) il secondo lavoro dei Somniae Status dimostra i passi avanti compiuti dai cinque in questi anni. Rispetto al debutto 'Cassandra' il gruppo veneto è migliorato tecnicamente lasciandosi alle spalle qualche ingenuità di troppo che ne condizionava l'ascolto. Le trame progressive di un tempo hanno invece lasciato spazio a tutta una serie di atmosfere oscure ed intimiste che fanno da contorno al classico impatto di un heavy metal rigoroso e poco incline a variazioni sul tema. E' evidente come i Somniae Status non cerchino di sviluppare intrighi troppo elaborati e pur non spiccando per originalità compositiva (‘Selling Souls’) raggiungono buoni risultati puntando forte su energia e potenza mantenute sempre vive da ritmiche precise e una voce che concede poche sbavature. ‘Evil Thought’ e ‘Useless’ i pezzi che lasciano il segno più profondo ma sono sicuro che con una produzione più coraggiosa sarebbe possibile guardare ancora più lontano.

DIVINE | 23:15 | metal

+ martedì, luglio 15, 2008 +

Riverside
Rapid Eye Movement


Se i Riverside possedessero l'immediatezza di Porcupine Tree e Anathema sarebbero tra i primi della classe su questo non c'è dubbio. Non la raggiungono e per questo anche al loro terzo lavoro in studio manca quel qualcosa in grado di fare la differenza nelle gerarchie internazionali. Per il resto i polacchi proseguono a stupire mostrandosi tecnicamente eccellenti e in grado di evolversi stilisticamente. 'Rapid Eye Movement' racchiude le lezioni e le migliori cose del passato tentando di sviluppare strutture compositive maggiormente improntate sul cantato. Il disco non possiede quindi le poderose trame di 'Second Life Syndrome' ma scopre una facciata più melodica e rileccata sulla quale Mariusz Duda è bravo a immolare il proprio talento. Il disco si presenta diviso in due facciate ('Fearless' e 'Fearland') entrambe concluse con i pezzi più psichedelici e dilatati ('Parasomnia' e 'Ultimate Trip'). 'Beyond The Eyelids' e 'Embryonic' stringono il cerchio attorno al punto di congiungimento tra Tool e A Perfect Circle scegliendo tonalità tenui tipiche della classicità europea per dipingere i paesaggi descritti dall'occhio umano. Band da seguire con grandissima attenzione.

DIVINE | 20:03 | metal

+ domenica, luglio 13, 2008 +

Sodom
The Final Sign Of Evil


Nel bene e nel male ogni recensione dei Sodom potrebbe essere ricopiata e utilizzata per il disco successivo tant'è l'immobilismo creativo del gruppo tedesco. Inutile attendersi innovazioni, cambiamenti di stile o ardite scelte di produzione. In questo caso il legame col passato viene accentuato ancora di più perchè trattasi di nuove registrazioni delle tracce appartenenti allo storico mini 'In The Sign Of Evil' con l'aggiunta di sette bonus risalenti alle stesse session ma mai pubblicate in precedenza. Per l'occasione Tom Angelripper ha riunito la vecchia line up di allora con Josef Dominic e Chris Dudek e tentato di ricreare quella atmosfera. Tra i pezzi conosciuti 'Blasphemer', 'Witching Metal' e 'Sepulchral Voice' rimarranno sempre dei classici adatti a qualunque situazione temporale mentre colpiscono le inedite 'Ashes To Ashes' e 'Where Angels Die' per la capacità di suonare attuali anche se scritte più di venti anni fa. In definitiva un tuffo nel passato che per il sottoscritto si è rivelato molto più piacevole dell'ascolto degli ultimi dischi in studio.

DIVINE | 09:44 | metal

+ venerdì, luglio 11, 2008 +

Axel Rudi Pell
Diamonds Unlocked


Dopo venticinque anni di carriera un album di cover potrebbe sembrare quasi la mossa di un musicista in preda a crisi creativa che non sa più quali strade seguire. Niente di più sbagliato perchè le riletture del chitarrista tedesco possiedono l'attitudine giusta per stupire anche il suo pubblico più affezionato. Intanto colpiscono certe scelte non certo 'aderenti' al suo stile come 'Beautiful Day' degli U2 o 'Fools Game' di Michael Bolton che vengono totalmente reinventate a partire dalle melodie che le hanno rese celebri. La prima parte dell'album è però illuminata da una versione in particolare. Sto parlando di 'Love Gun' classico senza tempo dei KISS che nelle mani di Pell torna a brillare immortale. La seconda ipotetica facciata è invece costellata da canzoni forse meno coraggiose ma di sicuro effetto che mettono alla prova l'efficacia della line up (Johnny Gioeli al microfono, Ferdy Doernberg alle tastiere, Mike Terrana alla batteria e Volker Krawczak al basso). Si parte con due classici hard rock quali 'Hearbreaker' dei Free e 'Rock The Nation' dei Montrose per proseguire con il ritornello pop di 'In The Air Tonight'. Chiudono i battenti la ruvida 'Like A Child Again' dei Mission e 'Won't Get Fooled Again' degli Who.

DIVINE | 23:59 | metal

+ martedì, luglio 08, 2008 +

Prong
Power Of The Damager


Ho avuto modo di parlare con Tommy Victor in occasione delle interviste di rito per l'uscita dell'ultimo lavoro in studio di Ministy e lo stesso chitarrista mi aveva preannunciato un grande ritorno per i Prong. Erano bastate le sue parole a inumidire le mie labbra e scolpire di rigida curiosità le mie pupille ancora rimembranti il sacro 'Rude Awakening' e il suo sfolgorante incedere cingolato. Adesso che 'Power Of The Damager' è realtà e sta portando in fin di vita le casse del mio stereo posso confermare le impressioni scambiate in quella telefonata. Ci troviamo al cospetto di un album enorme, prodotto in maniera assassina negli studi di El Paso di proprietà di Al Jourgensen che ha mixato la devastante 'The Banishment'. Dimenticate l'appeal industriale di un tempo e rivolgete lo sguardo verso un presente che non accetta contaminazioni e privazioni di libertà alcune. 'Power Of The Damager' è in assoluto il disco più heavy e groovy che i Prong abbiano mai scritto e se le parti vocali di Victor si sono col tempo dilatate improvvisandosi quasi commerciali la sezione ritmica formata da Monte Pittman (uno che di mestiere fa il chitarrista di Madonna) e Aaron Rossi suona totalmente strabordante. Un disco che seppellisce il precedente 'Scorpio Rising' e che suona come l'ennesima rivolta nei confronti di mainstream e music business. I Prong non si sono chinati alle regole del nu metal, non lo faranno adesso col metalcore e non scriveranno mai lo stesso album due volte. Canzoni come 'No Justice', la title track e 'Changing Ending Troubling Times' vi lasceranno senza possibilità di replica. Continuate pure a scaricare tutti i dischi che volete ma se tra le tante uscite di autunno ce n'è uno da acquistare e custodire gelosamente questo si chiama 'Power Of The Damager'.

DIVINE | 02:41 | metal

+ lunedì, luglio 07, 2008 +

Poverty's No Crime
Save My Soul


Dopo avere seguito le tracce dei Pain Of Salvation in 'The Chemical Chaos' i Poverty's No Crime tornano con un album decisamente più convenzionale e noioso. Quattro anni di assenza dalle scene non sono evidentemente serviti a migliorare l'originalità di certi passaggi strumentali e fare passi avanti a livello compositivo. 'Save My Soul' riflette influenze più Symphony X oriented e conferma come i tedeschi non sappiano mai andare oltre il mero compitino. Non tutti sono geni o talenti unici ci mancherebbe ma Volker Walsemann sembra nemmeno sforzarsi troppo di assumere un'identità personale. Ai pezzi migliori del disco – l'opener 'Open Your Eyes', 'From A Distance' e lo strumentale 'Spellbound' – manca quel coraggio necessario per trasformare delle buone idee in grandi canzoni. La produzione dell'esperto Tommy Newton (Gamma Ray, Angra) non può fare i miracoli e quando le trame di 'Break The Spell' arrivano a distinguersi è troppo tardi per cambiare idea su un album di poco conto.

DIVINE | 13:57 | metal

+ domenica, luglio 06, 2008 +

Himsa
Summon In Thunder


Quarto lavoro sulla lunga distanza per gli Himsa che si riappropriano del chitarrista originale Sammi Curr e danno ancora una volta dimostrazione delle proprie capacità. Quello che ho sempre rimproverato loro è una certa mancanza di spontaneità nelle scelte fatte. Diciamo che il gruppo grazie alla sua preparazione tecnica ha sempre saputo infilarsi nel trend del momento e anche 'Summon In Thunder' non nega questa teoria. Rispetto al passato è stata accentuata la componente thrash che rende assolutamente devastanti alcuni passaggi chitarristici (l'iniziale 'Reinventing The Noose' e 'Den Of Infamy') corroborati dall'aggressività vocale di Johnny Pettibone curata da Devin Townsend in persona ('Haunter'). Steve Carter e Tue Madsen gli altri protagonisti del suono degli Himsa che non accettano cali di tensione ma allo stesso tempo accompagnano i vari anthem thrash-core con pause intelligenti e ritagli melodici di ottima fattura seppure di non estrema originalità ('Skinwalkers' e 'Curseworship' che costituiscono la parte centrale dell'album). In definitiva un ottimo ritorno che farà felice gli appassionati di gruppi quali Shadows Fall e Lamb Of God e ripropone ancora una volta la band di Seattle tra le migliori realtà americane di estrazione metal. Non garantirei sull'origine controllata ma in 'Summon In Thunder' di purezza ce n'è quanto basta per divertirsi.

DIVINE | 14:23 | metal

+ martedì, luglio 01, 2008 +

Vision Divine
The 25th Hour


La 25esima ora è vicina gridano a gran voce i Vision Divine e dopo 'Stream Of Consciousness' e 'The Perfect Machine' il cerchio sembra finalmente chiudersi. Nati quasi dieci anni fa come progetto parallelo di Olaf Thorsen, allora chitarrista dei Labyrinth, con l'ingresso di Michele Luppi hanno raggiunto lo status di band vera e propria dominando nel vero senso della parola la scena prog-power italiana dell'ultimo periodo. I due dischi citati avevano consolidato questa leadership e dimostrato come si possa avere un'ottima produzione e dei suoni limpidi senza per forza ricorrere a soluzioni artificiose spesso impossibili da riproporre dal vivo. In questo senso è ancora l'esperienza di Timo Tolkki e Luigi Stefanini a mettersi a servizio di canzoni sempre strutturate ma molto più dinamiche che in passato. Un esempio sono la title track, 'Waiting For The Dawn' e 'The Daemon You Hide' capisaldi di una proposta epica e legata a certe radici ma che ha saputo rinnovarsi moltiplicando il suo impatto e la sua forza. A tutto questo si aggiunge un concept avvincente e moderno che per una volta non appesantisce l'album ma lo eleva culturalmente e ne sottolinea vigore e passione. Si parla di manicomi, di diari, di pace interiore e follia, di un 'flusso di coscienza' che continua laddove il terzo disco si era interrotto. Impressionante il crescendo di Luppi in alcuni pezzi e la solidità raggiunta da tutto il gruppo in un periodo in cui il metal italiano deve fare i conti con realtà incapaci di promuoversi e mantenersi a certi livelli e musicisti che di conseguenza si dividono, appaiono sempre più distanti e incoerenti nelle loro scelte. 'The 25th Hour' è già da adesso uno dei dischi di classic metal più belli mai usciti dal nostro paese e se questo quinti album li consacrerà come realtà internazionale auguriamoci che serva di lezione agli altri e che sia solo l'inizio di una scalata imperiosa per i Vision Divine. E' la stupenda 'Ascension' a chiudere i battenti in un'orgia estatica che per la prima volta mi sento di consigliare anche a coloro che si sono sempre tenuti distanti dal genere.

DIVINE | 03:19 | metal

+ martedì, giugno 24, 2008 +

In Extremo
Sängerkrieg

Chi pensava o temeva che il canto dei guerrieri in qualche modo si affievolisse dovrà esibire prove di penitenza perchè i folli In Extremo come saggi arcieri in costante eccesso adrenalinico hanno fatto centro anche questa volta. Scordatevi per un attimo la profondità stilistica di un capolavoro come 'Mein Rasend Herz' o la ricerca filologica di 'Sieben' e concedete ai tedeschi il passaggio più commerciale della loro carriera. In 'Sängerkrieg' sono ancora presenti le selvagge ritmiche folk-metal di un tempo arricchite da cornamuse e altri strumenti ancestrali ma i ritornelli hanno un tono meno ruvido e sbiadito, alcuni stacchi ricordano impietosamente quelli più facili dei Rammstein e le liriche trovano anch'esse un respiro più ampio. Il rabbioso inizio con 'Sieben Köche' e la title track viene con il passare dei minuti sfumato in un contesto dove melodie trascinanti e trucchi di produzione tentano in tutti i modi di ritagliare uno o due singoli di facile presa. Come risultato abbiamo la pazzesca 'Frei Zu Sein' e 'An End Has A Start' soprendente cover degli Editors che contribuisce a definire i contorni della nuova faccia di Michael Rhein e compagni. Forse non la loro più bella ma senza dubbio sempre affascinante.

DIVINE | 13:49 | metal

+ sabato, giugno 21, 2008 +

Korpiklaani
Korven Kuningas

Difficile se non impossibile tentare di commercializzare il folk metal. Eppure la Nuclear Blast ci sta provando dando notevole spinta a release come quelle di Eluveitie prima e adesso Korpiklaani. I finlandesi non sono certo nuovi del mestiere e da anni portano avanti una proposta intransigente e poco creativa che ha però avuto il pregio di consolidarsi di album in album. 'Korven Kuningas' risulta quindi il lavoro in studio più completo e ricco di spunti di un gruppo che non ha perso la voglia di tradizione. Guidano le danze la chitarra e il vocione di Jonne Järvelä e le percussioni di Matti Johansson che si sforza di mantenere accesa la fiamma iniziale regalando potenza e corpo alle nuove canzoni tra cui segnalerei il primo singolo 'Keep Of Gallopping', 'Gods On Fire' e la title track. Se il vostro sogno è addentrarvi tra le lugubri e affascinati foreste finniche i Korpiklaani suoneranno per voi la colonna sonora di quel passaggio, con tutta probabilità decisivo, della vostra esistenza.

DIVINE | 16:43 | metal

+ mercoledì, giugno 18, 2008 +

Disfear
Live The Storm

Tomas Lindberg non è un innovatore ma un nostalgico e coloro che lo seguono da anni ne condividono il pensiero. Una volta messo in moto il meccanismo che porterà a rivedere gli At The Gates su un palco l'indaffarato musicista svedese ha pensato bene di dare velocemente alle stampe sia il nuovo disco dei The Great Deceiver che questo dei Disfear. Un po' a volersi ritagliare il tempo necessario per concentrarsi sulla reunion e un po' a mostrare al mondo come ferocia e aggressività facciano sempre parte della sua anima. 'Live The Storm' è un album che produce hardcore sontuoso, con la presenza di Uffe Cederlund degli Entombed a rendere ancora più voluminoso lo spessore delle ritmiche serrate. 'Get It Off' e 'Deadweight' lanciano il disco e quando le note svaniscono nell'aria ci si sorprende sudati e agitati come al primo pogo. Non poco per uno dei tanti progetti di un personaggio che con umiltà e rispetto ha saputo corredare la propria carriera di tasselli importanti.

DIVINE | 14:40 | metal

+ martedì, giugno 17, 2008 +

Rage
Carved In Stone


Vien quasi da sorridere affermando che il nuovo album dei Rage è più heavy e diretto dei precedenti eppure è così. Una volta superato il periodo orchestrale Peavy Wagner torna all'assalto con un album che pare davvero scolpito nella pietra. Inutile girarci attorno, i Rage rimangono anacronistici e incapaci di andare oltre quelle che sono state le caratteristiche forgianti la loro lunga carriera ma questo è principalmente l'aspetto per cui i tedeschi hanno ancora un successo invidiabile. 'Carved In Stone' è un disco straight in the face come i Rage non incidevano da tempo che si avvale di tempi brucianti e ritmiche solide come il marmo. Impressionante il lavoro dietro le pelli del nuovo arrivato André Hilgers che riesce nell'arduo compito di non far rimpiangere Mike Terrana. Dopo un paio di pezzi di assestamento l'album inizia a marciare nella giusta direzione con 'Gentle Murders' e 'Open My Grave' che mostrano il talento ancora forse sottovalutato di Victor Smolski e la solita presenza scenica dietro il microfono di un Peavy Wagner in grande forma. 'Lost In The Void' e la conclusiva 'Lord Of The Flies' altri due pezzi epici da collocare di diritto tra i migliori dell'ultima decade del gruppo.

DIVINE | 23:43 | metal

+ domenica, giugno 15, 2008 +

Unleashed
Hammer Battalion


Grande ritorno per gli svedesi Unleashed che ripercorrono esattamente le stesse tracce sulla neve di sempre ma lo fanno ogni volta in modo così epico e sontuoso da non potere passare inosservati. 'Hammer Battalion' è un monolite vichingo che si dispone in direzione della guerra fratricida che lo attende e solo quando il Valhalla verrà finalmente raggiunto Johnny Hedlund riporrà le armi a terra e si dirà soddisfatto. Fino a quel momento godiamoci le ennesime monocordi bordate death metal di un gruppo che ha fatto la storia pur non possedendo doti tecniche mirabili o predisposizioni commerciali particolari. Laddove 'Midvinterblot' sembrava girare sadicamente il coltello nella piaga senza mai guardare verso una luce o anche solo l'orizzonte queste nuove tredici canzoni trovano il modo di aprirsi a strutture più solide e corpose perdendo a volte in impatto ma lasciandosi maggiormente apprezzare in un contesto generale più vario (per quanto sia possibile utilizzare propriamente questo termine). 'Long Before Winter's Call', 'Your Children Will Burn' e 'Carved In Stone' e mostrano come la carica di 'Sworn Allegiance' non si sia esaurita in questi quattro anni e danno l'impressione di una forza ritrovata. Si dia inizio alla battaglia.

DIVINE | 15:22 | metal

+ sabato, giugno 14, 2008 +

Communic
Payment Of Existence


Le più grandi sorprese in questo piovoso inizio d'estate arrivano senza dubbio dalla penisola scandinava. In questo caso parliamo del terzo lavoro in studio dei norvegesi Communic che liberandosi dell'influenza dei Nevermore, vista da molti più come un peso che come un effettivo fabbisogno, hanno definitivamente personalizzato il proprio stile raggiungendo risultati davvero mirabili. Avevo già apprezzato il precedente 'Waves Of Visual Decay' ma non mi aspettavo certo un ritorno del genere dopo soli due anni. 'Payment Of Existence' è infatti un disco di difficile lettura come il precedente, basato su pezzi molto lunghi, strutture compositive che scherzano col progressive e porzioni melodiche non sempre immediate ma rispetto al passato si appropria di suoni meravigliosi e una produzione perfetta che mostrano tutti i miglioramenti fatti alla voce da Oddeif Stansland e come il gruppo non trascuri più alcun particolare tecnico. Vi basterà ascoltare la title track per capire come un songwriting elaborato come quello dei Communic abbia individuato ugualmente quella via di luce che solo i grandi gruppi riescono a trovare nel loro percorso artistico. 'On Ancient Ground', 'Though The Labyrinth Of Years' , 'Ravens Cry' e la conclusiva 'Stone Carved Years' altri pezzi stellari che diverranno presto classici dal vivo della band. Se amate l'epicità del metal ma anche la sua capacità di attraversare territori moderni questo disco fa per voi.

DIVINE | 11:31 | metal

+ giovedì, giugno 12, 2008 +

Iced Earth
I Walk Among You

Il ritorno di Matt Barlow nei ranghi viene celebrato con questo nuovo singolo che anticipa di un paio di mesi l'uscita di 'Revelation Abomination - Something Wicked Part II'. Jon Schaffer sa certamente il fatto suo e saprà come gestire anche questa nuova situazione ma questo continuo alternarsi dietro al microfono potrebbe causare qualche problema agli Iced Earth. Non si tratta di giudicare i cantanti in questione perché per quanto Ripper Owens avesse dimostrato tutto il suo talento ci saranno certamente orde di appassionati degli americani che staranno impazzendo per il ritorno di Barlow. Il problema sarà nell'associare l'aspetto lirico di una trilogia a voci differenti senza perdere qualcosa. Un tentativo di ricucire lo strappo viene perpetuato con questo singolo che vede due pezzi importanti del disco precedente come 'Setian Massacre' e 'The Clouding' cantati proprio da colui che aveva regalato la sua voce a quel 'Something Wicked This Way Comes' da cui tutto è partito. Fin qui tutto bene se non che la nuova traccia suona alquanto scadente. 'I Walk Alone' è infatti un pezzo a metà tra una cavalcata epica stroncata sul nascere e un singolo che vuole essere un minimo commerciale. Quanto basta per avere dei dubbi sul prossimo episodio della saga.

DIVINE | 07:11 | metal

+ mercoledì, giugno 11, 2008 +

Amaseffer
Slaves For Life


Progetto davvero ambizioso quello degli israeliani Amaseffer che hanno convinto la lungimirante Inside Out a pubblicare una trilogia basata sul Vecchio Testamento che non verrà trasportata dal vivo fino al suo compimento previsto tra due anni. L'impatto sonoro di 'Slaves For Life' è quello che in fondo ci si attende da un gruppo con quelle origini e cioè un progressive metal fortemente intinto in colori medio-orientali. Più difficile entrare subito in sintonia con i testi e avere un'immagine omogenea e nitida di un songwriting che ancora deve rivelare molte delle sue caratteristiche. Gli arrangiamenti curati da Erez Yohanan e soci vengono impreziositi dal talento vocale di Mats Leven (Therion, Yngwiee Malmsteen) e da un'orchestra sinfonica che si addice alla perfezione a una proposta molto teatrale. Importanti anche le collaborazioni con Angela Gossow degli Arch Enemy e Kobi Farhi degli Orphaned Land. 'Birth Of Deliverance', 'Midian' e 'Burning Bush' i pezzi migliori di questa prima parte che accenderà l'interesse di tutti gli amanti del prog e non solo.

DIVINE | 14:10 | metal

+ martedì, giugno 10, 2008 +

Keep Of Kalessin
Kolossus


Tecnicamente ineccepibile e curato in tutti i suoi particolari, 'Kolossus' ha il difetto di sembrare un po' troppo artificioso nonostante una produzione molto live riveli l'intenzione di imprimere una svolta ancora più epica al concept iniziato due anni fa con 'Armada.' Scontata la penitenza coloro che amano la musica estrema rimarranno certo affascinati dal nuovo lavoro in studio dei Keep Of Kalessin. Una volta dimenticata la breve transizione di Attila Csihar e Frost il leader Obsidian C. ha alternato il suo lavoro come musicista dal vivo dei Satyricon alla composizione dei nuovi brani che pur non brillando per originalità sanno scavare con le mani tra influenze black e death per ricoprire di pece strutture sinfoniche e stacchi che hanno più familiarità con speed e power che con quanto generato usualmente dalla terra norvegese. Ottima in questo senso la prova di Thebon che sa destreggiarsi al meglio tra parti molto diverse mantenendo intatto il livello di aggressività. 'A New Empire's Birth' e 'Escape The Union' senza dubbio i pezzi migliori di questo secondo capitolo di una trilogia che non cambierà la storia della musica ma saprà farsi apprezzare in un periodo in cui uscite di valore del genere scarseggiano.

DIVINE | 17:54 | metal

+ lunedì, giugno 09, 2008 +

36 Crazyfists
The Tide And Its Takers


Non solo deludono i 36 Crazyfists ma soprattutto danno l'impressione di non avere nelle proprie corde le potenzialità di dare un corso differente alla propria carriera. Una volta mostrato il loro talento con 'Bitterness The Star' e 'A Snow Capped Romance' il gruppo proveniente dall'Alaska si è improvvisamente fermato incapace di evolversi e rimanere al passo con i tempi. In un concesto nu metal o comunque di derivazione postcore il loro impatto glaciale assumeva un ruolo ben preciso e dettava legge. Adesso che Borck Lindow e soci sono uno dei tanti gruppi metalcore sulla piazza fare la differenza è molto più difficile. In più la prevedibilità che già accompagnava il precedente 'Rest Inside The Flames' è divenuta quasi noia adesso che il loro quarto lavoro in studio è realtà. Sarebbe servito un produttore esterno per infondere alle composizioni quel tocco oggettivo che forse al chitarrista Steve Holt è mancato e pur essendo ancora una volta grandioso il mixaggio di Andy Sneap non può cambiare troppo le carte in tavola. Il singolo 'We Gave It Hell' non sorprende certo più di tanto e alla resa dei conti gli unici pezzi che meritano davvero sono 'Clear The Coast' e 'When Distance Is The Closest Reminder'. Troppo poco davvero..

DIVINE | 16:13 | metal

+ domenica, giugno 08, 2008 +

Ihsahn
AngL


Secondo lavoro solista per un Ihsahn capace di attirare i personaggi giusti attorno al suo progetto personale e dimostrare come successo per il debutto di non essere alla ricerca di vana gloria con materiale fine a se stesso. Con l'aiuto del produttore Jens Bogren (Opeth, Katatonia), del leader degli Opeth Mikael Akerfeldt e di Asgeir Mickelson e Lars Koppang degli Spirarl Architect la mente dietro al clamore oscuro generato dagli Emperor ha tentato di focalizzare ancora di più il messaggio musicale espresso con 'The Adversary'. A colpire è sempre la varietà di stili presenti sul disco e la freschezza con cui risuonano certe parti che avrebbero potuto benissimo scaturire da qualche vecchio vinile thrash di metà anni ottanta. La meravigliosa 'Misanthrope' introduce nel migliore dei modi l'ascoltatore in questo tortuoso dimenarsi nei meandri dell'anima umana. Inevitabile pensare agli Emperor con una opener di tale spessore e coordinate che si immolano sul symphonic black metal riportando la temperatura degli arti ai tempi di 'Prometheus' o 'IX Equilibrium'. Si prosegue con 'Scarab' che mostra il desiderio di Ihsahn di sperimentare quanto più possibile cercando di aprirsi nuove strade con l'ausilio di una produzione efficace e moderna. 'Unhealer' che vede la preziosa collaborazione di Akerfeldt è un pezzo semplicemente straordinario che da solo varrebbe il prezzo di 'AngL'. Al suo interno troverete rovine death metal, stacchi jazz, una sessione ritmica che si muove tra prog e ferocia assoluta in un contesto generale sicuramente avantgarde ma allo stesso tempo tremendamente efficace. 'Malediction' e 'Monolith' le altre due gemme di un disco che concede rare pause e troverà il consenso sia delle frange più estreme come di tutti coloro che amano trame più articolate e disseminate di elementi stilistici tra i più disparati. In ogni caso sappiate che da qualunque angolo si guardi il male è pronto a colpire.

DIVINE | 03:51 | metal

+ venerdì, giugno 06, 2008 +

Warrel Dane
Praises To The War Machine

Non trascendentale ma sostanzioso il debutto solista di Warrel Dane che dopo anni spesi a rendere gloriosi i nomi di Sanctuary e Nevermore nelle sfere alte del metal ha deciso di impiegare il tempo scaturito dalle pause del suo progetto principale per ritagliarsi uno spazio più personale. 'Praises To The War Machine' lo vede affiancato da Peter Wichers (l'ex Soilwork produce anche il disco), Matt Wicklund (Himsa) e Dirk Verbeuren (sempre Soilwork) più i compagni Jeff Loomis e James Murphy presenti in 'Messenger' e 'The Day The Rats Went To War'. L'impatto con il materiale proposto non è dei più semplici e ci vuole qualche minuto per entrare in sintonia col cantato di Dane e la struttura delle canzoni che è chiaramente più semplice e meno articolata di quelle su cui siamo abituati a vederlo ergersi imponente con la sua voce e il suo carisma. 'Let You Down', 'Your Chosen Misery' e la cover di 'Lucretia' dei Sister Of Mercy - inferiore quella di 'Patterns' di Paul Simon - sono forse i pezzi migliori in questo quadro di divagazione e amore per la propria musica che non mancherà di soddisfare molti appassionati.

DIVINE | 04:58 | metal

+ giovedì, giugno 05, 2008 +

Royal Hunt
Collision Course


Ai Royal Hunt non riesce più volare. Saranno cambiati i tempi e sicuramente l'ispirazione del leader Andrè Andersen avrà subito un'appannamento ma la verità è ben altra. 'Collision Course' evidenzia ancora una volta come i danesi si siano imprigionati nell'ermetismo della propria intimità compositiva dal momento in cui le parti vocali delle loro canzoni non sono più state scritte e cantate dall'eccezionale D.C. Cooper (chi ama certe sonorità ascolti il suo debutto solista e capirà ancora meglio il senso delle mie parole). Quella era la voce dei Royal Hunt. Quella era la voce di 'Moving Target' e 'Paradox' due album che ebbero un successo stratosferico soprattutto in Giappone e che rappresentano ancora l'apice della band. Dopo lo scialbo periodo gestionale di John West tocca adesso al veterano Mark Boals occupare quello scomodo posto. Pur mettendocela tutta l'ex Malmsteen non convince se non in un paio di songs e il risultato è sempre lo stesso: una musica che non riesce ad emergere come prima, un insieme confusionario di parti progressive, stacchi metal, cori e assoli ridondanti che non trovano mai sbocco. Non sono sufficienti il supporto di ospiti illustri quali Ian Parry e Doogie White a salvare questa 'collisione di intenti' esempio classico di come la tecnica da sola serva a poco se non viene indirizzata nel modo giusto.

DIVINE | 18:13 | metal

+ domenica, giugno 01, 2008 +

Dream Theater
Greatest Hit And 21 Other Pretty Cool Songs


Inutile cercare di capire uscite del genere che servono solamente a gonfiare le casse senza il minimo sforzo. Le due facciate si differenziano per la proposta di pezzi più metal e tirati ('The Dark Side') oppure più rilassati e melodici ('The Light Side'). Mike Portnoy e soci non hanno fatto altro se non scrivere alternate version o addirittura remix da qualche parte e tagliare dall'altra (ignobile proporre 'The Test That Stumped Them All' e 'Solitary Shell' prive del contesto generale). Il resto sono i soliti pezzi che conosciamo a memoria e che continuano a garantire fortuna agli americani. Per quanto possano essere bravi – avrei qualcosa da ridire sui recenti lavori in studio – prese in giro di questo genere fanno male alla loro carriera e danno il senso di quanto si possa arrivare in basso una volta inseriti in quel circolo vizioso e subdolo che si chiama mercato discografico. Se proprio volete sentire certi brani e ancora non li possedete compratevi i dischi originali e godetevi artwork, testi e suoni originali senza cadere in trappole di questo tipo.

DIVINE | 00:12 | metal

+ lunedì, maggio 26, 2008 +

Fightcast
Breeding A Divinity


Eccellente debutto da parte dei Fightcast che confermano quanto di buono si diceva negli ultimi mesi nei loro confronti. La band di Cesena rilascia nove tracce dal sapore nordico non nascondendo le influenze di Soilwork e In Flames come una notevole passione per la melodia. Registrato allo Studio 73 di Riccardo Pasini – dove sono passati tra gli altri anche i poderosi Slowmotion Apocalypse - 'Breeding A Divinity' mostra una produzione fresca e potente in qualche modo riconducibile agli ultimi due lavori dei Caliban e in grado di evidenziare tutti gli strumenti e le potenzialità dei ragazzi. 'Filter' e 'Three Ghosts For You' costruiscono mattone dopo mattone la parte iniziale dell'album sfruttando bridge imponenti e stacchi di ampio respiro melodico. E' così che mentre si viene travolti dall'impatto dei Fightcast i ritornelli delle canzoni iniziano a penetrare in modo invasivo le nostre cellule cerebrali. 'Chrome Within' e 'New Shade Behind' svelano la direzione nella quale probabilmente si muoverà in futuro il gruppo. Le seguenti 'Illogical Trip' e 'Charlie B.' provano invece a sperimentare nuovi trasgressivi input digitali prima che la title track sputi le ultime sentenze e chiuda il cerchio di un album moderno e incisivo. L'augurio è che questo sia solo l'inizio..

DIVINE | 14:23 | metal

+ venerdì, maggio 23, 2008 +

Chosen
Chosen


In attesa di trovare un nuovo cantante i Chosen pubblicano questo mini di tre tracce che testa lo stato di salute di un gruppo prossimo alla svolta definitiva. Le coordinate sonore attorno alle quali si sviluppa la musica degli irlandesi sono quelle care a gruppi come Nevermore e Meshuggah. Nonostante si guardi al futuro con trame incisive e visioni cyber è evidente quindi come il passato sia sempre presente nella mente di Paul Shields, David McCann e Matt Gaynor. I tre si sono adesso trasferiti a Vancouver in Canada sperando di trovare quei riconoscimenti che sinceramente spettano loro alla luce del presente promo. Colpisce soprattutto l'intelligente aggressività dell'iniziale 'Through The Eyes' mentre 'Sinner' può essere considerata come un ponte tra i Chosen di oggi e quelli che verranno. Importante sarà trovare una voce che estremizzi le caratteristiche portanti del suono dei ragazzi in modo da permettere loro di distinguersi laddove la concorrenza è fin troppo agguerrita.

DIVINE | 15:21 | metal

+ giovedì, maggio 22, 2008 +

Through Your Silence
Whispers To The Void


Dopo il mini di tre anni fa arrivano al debutto su lunga distanza i Through Your Silence gruppo milanese chiaramente sintonizzato su coordinate swedish death. Ettore Rigotti dei Disarmonia Mundi produce questo album che conosce rari momenti di calo ma allo stesso tempo non fa niente per andare oltre il mero cloning di gruppi quali Dark Tranquillity, Soilwork e The Haunted. In tempi in cui chiunque abbia un'idea e un computer riesce a pubblicare è doveroso impegnarsi maggiormente per distinguersi e il mio monito vuole essere ancora più forte nel caso dei Through Your Silence perché è evidente ascoltando queste nove canzoni che la passione e una buona tecnica di base ci sono. Mi auguro che 'Whispers To The Void' possa essere un punto di partenza per migliorare dal punto di vista della personalità. Tra i vari pezzi mi sento di segnalare 'Desire' e 'Scarred By Your Hands'.

DIVINE | 16:47 | metal

+ mercoledì, maggio 21, 2008 +

Idols Are Dead
Mean


Ritorno alle origini per Manuele Bruno e Luca Canali che ricorderete per l'esperienza maturata in band quali Electrocution e Folder. La sintesi più immediata e trasparente del messaggio inviato da questo debutto è un percorso inverso – ma non per questo meno fresco o efficace – rispetto all'evoluzione portata avanti dalla prima metà degli anni novanta ad oggi. Gli Idols Are Dead irrompono sulla scena italiana in un momento nel quale il trasecolare del nu metal è stato accompagnato dall'esubero di gruppi metalcore. L'impatto è quello di cinque ragazzi che guardano al passato senza alcuna soggezione. Metallica e Slayer vengono chiamati in causa quando si tracciano le coordinate di riferimento ma la produzione fresca di Gabriele Ravaglia rendono le nove canzoni di 'Mean' avvicinabili alle correnti più moderne del metal e quindi a entità non più trascurabili come Bullet For My Valentine e Trivium. Il tutto senza cadere nell'ovvietà degli arrangiamenti o in stupidi processi di clonazione ma mantenendo sempre alto il livello di personalità e un'attitudine percussiva formidabile. Sono infatti le parti ritmiche a fare la differenza in anni di dischi tutti uguali e concessioni creative lasciate al minimo indispensabile. La voce di Mana irrompe come un tumulto primitivo a spezzare codeste trame e mentre le devastanti 'This Is Not The End' e 'Let's Do It' costruiscono la prima muraglia sonora sulla quale andrete a sbattere iniziando l'ascolto dell'album 'Dance With The Devil' e la travolgente cover di 'It's So Easy' tirano fuori uno spirito rock n' roll mai offuscato dallo scorrere del tempo. Chiude infine le danze la sperimentale 'Twiggy' lasciandoci le labbra leggermente discoste e umide in attesa di quello che sapranno fare in futuro gli Idols Are Dead. Disco da possedere a tutti i costi per capire in che direzione si sta muovendo il metal italiano.

DIVINE | 14:00 | metal

+ martedì, maggio 20, 2008 +

Atrocity
Werk 80 II


Secondo capitolo del tributo alle pop hits degli anni ottanta da parte degli Atrocity. Erano anni che ad Alex Krull veniva richiesto di bissare il successo del primo episodio ed ecco tutti quanti accontentati. Si parte con due pietre miliari di quel periodo così tanto avaro di innovazioni ma stilistiche ma stracolmo di ritornelli melodici indimenticabili. Ecco allora che 'People Are People' dei Depeche Mode e 'Smalltown Boy' dei Bronski Beat vengono riprese ad arte dal gruppo che rimodellò a propria immagine e somiglianza le note di 'Shout' dei Tears For Fears scatenando un putiferio. Si prosegue con 'Relax' dei Frankie Goes To Hollywood e 'Don't You Forget About Me' dei Simple Minds e la storia si ripete. Pacchiani all'inverosimile gli Atrocity rileggono questi classici con l'ironia e l'impatto necessari per fare divertire l'ascoltatore. 'The Sun Always Shines On TV' degli A-Ha e 'Forever Young' degli Alphaville completano l'opera di teletrasporto in quegli anni. Aggiungete un digipack folgorante con Dita Von Teese come protagonista e ospiti d'eccezione come la compagna di tutti i giorni Liv Kristine (Theatre Of Tragedy, Leaves' Eyes) e il Gospel Choir In Takt e il gioco è fatto.

DIVINE | 17:09 | metal

+ lunedì, maggio 19, 2008 +

Belphegor
Bondage Goat Zombie

Death e black si fondono nella incessante proposta dei Belphegor da quindici lunghi anni eppure ritrovarsi tra le mani questo 'Bondage Goat Zombie' non comporta certo le stesse sensazioni o reazioni di allora. In quei tempi – funesti o dorati dipende dai punti di vista – e nel periodo immediatamente successivo assistevamo all'uscita di decine e decine di dischi come questo. Il trend era quello di viaggiare verso l'oscuro, tingersi il viso come scoperchiatori di tombe e profanatori di chiese e passare il tempo a bestemmiare il Cristo. Una volta finita la moda di gruppi del genere ne sono rimasti rari esemplari e sono proprio coloro che prima facevano fatica a emergere in cotanta massa a godere della solitudine attuale. Gli austriaci Belphegor non saranno dei fenomeni e se qualche mitomane nordico avesse stilato una lista dei migliori appartenenti alla razza pura black metal probabilmente li troveremmo nelle posizioni addietro ma allo stesso tempo hanno costruito la loro carriera in nome della coerenza e dell'assoluto rifiuto per i compromessi. Adesso che la scena è paralizzata e involuta dischi come 'Bondage Goat Zombie' sembrano fulmini a ciel sereno e chi ama ancora certe coordinate sonore non potrà che goderne appieno. Helmuth, Sigurd e Serpenth si ritrovano quindi più affiatati che mai a riproporre gli stessi stilemi di sempre a due anni di distanza da 'Pestapokalypse VI' che inaugurò il contratto con la Nuclear Blast. 'Stigma Diabolicum', 'Sexdictator Lucifer' e 'The Sukkubus Lustrate' i pezzi vincenti di un disco feroce e inumano che non cambierà di una virgola i parametri con i quali considerate i gruppi di questo tipo ma di sicuro lascerà senza fiato il pubblico che ricerca questi suoni.

DIVINE | 14:45 | metal

+ giovedì, maggio 15, 2008 +

Subliminal Fear
Uncoloured World Dying

Rileggere le coordinate che il passato ci offre non è semplice come qualcuno potrebbe amaramente pensare. In special modo se il tributo che si vuol fare a generi o gruppi andati è inserito in un contesto moderno e attuale come quello presentato dai Subliminal Fear. Ci troviamo di fronte a una nuova realtà italiana capace di riprendere il discorso interrotto – speriamo non ancora per molto – da band come At The Gates e The Haunted e modellarlo a proprio piacimento non perdendo mai di vista arrangiamenti e cura dei particolari tecnici. E' questo secondo me il pregio migliore del loro debutto 'Uncoloured World Dying' in tempi in cui la stragrande maggioranza dei gruppi pensa esclusivamente all'impatto fisico della propria musica. In un album senza momenti vuoti e cadute di stile mi sento di segnalare l'iniziale 'Insane Archetype' e 'Leave Your Eyes In This Burning Sky' che alla resa dei conti rimangono rovinosi a disturbare l'inconscio di chi si pone all'ascolto. Per chi ama lo swedish death un ascolto obbligato considerato soprattutto che si tratta di un gruppo di casa nostra.

DIVINE | 23:49 | metal

+ domenica, maggio 11, 2008 +

Moonspell
Night Eternal

Dopo un lungo viaggio siamo giunti infine al richiamo dei primitivi sensi. Vi assicuro che vorrei scrivere una poesia senza pormi limiti di durata o trasparenza per descrivere la bellezza del ritorno dei Moonspell. 'Night Eternal' rappresenta la forma di contatto definitiva tra il metal estremo di origine nordica che i portoghesi non hanno mai abbandonato e il gothic style che li ha resi celebri nella seconda metà degli anni novanta. Dopo ripensamenti, passi falsi ma anche recuperi repentini il gruppo di 'Irreligious' e 'Sin/Pecado' pubblica quello che può essere senza dubbio annunciato come il loro capolavoro in questo terzo millennio. In esso troverete la furia cieca di 'Memorial' resa più dinamica e tagliente dall'incredibile produzione e dal talento assoluto di un Mike Gaspar che non pare avere davvero rivali nel suo genere ma anche le melodie evocate da numerose figure femminili che ricordano la statua in copertina. Tra loro si eleva l'amata Anneke Von Giesbergen che rende 'Scorpion Flower' il singolo forse più commerciale da tempo immemore e soprattutto pone un macigno sull'evoluzione del gothic metal a due voci. Non c'è storia perché un pezzo di questo tipo sarà praticamente impossibile superarlo. La passione di Fernando Ribeiro assieme alle sue liriche taglienti esplode fin dalle prime note della stupenda 'At Tragic Heights' ma è in 'Hers Is The Twilight' e 'Spring Of Rage' che il male prima di tutto, la città di Lisbona e i Moonspell poi, emergono in tutta la loro immensità soffocando qualunque tentativo di imporre loro limiti o costrizioni. 'Night Eternal' non è solo un viaggio musicale affascinante ma comporta un peso di sofferenza mentale e fisica che non tutti sarete in grado di sopportare. La notte eterna non sarà sufficiente a confessare i vostri peccati o liberarvi dai vostri tormenti.

DIVINE | 15:40 | metal, gothic

+ venerdì, maggio 09, 2008 +

Cirle II Circle
Delusions Of Grandeur


'Delusions Of Grandeur' è un disco che necessita numerosi ascolti prima di entrare a fondo nella corteccia cerebrale e su questo non ci piove. Sarebbe sbagliato non rendere merito ai Circle II Cirle di evitare sempre la strada più facile e immediata ma questo non toglie che nel loro nuovo album qualche pecca ci sia. La stessa voce di Zachary Stevens che rese mirabili le ultime uscite dei Savatage non riesce più ad emergere come un tempo come se qualcosa la bloccasse. A partire dai due pezzi iniziali, 'Fatal Warning' e 'Dead Of Dawn', che insieme a 'Soul Breaker' e 'Chase The Lies' dovrebbero essere quelli più immediati si ha l'impressione di trovarsi di fronte a parti incompiute o comunque non completamente riuscite. In questo senso si avverte eccome l'assenza di un chitarrista come Matt LaPorte che da solo vale Evan Christopher e Andrew Lee insieme. Alla resa dei conti finale il pezzo che più mi ha convinto è l'ultimo e il più lungo, 'Every Last Thing'. Forse perchè negli altri brani la vena progressiva dei Circle II Circle appare condizionata e spezzata o forse semplicemente perché rispetto a 'Burden Of Truth' il passo indietro è evidente.

DIVINE | 20:17 | metal

+ giovedì, maggio 08, 2008 +

Destinity
The Inside


Dalla meravigliosa copertina alla produzione di Jacob Hansen (Mercenary, Deadlock) il quarto lavoro in studio dei Destinity appare subito di un livello superiore rispetto a quelli che l'hanno preceduto. Il death metal del gruppo francese sembra infatti aver trovato il modo migliore per esprimere una vena melodica moderna che in passato emergeva solo in parte e comunque veniva soffocata da incertezze compositive e arrangiamenti non sempre efficaci. 'The Inside' svela invece enormi progressi in tutti i settori e una band in grado di competere con i colossi nordici. 'Murder Within', 'Thing I Will Never Feel', 'Still Remember' e 'Ready To Leave' sono pezzi che verrebbero invidiati da qualunque combo volesse in questo momento consolidare la propria posizione in un movimento povero di entrate di tale calibro. I Destinity volano sulle ali di un impatto devastante e sorprendono per la precisione chirurgica con cui centrano i loro obiettivi. I prossimi mesi ci diranno se 'The Inside' potrà essere il punto di partenza per dare una svolta importante alla propria carriera.

DIVINE | 22:55 | metal

At The Soundawn
Red Square: We Come In Waves


Pensate all'approccio compositivo di Red Sparowes e Radiohead e fondetelo con l'urgenza degli Shai Hulud o l'epicità dei Tool. Non vi fermate all'apparenze, proseguite nel vostro viaggio e immergetevi in canzoni quali 'One Day Before' e 'Phone Will'. Devastanti direte voi. Il sottoscritto approva e conferma sottolineando che alla base di questo fantastico debutto non c'è un gruppo americano o inglese dalle potenzialità economiche infinite ma cinque ragazzi italiani come tutti noi. Si chiamano At The Soundawn e molti di voi ne avranno già sentito parlare ma il passaggio da promessa a realtà non è così semplice specialmente dalle nostre parti. Lungimirante come sempre la Lifeforce Records non si è fatta scappare l'opportunità di pubblicare un disco del genere. 'Red Square: We Come In Waves' propone sette canzoni che sono lo specchio di quanto raggiunto dalla band in oltre sette anni di attività. Qui dentro c'è tutto dall'aggressività primordiale alle melodie minimali capaci di provocare danni ben maggiori di quanto si possa credere inizialmente. Enorme in questo senso la prova di Mirco Migliori dietro al microfono vero trait d'union tra sperimentazione, corpo e anima. Oltre alle canzoni citate 'Submerged' e 'Frames Of You' tendono la mano a quello che potrà garantire il prossimo futuro. Una cosa è certa loro ci saranno..

DIVINE | 12:36 | metal, hardcore

+ mercoledì, maggio 07, 2008 +

Figure Of Six
Aion


In fase di recensione potrei subito mettere le mani avanti e sottolineare che ve l'avevamo detto. Appena percepito il fervore di 'Step One' – tra l'altro uscito in un momento storico particolare e sicuramente di transizione per certe sonorità – il sottoscritto non ha avuto dubbi sulle potenzialità di questi ragazzi immersi tra derivazioni metalcore, elettronica e complicità melodiche. I Figure Of Six cullavano queste canzoni da mesi e vi assicuro che ho fatto fatica a non parlarvene prima. A volte è veramente difficile non svelare al mondo i segreti che si tengono dentro ma nel caso di 'Aion' valeva la pena aspettare. Un'attesa che è stata premiata con un contratto discografico solido, una produzione da primi della classe e tutti i tasselli della promozione che combaciano tra loro. Altrettanto difficile è pensare alle vecchie canzoni ascoltando 'Aion' perchè è evidente che i Figure Of Six hanno sviluppato uno stile tutto loro e proseguito in un percorso evolutivo che li ha portati molto lontani dagli esordi. L'aspetto che colpisce di più venendo schiacciati dall'introduzione di 'The Man With The Book And The Gun' è come la band sia riuscita a curare così bene le parti cantate e melodiche rendendo la struttura dei brani nettamente più complessa e arrangiata che in passato. 'Warshow' e 'Ten Years Alone' sono costruite su un muro di chitarre teso a spiazzare l'ascoltatore prima che robuste iniezioni gotiche e industriali provvedano a dare i desiderati effetti. Si giunge quindi alla stupenda 'Akeldama' – probabilmente l'apice del disco insieme all'altra gemma 'The Hanged Man' - che lascia aperte talmente tante porte che sinceramente non riesco ad immaginare quali forme potrebbe assumere il gruppo con i prossimi dischi. 'Dark Side 5' svela il desiderio di sperimentazione dei sei capaci di dare corpo e anima al metal moderno con 'Morning Star' ma anche recuperare le vecchie influenze hardcore e crossover in pezzi più tirati come 'Pull The Trigger'. Pazzesco il lavoro in fase di mixaggio di Tue Madsen (The Haunted, Dark Tranquillity) che fa suonare questo album come il perfetto incrocio tra death metal e pop. Chiude 'Hands Of Aion' e gli occhi si inumidiscono di fronte a tanta grandezza. Guardano al futuro i nuovi Figure Of Six ma per quanto ci riguarda sono già devastanti nel presente.

DIVINE | 00:25 | metal

+ sabato, maggio 03, 2008 +

Kamelot
Ghost Opera – The Second Coming


Visto il successo di 'Ghost Opera' i messeri Khan e Youngblood regalano ai propri seguaci una ristampa contenente dieci estratti dall'ultimo concerto che la band ha tenuto a Belgrado, tre bonus track presenti in altrettante edizioni limitate (The Pendolous Fall', 'Season End' e 'Epilogue'), il remix di 'Rule The World' e i video di 'Human Stain' e 'Memento Mori'. Quanto basta per godersi ancora una volta un album che ha sicuramente segnato un passo in avanti fondamentale nella storia dei Kamelot. Per chi se lo fosse perso l'occasione di rimediare è sotto gli occhi di tutti. Per coloro invece che non conoscessero ancora il gruppo americano l'invito di chi scrive è quello di appropriarsi al più presto di uno dei dischi più intriganti che gli amanti del metal abbiano potuto ascoltare negli ultimi anni. Ribadisco inoltre la convinzione che su queste basi la band potrebbe ancora migliorare e scrivere nuovi masterpiece evolvendo ulteriormente un suono che vive di sonorità sinfoniche, progressive e strettamente classiche ma è soprattutto caratterizzato da una classe innata.

DIVINE | 17:46 | metal

+ venerdì, maggio 02, 2008 +

Powers Court
The Red Mist Of Endenmore


Terzo lavoro in studio per Danie Powers che adatta ai versi di un avvincente concept aggressività e temi classici che avevano accompagnato anche la precedente release 'Nine Kinds Of Hell'. Sette anni ci sono voluti per elaborare una storia di spessore ma non si può certo affermare che il tempo trascorso non sia stato speso bene. 'The Red Mist Of Edenmore' è infatti anni luce avanti rispetto ai primi due dischi degli americani che fanno di tutto per rievocare gli antichi miti del metal a stelle e strisce senza per questo perdere in originalità. King Diamond, Nevermore e Iced Earth i riferimenti più evidenti di un album che parte dall'ossessione di un proprietario terriero nei confronti della figlia del capo villaggio per stilare tutta una serie di trame serrate e descrivere così un paesaggio immaginario di sangue e sofferenza. E' come sempre la voce di Danie, sufficientemente supportata dal basso di Steve Murray e la batteria di Daniel Nydick, a valere come strumento di misura e paragone per confrontare i Powers Court con gli altri appartenenti alla scena classic metal di oggi. Dall'ascolto dell'album e considerati i recenti magri risultati dei colleghi più celebri si può concludere come i Powers Court meritino la vostra considerazione.

DIVINE | 04:44 | metal

+ mercoledì, aprile 30, 2008 +

Jon Oliva's Pain
Global Warning


Dopo anni di onorata carriera un personaggio come Jon Oliva sa sempre quello che vuole e come ottenerlo. Con questa premessa un album come 'Global Warning' appare uno sforzo notevole nella direzione di una maggiore varietà compositiva rispetto ai primi due episodi. Prodotto in Florida ai celebri Morrissound Studios il terzo lavoro in studio del progetto solista del cantante e tastierista di Savatage e Trans-Siberian Orchestra recupera i suoni di 'Streets', trova il modo di sperimentare ('Master') e mostrare ancora il lato aggressivo dei bei tempi ('Adding The Cost' e 'Before I Hang'). Quello che colpisce è la determinazione di un artista che quattro anni fa aveva dato alla luce questo progetto senza eccessive pretese ('Tage Mahal') per poi ricredersi e spingere forte sull'acceleratore in seguito al successo di 'Maniacal Renderings'. Nel disco non si notano infatti pezzi riempitivi o cadute di stile. Al contrario canzoni come 'Look At The World', 'Firefly' e 'Stories' competono con l'illustre passato e il supporto di due musicisti come Matt LaPorte alla chitarra e Christopher Kinder alle pelli. Sono pronto a scommettere che alla fine 'Global Warning' sarà nei primi posti tra le migliori uscite classic rock e metal.

DIVINE | 20:47 | metal

Illdisposed
The Prestige


Mi aspettavo qualcosa di più da questa uscita non fosse altro perchè ormai sono anni che gli Illdisposed vengono considerati tra i più feroci e incisivi nelle avide cerchia degli addetti ai lavori. 'The Prestige' è senza dubbio l'album più completo e orientato dei danesi ma manca talvolta di quell'originalità che difficilmente viene riscontrata in release del genere ma è da considerarsi obbligatoria per elevare il gruppo stesso a livelli altri. Senza troppi fronzoli gli Illdisposed tornano indietro alla metà degli anni novanta proponendo un assalto death ferale corroborato dall'efficace mix di Fredrik Nordström. 'Weak Is Your God' e 'Like Cancer' i pezzi migliori di un disco che farà felici gli amanti di certe sonorità e sicuramente porterà nuovo materiale a servizio della dimensione live. Quello che desideriamo da certe entità nascoste in un Europa tornata competitiva in fatto di metal estremo è ancora più determinazione a scoprirsi diversi da tutto il resto. Le potenzialità in casa Illdisposed ci sono tutte. Il futuro ci dirà se Bo Summer vorranno o saranno in grado di prendersi qualche rischio.

DIVINE | 03:10 | metal

+ domenica, aprile 27, 2008 +

Incoming Cerebral Overdrive
Cerebral Heart


Le doti degli Incoming Cerebral Overdrive non sono nuove ai miei orecchi doloranti per i frequenti ascolti estremi ai quali vengono sottoposti. Attivi da diversi anni nell'underground italiano abbiamo recentemente assaporato del loro talento grazie alla stupenda 'Food capace di splendere e distinguersi in 'Neurosounds Vol.1: Stones From The Sky' nonostante l'alto livello qualitativo medio della raccolta. Adesso che il loro debutto su lunga distanza è realtà non posso che confermare le parole spese in passato riscontrando non solo innegabili miglioramenti sotto il lato tecnico e degli arrangiamenti ma anche una crescente furia che si impossessa dell'ascoltatore dal primo all'ultimo minuto di 'Cerebral Heart'. Impossibile non evincere dal titolo la volontà del gruppo di trovare un sostanziale bilanciamento tra razionalità e passione, dolore cerebrale e emotività carnale. Il disco si sviluppa quasi sempre a partire da ritmiche selvagge e visioni postcore sapientemente mixate da Kurt Ballou dei Converge e capaci di costruire minuto dopo minuto un assalto monolitico e pressante nel quale si distinguono per varietà e coraggio 'Slave' e la conclusiva 'Vibrated'. Nell'estensione emozionale di questo impianto architettonico si eleva enorme la voce di Samuele Storai che non conosce ostacoli, abbatte e frantuma tutto quanto si trova di fronte lasciando che l'incedere distruttivo proceda senza interruzione alcuna. Gli Incoming Cerebral Overdrive hanno quindi l'attitudine di una vera e propria macchina live ma anche il talento per penetrare più a fondo l'anima di chi si pone all'ascolto. Non fate finta che non vi abbia avvertito..

DIVINE | 21:34 | metal, hardcore

+ sabato, aprile 26, 2008 +

By The Grief
Progressive Downfall


Attendevo questo ritorno da troppo tempo e adesso che 'Progressive Downfall' è realtà non mi sembra nemmeno vero. Sono passati sette anni da 'As One' ma quelle note furenti che sanguinavano dolore e passione risuonano ancora in queste sei nuove canzoni come un'interminabile eco violenta. L'impatto infatti è talmente forte che quasi nasconde l'evoluzione di un gruppo capace di rimanere a contatto con le ultime frequenze postcore senza svendersi o apparire come l'ennesimo clone. Dopo avere partecipato al tributo a Dimebag Darrell con una strepitosa versione di 'Strenght Beyond Strenght' il rapporto con Mosh Pit Culture si rinnova con una release che rispetto al passato scopre influenze math-rock e un'attitudine ancora più sfrontata legata senza dubbio all'ingresso del nuovo cantante Riccardo De Simone già nei Bleed Someone Dry. Intelligenza a servizio della furia, ritmiche selvagge e una duttilità rara da trovare nel panorama italiano che si materializzano nelle abrasioni di 'Blank Stares' la traccia che introduce il nuovo corso dei fiorentini. 'Getting Nowhere Fast' e 'Candlelight Dinner' le successive due mazzate che finiranno per distogliervi da qualunque tentativo di catalogare una band che ha preferito procedere lentamente e fare un passo alla volta pur di mantenere la propria personalità intatta. Fino a quando 'Kill Room' non cesserà di battere nel vostro cuore non avrete modo di liberarvi dall'ossessione generata da 'Progressive Downfall'. Tutti coloro che amano Burnt By The Sun e The Dillinger Escape Plan non potranno che godere come me di questa caduta rovinosa, deleteria, progressiva dalla quale volenti o non volenti dovrete prima o poi rialzarvi. Ci penseranno i By The Grief a schiacciarvi di nuovo per terra..

DIVINE | 00:55 | metal, hardcore

+ sabato, aprile 19, 2008 +

Kiuas
The New Dark Age


Trafiggetemi pure con le vostre frecce velenose o smentitemi se pensate sia il caso ma a parere del sottoscritto 'The New Dark Age' è il disco power metal più bello degli ultimi cinque-sei anni e con questa release i Kiuas danno uno schiaffo sonoro a tutta la scuola tedesca che da sempre esige il primo posto e la massima considerazione quando si entra nei meandri del genere. I finlandesi avevano già mostrato le loro doti col precedente 'Reformation' ma adesso la storia è tutta differente. Nelle undici canzoni presenti troviamo infatti passaggi tecnici da urlo che cancellano in un solo colpo decine e decine di commenti sull'immobilismo del power metal e la sua incapacità di dare un senso moderno alla propria essenza. Ascoltando pezzi come 'To Excel And Ascend' e 'The Summoning' non si può non venire trascinati dalla solidità emotiva dei Kiuas e da tutta una serie di ritmiche pazzesche che spalancano le porte a parti di chitarra stupefacenti e una voce che mi ha ricordato l'incisività di Hansi Kursch ai tempi d'oro. Ilja Jalkanen sorvola infatti le sezioni strumentali con totale indifferenza fino a quando ruvido e cinico procede a spaccarle in mille e pezzi pronti poi a ricomporsi in arrangiamenti curati fino al minimo particolare. Splendide le intromissioni acustiche di 'After The Storm' e 'The Wanderer's Lamentation' e monumentali 'Black Rose Withered' e la bonus 'Towards The Hidden Sanctum' che chiude il lavoro. Impressionante prova a sostegno di chi afferma che in Finlandia sono avanti di qualche anno rispetto al resto di un Europa stanca..

DIVINE | 10:53 | metal

+ venerdì, aprile 18, 2008 +

Black Tide
Light From Above


L'album di cui sto per parlarvi esce per Interscope/Universal e la cosa non può lasciare indifferenti o non farci riflettere. Possibile che negli Stati Uniti collassati economicamente ma da sempre devoti alla modernità e alla frenesia di arrivare primi in tutto un disco del genere esca per una major ? I più illusi di voi diranno che c'è ancora speranza. I più avveduti forse che magari avranno fatto i loro conti. Mi sento di appoggiare entrambe le posizioni e personalmente porto avanti il mio lavoro indipendentemente da chi rilascia o promuove un album però 'Light From Above' sarà sicuramente un caso. I Black Tide sono ancora bambini e rischiano di fare passare i Trivium per vecchi - il cantante Gabriel Garcia ha quindici anni e anche gli altri membri non superano i venti - eppure ci sanno fare eccome. La loro proposta riprende parola per parola, capitolo per capitolo, la storia del metal degli anni ottanta con gruppi come Metallica, Iron Maiden, Armored Saint e Dio citati ogni qualvolta parte un riff, un ritornello o un giro di batteria. Anche la produzione sembra fatta apposta per riportare a quegli anni gloriosi e mentre il disco scorre un piccolo sorriso appare per forza sulle labbra. Saranno mocciosi finti da capo a piedi ma 'Light From Above' sa come divertire. 'Warriors Of Time', 'Give Me A Chance' e 'Black Abyss' i pezzi migliori ma anche la cover di 'Hit The Lights' dei Metallica e la title track che chiude il lavoro troveranno il vostro consenso. Ancora presto per dire se questo è il preludio a un profondo cambiamento. Meglio accontentarsi intanto..

DIVINE | 00:54 | metal

+ giovedì, aprile 17, 2008 +

Tiamat
Amanethes


Cinque lunghi anni sono trascorsi da 'Prey' e sembrano secoli. Johan Edlund torna a dare vita alla sua affascinante creatura variandone indisturbato le coordinate e mostrando come al solito toni sprezzanti nei confronti dell'abulia della musica moderna. Non aspettatevi un disco come il precedente perché rimarreste spiazzati. L'incedere leggiadro e lineare che avevano tracce quali 'Wings Of Heaven' e 'Light In Extesion' è stato ricoperto da rovine antiche quasi come un tempio egizio fosse franato nascondendo al mondo i suoi segreti per l'eternità. Ecco allora che 'The Temple Of The Crescent Moon' e 'Until The Hellhounds Sleep Again' crescono lentamente sulla ruvida voce di Edlund mostrando una goticità narrante ormai discinta da quella che permeava le trame di 'Wildhoney' e 'A Deeper Kind Of Slumber'. I Tiamat sono cambiati e con loro molte cose attorno. 'Amanethes' è intanto il primo disco dopo il sofferto divorzio con Century Media. L'album vive poi delle profonde riflessioni che Edlund ha fatto sul paese che lo ha accolto artisticamente. La silente Grecia che ha osservato orgogliosa e distratta l'evolversi della storia appare in 'Equinox Of The Gods' e 'Katarraktis Apo Aima' - traducibile come una cascata di sangue – con la consapevolezza di chi sa di avere la forza dalla sua parte. Con il passare dei minuti viene da compiere alcuni passi indietro, riascoltarsi certe tracce e percepire nuovi elementi e vie di uscita sempre differenti. Si evince soprattutto come ogni canzone segua un filo logico che la determina per poi deragliare nel finale assumendo tratti assolutamente imprevedibili. Sempre più dark, più sanguinanti anche quando l'elettronica si sostituisce alle chitarre. 'Lucienne' svela le menzogne dell'amore che noi tutti conosciamo mentre 'Summertime Is Gone' si erge solare e spensierata su uno dei testi più pessimisti scritto da Edlund. La seconda parte del disco riscopre i cupi disegni di 'Judas Christ' in 'Raining Dead Angels' e 'Circles' come il vile sussurro del pentimento che cresce nella propria testa fino a vincere ogni resistenza in 'Misantropolis' e 'Amanes'. Un circolo vizioso sembra chiudersi e se ne aprono decine di nuovi. Semplicemente un altro capolavoro a nome Tiamat..

DIVINE | 18:22 | metal, gothic

+ lunedì, aprile 14, 2008 +

In Flames
A Sense Of Purpose


Forti delle 400,000 copie vendute in tutto il mondo del precedente 'Come Clarity' gli In Flames tornano alla carica con un disco che svela il tentativo dei nostri di spostarsi ancora di più verso i territori melodici scoperti con 'Reroute To Remain'. Per ogni passo in avanti Anders Friden e soci hanno avuto bisogno di un disco di assestamento e chiaramente 'Come Clarity' ha significato un sostanziale cambiamento anche nel rapportarsi al proprio pubblico e al mercato americano divenuto nel frattempo dipendente dalla scena svedese. 'A Sense Of Purpose' va quindi letto in un'ottica di ormai definitiva separazione dal glorioso passato e giudicato per quello che gli In Flames ormai rappresentano. Il problema è che anche dopo numerosi ascolti dell'album rimane ben poco. Raramente i ritornelli risultano incisivi, la frequenza degli inserti elettronici è diminuita generando confusione e rendendo tali intromissioni quasi forzate e l'impatto di alcuni pezzi fa rimpiangere i tempi andati. Personalmente sono quattro i pezzi che mi sento di consigliarvi: il primo singolo 'The Mirror's Truth', 'Sleepless Again' dotata di parti di chitarra veramente impressionanti, 'Move Through Me' e la sperimentale 'The Chosen Pessismist'. Il resto cade davvero nel vuoto e pezzi come 'Alias' e 'I'm The Highway' non sembrano quasi essere scritti dagli In Flames. Dalla conclusiva 'March To The Shore' partirà con tutta probabilità una nuova evoluzione e saremo lieti di verificarne la validità con la mente più che disposta nei confronti di un gruppo che ha dato tantissimo al metal moderno e non si è mai seduto. A partire dalla terribile copertina 'A Sense Of Purpose' non rende però merito alla lungimirante carriera degli In Flames e quindi l'augurio è che il futuro sia contraddistinto da pubblicazioni più felici.

DIVINE | 14:16 | metal

+ domenica, aprile 13, 2008 +

Cavalera Conspiracy
Inflikted


Qualcuno avrà detto che era l'ora. In effetti pur mantenendo intatto il livello qualitativo della propria proposta sia Max Cavalera con i Soulfly che i restanti Sepultura con tanto di nuovo frontman di colore gigantesco e 'amazzonico' non sono riusciti a raggiungere le vette di dischi come 'Arise', 'Chaos A.D.' o 'Roots'. Considerata la testardaggine di Andreas Kisser e del Cavalera maggiore dovremo aspettare ancora un po' per la vera riunione dei brasiliani ma nel frattempo possiamo goderci questo disco realizzato dai due fratelli più celebri della musica estrema insieme a Marc Rizzo – detto tra noi uno dei chitarristi di maggiore talento degli ultimi anni – e Joe Duplantier dei Gojira. 'Inflikted' non è altro che tutta una serie di scorie che la famiglia Cavalera ha riportato alla luce dopo vent'anni di appartenenza a questo mondo. Detriti del progetto Nailbomb, suoni che sembrano appartenere alle registrazioni di 'Arise' o addirittura precedenti, lo snuff video di 'Sanctuary' e soprattutto un'attitudine marcia che in pochi su questo pianeta si possono permettere. Tutto questo ci permette di soprassedere sulla scarsa originalità della proposta e sui rimpianti relativi ai dubbi ancora sussitenti sulla riunione che tutti desideriamo. Una produzione secca e minimale tende forse ad appiattire eccessivamente il lavoro di Igor dietro le pelli ma basta sentire 'Hex' per capire come nella musica si possa davvero fermare il tempo e portare indietro le lancette dell'orologio. 'Terrorize' e 'Nevertrust' altre mazzate che non dimenticherete per molto tempo.

DIVINE | 01:20 | metal

+ venerdì, aprile 11, 2008 +

Iron Maiden
Live After Death


Qualcuno prema il tasto stop sul telecomando del dvd vi prego. Sono tre giorni e tre notti che la voce di Bruce Dickinson rimbomba tra le pareti di casa mia. Il più grande live metal di tutti i tempi è stato infatti finalmente ristampato in versione dvd per la gioia dei nostri occhi stanchi di tanti modernismi inutili. Chi avesse consumato il cd a forza di ascolti e logorato la pellicola della videocassetta dopo innumerevoli riavvolgimenti avrà la possibilità di godersi gli inglesi al massimo di sempre della loro forma durante il tour di 'Powerslave' con una risoluzione video pazzesca, audio migliorato e tutte le comodità del caso. Inutile descrivere ancora un volta le emozioni vissute dalla Long Beach Arena in quelle tre serate magiche. 'Revelations', 'Flight Of Icarus', 'The Rime Of The Ancient Mariner' e 'Run To The Hills' a questi livelli non solo hanno contribuito in maniera determinante a indirizzare il metal verso la direzione del successo e di un riscontro massificato ma non avrete modo di ascoltare da nessun'altra parte. Non fosse abbastanza nel secondo dvd troviamo estratti dall'esibizione di 'Rock In Rio' e i soliti immancabili extra nei quali i Maiden sguazzano come pochi altri. Godere, godere e ancora godere...

DIVINE | 01:14 | metal

+ lunedì, aprile 07, 2008 +

Gamma Ray
Land Of The Free II


Pur non essendo un fanatico del power metal pagherei per vedere i Gamma Ray tornare ai livelli di 'Land Of The Free' senza dubbio il disco che nella loro lunga carriera. ha saputo coniugare al meglio responso della critica e successo commerciale. Sebbene questo non sia possibile immagino che gli appassionati del genere potranno nutrirsi di questa release in modo tale da compiacersene anche se s'intravedono punti deboli e incapacità di separarsi da un trendmark ormai consolidato finendo per ripetersi (come accaduto nel pallido 'Majestic'). Nonostante siano passati dodici anni il concept di 'Land Of The Free' rimane vivo e appetibile permettendo a Kai Hansen di giocare a suo piacimento con assoli, ritmiche potenti e parti vocali lancinanti. Ecco allora che 'Empress' e 'From The Ashes' valgono da sole l'acquisto di un album che sul finale tende ad allungare i tempi e mostrare una varietà compositiva maggiore ('Opportunity' e 'Insurrection'). Per il resto i soliti Gamma Ray che nel bene o nel male sanno trovare tempi e modi per farci divertire, rispettare la storia e trasmettere qualche messaggio importante (soprattutto per quello che concerne la sfera ecologica).

DIVINE | 00:04 | metal

+ sabato, aprile 05, 2008 +

In Battle
Kingdom Of Fear


Quarto lavoro in studio per gli svedesi In Battle che producono il loro migliore sforzo compositivo con undici brani in grado di risultare di grande impatto e allo stesso tempo assorbire venature melodiche mai 'gonfiate' così tanto in precedenza. Pensate alle commistioni tra metal classico, black metal e death di matrice nordica di gruppi come Dawn Of Azael e Sigh e immaginate di spezzare le convulse trame dei gruppi citati in favore di una maggiore linearità strutturale. Dopo l'introduzione della traccia che dà il titolo all'intero lavoro 'Multitude', 'Wandering One' e 'Follow The Allfather' costituiscono un trittico eccezionale che mette in evidenza le doti percussive di Nils Fjellström e l'ugola senza pietà di Odhinn Sandin. 'Dead Shall See', 'Curse' e il finale formato da 'Path Of Power' e 'Raven Calls' altri pezzi mirabili di un album da non perdere. Forse non saranno mai i primi nel loro genere ma togliere dallo stereo 'Kingdom Of Fear' è opera alquanto difficile. Now you will kneel before us all..

DIVINE | 10:33 | metal

+ venerdì, aprile 04, 2008 +

Dimension Zero
He Who Shall Not Bleed


La rilettura di 'Slaughter Of The Soul' degli At The Gates da parte di Jesper Strömblad arriva al terzo capitolo e per la prima volta capita di annoiarsi nel corso dei trentadue minuti proposti. Seppure tecnicamente impeccabile 'He Who Shall Not Bleed' non fa nulla per stupire e uscire anche solo per un momento da binari consolidati che per quanto ricchi di fascino estremo sono stati percorsi da fin troppi convogli. Per tutto il tempo si ha infatti l'impressione di sapere già cosa succederà un attimo dopo e questo non aiuta certamente l'album a decollare. L'ascolto si rivela quindi una mera constatazione delle doti ritmiche della band e dell'impatto vocale di Jocke Göthberg. 'Unto Others' e 'A Paler Shade Of White' sicuramente i pezzi migliori di un album che svela ancora una volta come i Dimension Zero non possano assurgere a ruoli maggiori di quelli riservati a un side project di buon livello. La cover di 'Stayin' Alive' presente nell'edizione giapponese sottolinea ancora di più la mia considerazione.

DIVINE | 13:48 | metal

+ lunedì, marzo 31, 2008 +

Axel Rudi Pell
Live Over Europe


Arriva anche per Axel Rudi Pell il momento di frenare un attimo e godersi i risultati di tanti anni di carriera. A pochi mesi da 'Diamonds Unlocked' la SPV rilascia un doppio DVD dedicato al chitarrista tedesco e come da copione il prodotto non presenta carenze qualitative. La prima parte contiene l'intera esibizione del gruppo all'ultimo Rock Hard Festival con classici come 'The Masquerade Ball', 'Tear Down The Walls' e 'Call Her Princess' che si alternano alle recenti 'Fly To The Moon' e 'Rock The Nation' efficace cover della hit dei Montrose. Il secondo DVD è invece un vero e proprio official bootleg con estratti dal Wacken Open Air, dal Bang Your Head e altri festival. In definitiva un'uscita imperdibile per tutti gli appassionati del musicista di Bochum e la possibilità chi ancora non è tanto ferrato sull'argomento di affacciarsi in un paesaggio che vive di miti, hard rock onesto e mai banale ma soprattutto classe a non finire.

DIVINE | 15:24 | metal

+ domenica, marzo 30, 2008 +

Neverland
Reversing Time


Ambizioso progetto che vede confluire il talento vocale della greca Iris Mavraki e l'esperienza di uno dei più celebri gruppi metal provenienti dalla Turchia, i Dreamtone di Oganalp Canatan. I Neverland puntano chiaro a quelle magiche terre dove il fantasy e l'epicità di certi suoni definiscono i tratti di un'esistenza surreale. 'Reversing Time' non vuole tornare necessariamente indietro nel tempo ma ribadire concetti consolidati tentando di donare loro freschezza con la fusione tra il metal e l'ispirazione classica della Mavraki che proviene da tutt'altro ambiente. Nutrita la lista degli ospiti che partecipano a questo debutto. Si va da Tom Englund (Evergrey) a Hansi Kürsch (Blind Guardian), da Mike Baker e Gary Wehrkamp (Shadow Gallery) all'Orchestra Filarmonica di Istanbul diretta da Hakan Sensoy. 'Mankind Is A Lie', 'Everlasting Tranquillity' e 'Black Water' i pezzi da cui partire per focalizzare meglio alcuni obiettivi e rendere l'ascolto meno monotono.

DIVINE | 11:56 | metal

+ sabato, marzo 29, 2008 +

Harlots
Betrayer


C'è chi dice che il metal e l'hardcore hanno finito con il fondersi e aiutarsi reciprocamente per potere sopravvivere. Altri ritengono che senza lo sforzo delle menti più creative appartenenti ai due generi non si sarebbe mai potuti arrivare a tanto. Chiunque abbia ragione i risultati sono stati illuminati agli albori e modesti negli ultimi tempi. Giunti al terzo lavoro su lunga distanza gli Harlots mostrano invece come si possa ancora credere in un metalcore creativo, non indulgente, non autocelebrativo e incredibilmente personale. 'Betrayer' sa essere vendicativo e doloroso ma anche intelligente e originale evidenziando il talento di Christian Fillippo (voce) e Jeff Lohrber (batteria) e l'azzeccata produzione di Joel Lauver. Passando da 'Full Body Contortion' a 'The Concept Of Existence' fino al conclusivo 'Suicide Medley' viene una gran voglia di misurarli alla prova live. Traditori di epoche..

DIVINE | 14:34 | metal, hardcore

+ venerdì, marzo 28, 2008 +

Light Pupil Dilate
Snake Wine


Prende i Dub Trio e sbatteteli nel mezzo dell'infernale pogo che si scatena comunemente ai concerti di Converge o Today Is The Day, aggiungete influenze metal classiche, un tocco di punk e otterrete una poltiglia non facile da digerire ma senza dubbio intrigante. I Light Pupil Dilate provengono da Atlanta, Georgia e non fanno certo mistero delle loro influenze. Al contrario è proprio dagli elementi più consolidati che l'ascolto di 'Snake Wine' diviene più articolato e comprensibile. 'Twinkly' e 'Poly Viral' mostrano come la band abbia alle spalle una solida esperienza live e cerchi di coniugare la propria creatività con l'esigenza di rendere le canzoni proposte più immediate possibili dal vivo. Ne esce fuori un dischetto intelligente consigliabile a chi non si ferma alla prima apparenza delle cose. Ottima la produzione di Matt Washburn che abbiamo ammirato all'opera con Mastodon e Norma Jean.

DIVINE | 18:33 | metal, hardcore

+ lunedì, marzo 24, 2008 +

Made Of Hate
Bullet In Your Head


Difficile parlare dei Made Of Hate senza fare riferimento alle doti già spiccate del chitarrista/cantante Michal Kostrzynski che impressiona sin dall'esordio con una tecnica chiaramente influenzata dalla musica classica e in bilico tra il thrash anni ottanta e gruppi extreme power come i Children Of Bodom. 'Bullet In Your Head' è un disco che vive di derivazione e passaggi sentiti e risentiti ma allo stesso tempo non può che far riflettere su quanto riesce a fare questo ragazzo di ventitre anni. Anche il batterista Tomek Grochowski riesce a farsi notare mostrando abilità sia nelle parti più serrate sia quando è la melodia a fare da padrona. 'On The Edge' e 'Mirror Of Sins' i pezzi migliori di questo debutto che non potrà non piacere a tutti coloro hanno consumato i primi due dischi di Alexi Lihao e soci ('Deadend' per esempio sembra uscire direttamente da 'Hatebreed'). In futuro vedremo se Kostrzynski saprà liberarsi da certe influenze e personalizzare in modo maggiore il proprio stile.

DIVINE | 01:37 | metal

+ sabato, marzo 22, 2008 +

Paradox
Electrify


Un silenzio durato oltre sette anni quello dei Paradox di Charly Steinhauer che si riaffacciano sul mercato con dieci tracce di grande sostanza. Nonostante il tempo trascorso 'Electrify' segue le orme del precedente 'Collision Course' combinando le solite influenze thrash-speed con elementi progressive e cyber che hanno modo di manifestarsi anche nell'artwork e nei testi ('Cyberspace Romance'). I problemi di salute che avevano minato Steinhauer sembrano solo un brutto ricordo e pezzi come l'iniziale 'Second Over Third By Force', 'Hyperspeed Hallucinations' e 'Infected' sono la prova che i Paradox sono sempre vivi e pronti a spaccare. La varietà compositiva che caratterizza 'Electrify' mostra il suo lato più moderno in arrangiamenti di spessore come quelli di 'Paralyzed' e 'Portrait In Grey' capaci di sfruttare al massimo la solidità della nuova sessione ritmica. In definitiva un ritorno di ottima fattura che darà modo alle nuove leve di conoscere un gruppo che ha dato tanto e ha ancora da offrire al metal.

DIVINE | 08:50 | metal

+ venerdì, marzo 21, 2008 +

President Evil
Hell In A Box


Secondo lavoro in studio per Johnny Holze e soci che proseguono per la loro strada fatta di thrash n' roll senza troppi fronzoli. 'Hell In A Box' è un disco sicuramente più compiuto e focalizzato rispetto a un debutto che pareva limitarsi al puro divertimento. La title track e l'opener 'Viva La Muerta' sono i due pezzi su cui puntare in un lotto di brani a volte influenzati dai Motorhead altre dai Kyuss. Lo stesso Holze pare avere fatto un notevole passo avanti e le sue parti vocali seppure semplici non arrivano solo al dunque ma tentano di muoversi anche su diramazioni alternative. Titoli come 'Jesus Factor Negative', 'King Asshole' e 'The Return Of The Speed Cowboys' parlano da soli ma nell'assalto dei President Evil c'è spazio anche per un arrangiamento elaborato e dilatato come quello di 'Bring Out Your Dead'. In definitiva un ottimo ritorno per un gruppo che dal vivo non parte battuto con nessuno.

DIVINE | 12:53 | metal

+ lunedì, marzo 17, 2008 +

Death Angel
Killing Season


Chi scrive avrà tanti difetti ma gode ancora di buona memoria e non potrà mai scordare quanto siano stati importanti i Death Angel per la sua crescita musicale e per tutti coloro avessero bisogno di credere ancora in un filone thrash reduce dalle prime ammaccature e spaccato tra le band che avevano già preso il volo come i Metallica e tanti gruppi distrutti da troppi insuccessi. Probabilmente le mie parole sembreranno ipocrite o troppo generose ma vi assicuro che a quei tempi - e al cospetto di questa release ancora oggi - un chitarrista come Rob Cavestany non aveva niente da invidiare a colleghi del calibro dei vari James Hetfield, Kirk Hammett e Dave Mustaine. Il destino ha voluto che i Death Angel sprofondassero dopo la rovina del contratto con la Geffen (che pubblicò il bellissimo 'Act III' prodotto da Max Norman). Da allora ne sono successe di cose e dopo aver goduto dell'esperienza dei The Organization e apprezzato l'album della definitiva reunion è venuto il momento di venire totalmente schiacciati dalla furia di 'Killing Season'. Quasi quattro anni ci sono voluti per ribadire la risonanza di 'The Art Of Dying' ma vi posso consolare affermando senza ombra di dubbio che il disco in questione si candida non solo come l'uscita thrash dell'anno ma come uno dei dischi metal più avvincenti di un periodo che scava fino agli albori del decennio. L'impressione che ho avuto avvicinandomi all'ascolto di 'Killing Season' è stata infatti pari a quella che mi provocò l'ascolto di 'The Gathering' dei Testament altro ritorno sulle scene da strapparsi la carne di dosso. Accusatemi pure di essere un purista, datemi dell'antiquato ma la verità – cari signori che leggete – è che questa stagione mortale spazza via letteralmente decine e decine di uscite metalcore che vanno per la maggiore di questi tempi. Per rabbia, furia cieca, tecnica, velocità, impatto e produzione 'Killing Season' non ammette rivali e rilancia in maniera devastante la carriera del gruppo di origine filippina definito da molti come l'apice tecnico-compositivo di un'era dalla quale ancora oggi beviamo le influenze. Fondamentale in questo senso l'apporto di Nick Raskulinecz (Rush, Stone Sour) e Bran Gardener (Lamb Of God) che hanno reso di una compattezza imprevedibile monumenti sonori quali 'Sonic Beatdown', 'Dethroned', 'Buried Alive' e la conclusiva 'Resurrection Machine'. L'arte assoluta di Cavestany e i sussulti vocali di Mark Osegueda faranno scendere le lacrime a coloro che appartengono alla mia generazione ma ascoltate bene quello che vi sto dicendo: 'Killing Season' è un disco di fottuto thrash moderno, epico e potente come avete sempre voluto, tecnico da non credere e cento per cento Death Angel come non avreste mai immaginato alla soglia dei vent'anni da 'The Ultra-Violence'. Grazie a Dio sono tornati.

DIVINE | 12:04 | metal

+ sabato, marzo 15, 2008 +

Down
III: Over The Under

Premetto che un disco dei Down vale da solo almeno venti-trenta uscite incolori in questo inizio autunno pieno di nuove release. La magia di 'Nola' rimane però irraggiungibile e questo terzo capitolo col passare degli ascolti risulta leggermente inferiore anche al ritorno di cinque anni fa. E' infatti palese che lo storico progetto parallelo di Phil Anselmo e Pepper Keenan – rispettivamente frontman di Pantera e Corrosion Of Conformity – con il suo debutto aveva toccato vette compositive sfiorate solamente in poche occasioni da questo 'Over The Under'. E' il caso della struggente 'Path', di 'Never Try' e 'His Majestry The Desert' che lasciano di sasso per la capacità di Anselmo di raggiungere ancora il profondo della nostra anima. La sezione ritmica di Crowbar e Eye Hate God sottolinea roboante il lento declinare di paesaggi assortiti tra miraggi sudisti, frammenti di sofferenza post uragano Katrina e il doom che sotterra le vittime reali e solo immaginarie di una New Orleans decaduta, rialzatasi e ancora oggi barcollante. Splendide anche 'Beneath The Tides' e la conclusiva 'Nothing In Return'. Per il resto un piacevole ascolto che non farà certo male in tempi di stupidi trend e inflessioni commerciali senza alcun fondamento artistico. I Down non troveranno più quella simbiosi fatale ma 'Over The Under' è comunque la dimostrazione che i sogni e i cuori si spezzano ma le membra sanno anche fortificarsi e reggere l'urto.

DIVINE | 09:27 | metal

+ mercoledì, marzo 12, 2008 +

Arch Enemy
Rise Of The Tyrant


Come non ero rimasto entusiasta di ‘Doomsday Machine’ non posso affermare di esserlo di questo 'Rise Of The Tyrant'. La spiegazione ricalca quella della precedente release e cioè che ci troviamo di fronte ad un gruppo sensazionale dal punto di vista tecnico, rodato e perfetto nel coniugare esigenze commerciali con influenze classiche ma che ha perduto negli anni l'ispirazione di un tempo e non sembra nemmeno fare troppi sforzi per ritrovarla. Il ritorno in formazione di Chris Amott non cambia poi molto, la performance di Daniel Erlandsson è da drum clinic e Angela Gossow fa il suo mestiere nel migliore dei modi ma l'eccellenza è da ricercarsi altrove. Analizzando le tracce va riconosciuto a 'Blood On Our Hands', 'The Last Enemy' e 'I Will Live Again' di sapere conquistare l'ascoltatore ma la rilettura di 'Wages Of Sin' è tanto evidente quanto fastidiosa. Meglio 'Revolution Begins' e la title track che recuperano certe trame complesse che erano il vanto dei primi Arch Enemy. Stupendo lo strumentale 'Intermezzo Libertè' a dimostrazione che la possibilità di osare un po' di più e tornare a certi livelli ci sarebbe eccome. Non mi stupirei se tra qualche mese 'Rise Of The Tyrant' fosse ai primi posti delle classifiche dei migliori album metal dell'anno perchè ha tutte le caratteristiche per ambire a quei riconoscimenti ma quell'impatto che possedevano i primi dischi degli Arch Enemy e quella creatività estrema che la chitarra di Mike Amott mostrava a ogni riff o assolo è svanita.

DIVINE | 23:42 | metal

+ giovedì, marzo 06, 2008 +

Legion Of The Damned
Feel The Blade


Per chi come il sottoscritto è cresciuto a forti dosi di thrash metal questo terzo lavoro in studio dei Legion Of The Damned è come manna dal cielo. Nessuno chiede al gruppo olandese di scrivere masterpiece in grado di cambiare il corso della musica moderna ma solamente di farci rilassare dallo stress della vita con una manciata di canzoni in totale devozione a quell'epoca che rimarrà immortale nei nostri cuori. E questo il gruppo lo sa benissimo. Tanto che in seguito al successo dei precedenti 'Malevolent Rapture' e 'Sons Of The Jackal' si permette di ristampare 'Elegy For The Weak' – l'ultimo dei cinque album pubblicati quando ancora si facevano chiamare Occult – con qualche modifica e una nuova produzione. 'Feel The Blade' recupera in un lampo i 'tormenti nucleari' dei Nuclear Assaults', la ferocia assassina degli Slayer ('Slaughtering The Pigs') e l'epicità dei Death Angel (la title track e 'Last Command'). Vengono citati anche i Pestilence di Patrick Mameli con una cover del loro classico 'Chronic Infection' ma in generale sono l'apporto di Andy Classen dietro la console e la prova al microfono di Maurice Swinkels a fare la differenza in uno scenario volutamente ripetitivo e monocorde. Gloria al thrash metal e un sincero ringraziamento ai Legion Of The Damned per quest'oretta di svago.

DIVINE | 17:08 | metal

+ domenica, marzo 02, 2008 +

Threshold
The Ravages Of Time


Quante spine da togliersi per i Threshold che sembrano davvero in debito con la fortuna. L'abbandono di Andrew McDermott ha messo in pericolo il tour promozionale dell'ottimo 'Dead Reckoning' e gettato molti dubbi sul futuro della band non fugati dal ritorno di Damian Wilson che ha permesso agli inglesi di coprire l'impegni presi dal vivo ma non rimarrà a tempo indeterminato dietro al microfono. Ancora una volta quindi i problemi di line up recitano un ruolo attivo nelle vicende di un gruppo che ha raccolto davvero poco in proporzione al talento dei componenti storici. 'The Ravages Of Time' è una raccolta delle migliori tracce composte da Karl Groom e soci che ha senza dubbio lo scopo di prendere tempo in vista dell'ennesima svolta che si cela dietro l'angolo. All'interno troviamo venti brani suddivisi in due parti tra cui spiccano le inedite versioni radio di 'Slipstream' e 'Pilot In The Sky Of Dreams' (il pezzo migliore dell'ultimo disco e una porta aperta verso il futuro) e composizioni imperdibili quali 'Light And Space', 'Oceanbound', 'Innocent' e 'The Whispering' che mostrano ancora una volta il lato intelligente di un prog elaborato e originale. In attesa che il vento contrario si attenui e i Threshold possano finalmente godere della propria arte.

DIVINE | 09:54 | metal

+ giovedì, febbraio 28, 2008 +

Bullet For My Valentine
Scream Aim Fire


Inutile fare finta di niente. Tutti noi aspettavamo questo disco per capire quanto valessero davvero i Bullet For My Valentine dopo il clamore suscitato da 'The Poison'. Quel disco oltre a collocarsi perfettamente tra forti richiami del passato e la pressante esigenza di una produzione alla moda ebbe il pregio di dare foga e sostanza alla nuova ondata del metal britannico. Insieme ai Trivium i gallesi hanno infatti rappresentato fin da subito una valida alternativa allo strapotere metalcore americano e al ristagnare ormai cronico della scena svedese facendo nuovamente sperare in una vera rinascita della scena. Un'immagine perfetta e i tour di supporto a Metallica e Iron Maiden hanno contribuito al successo di un debutto difficile da superare e mettere da parte. 'Scream Aim Fire' mostra come i Bullet For My Valentine abbiano imparato la lezione di questi due anni passati a suonare sui palchi di mezzo mondo con un suono molto live e grezzo che il veterano Colin Richardson (Machine Head, Fear Factory) ha saputo modellare alla perfezione. Allo stesso tempo i pezzi sembrano più corposi, monolitici e dinamici quasi fosse si volesse tirare uno schiaffo alla denigrante staticità del metalcore senza perdere di vista i grandi assoli e le cavalcate epiche dei tempi gloriosi. Ascoltando le prime tracce si ha addirittura l'impressione che i Bullet For My Valentine si siano voluti beffare di chi avrebbe giurato in maggiori concessioni commerciali e ritmi più rilassati. Niente di tutto questo signori. Matthew Tuck e Michael Paget vivono in continua contrapposizione come accadeva nelle thrash band degli anni ottanta, si scontrano, sgomitano, gridano la loro rabbia e si riappacificano solamente quando le note tendono a svanire. La loro attitudine sarà anche quella che piace a Kerrang e MTV ma colma fino all'orlo il grado di soddisfazione di pezzi come la robusta 'Eye Of The Storm', la travolgente 'Waking The Demon' e la cupa 'End Of The Days'. Stupendo l'assolo di chitarra che introduce 'Hearts Burst Into Fire' e da paura la parte centrale costruita sull'accopiata formata da 'Disappear' e 'Deliver Us From Evil'. Quando 'Last To Know' e 'Forever And Always' chiudono nel modo più compiacente possibile la release non si vede l'ora di ripartire da capo. Inutile parlare in termini di paragoni, ancora peggio fare riferimenti eccessivi al primo lavoro in studio perchè è chiaro che i Bullet For My Valentine sono cresciuti, maturati e hanno apportato dei cambiamenti. Quello che davvero importa è che per quanto fracassone e ingenuo possa sembrare 'Scream Aim Fire' è un fottuto, solido, disco di metal moderno dal quale farete fatica a separarvi.

DIVINE | 17:53 | metal

+ domenica, febbraio 24, 2008 +

Dirge
Wings Of Lead Over Dormant Seas


L'etichetta stampata sul promo in questione riporta a chiare lettere i termini sludge doom e atmospheric metal. I Dirge non nascondono quindi i loro intenti e un manifesto portato avanti da diversi anni che hanno finito per rendere questa registrazione densa di significati. L'eco di Neurosis, Isis e Dead In The Water rimane forte ma tali riferimenti sono ormai insopprimibili e non ne farei una questione vitale. Più che altro mi soffermerei sull'incedere mellifluo dei primi pezzi che proseguono è vero il percorso iniziato dal precedente 'And Shall The Sky Descend' ma sembrano stigmatizzarlo maggiormente quasi a volere indebolirne l'aura attorno. 'Meridians' e 'Epicentre' i nodi di un espressionismo forte e urgente che trova il suo apice nella deframmentazione del rapporto tra voce e ritmiche ferali. I francesi giocano col male quindi, se ne fanno beffe e poi pagano le conseguenze in cinque motivi di infernale beltà e infinita intransigenza. Immergetevi in 'Wings Of Lead Over Dormant Seas' e scommetto che impiegherete un po' di tempo prima di tornare in superficie.

DIVINE | 13:21 | metal

+ sabato, febbraio 23, 2008 +

God Forbid
Sickness And Misery


Nella gara a chi picchia più forte i God Forbid sanno sempre piazzarsi nelle prime posizioni e visto che il livello medio di apertura mentale di chi ascolta solo metalcore non è molto ampio tanto vale battere il ferro finchè è caldo e dare in pasto al proprio pubblico più materiale possibile. La Koch Records rilascia quindi questo 'Sickness And Misery' che intende recuperare le prime due uscite discografiche della band di East Brunswick, New Jersey. 'Out Of Misery' e 'Reject The Sickness' vengono quindi riproposti in versione unica con digipack adatto all'occasione. Sedici tracce di violenza inaudita che lasciano intendere quale sia il manifesto programmatico di Byron Davis e soci. Consigliato agli appassionati del gruppo e a coloro che una volta tornati a casa da una dura giornata di lavoro devono necessariamente farsi venire i lividi a forza di battere la testa sul muro della propria cameretta.

DIVINE | 01:29 | metal, hardcore

+ giovedì, febbraio 21, 2008 +

Hate Eternal
The Perilous Fight


Se siete pronti a farvi investire da tonnellate di riff maligni e ritmiche schiacciasassi allora 'The Perilous Fight' fa per voi. Dodici tracce di sana follia death metal trasportate in formato DVD con produzione e scenografia minimali e un suono un po' grezzo ma impatto e potenza da vendere. 'The Perilous Fight' mantiene le caratteristiche di prodotto underground ma esplora al meglio l'universo di uno dei pochi gruppi validi tra i portabandiera del death di oggi. Dopo un masterpiece quale 'I, Monarch' è venuto il momento per Erik Rutan e Randy Piro di godersi l'affetto e l'abbraccio sudato dei fans che faticano a tenersi in piedi sotto palco. 'Servants Of The Gods', 'The Obscure Terror', 'To Know Our Enemies' e 'Son Of Darkness' sono rasoiate senza alcun scrupolo che trovano nel growl selvaggio dei due quell'appeal malefico di cui tutti ogni tanto abbiamo bisogno per sopravvivere. Peccato per lo scarso spazio offerto dal Garage di Londra e degli extra non troppo convincenti. Per il resto 'The Perilous Fight' è un live da tenersi stretto stretto per quando l'assenza di brutalità inizia a farsi sentire.

DIVINE | 12:06 | metal

+ mercoledì, febbraio 20, 2008 +

Heaven Shall Burn
Iconoclast (Part 1: The Final Resistance)

Anche se i tre album non sono strettamente legati tra loro è possibile parlare di un'antologia politica che gli Heaven Shall Burn hanno realizzato a partire da 'Antigone' (2004), per proseguire con 'Deaf To Our Prayers' (2006) e finire con il presente 'Iconoclast'. A sua volta il suddetto disco preannuncia un ulteriore sviluppo della 'resistenza finale' e quindi staremo a vedere cosa ci riserverà la band in futuro. L'album inizia laddove il precedente terminava con i tedeschi impegnati su due fronti: trasmettere un messaggio lancinante e costruire mattone dopo mattone un muro di suono impressionante. Entrambi gli obiettivi possono considerarsi raggiunti e sono certo che i vecchi appassionati del gruppo di Saalfeld si ritroveranno con gli occhi lucidi ad ascoltare questi nuovi assalti metalcore. La parola tregua non esiste nel vocabolario degli Heaven Shall Burn. Questo è chiaro fin dall'inizio quando ci si imbatte in un pezzo trascinante quale 'Like A Thousand Suns'. Victor Klemperer e Fredrik Nietzsche vengono citati in 'The Bombs Of My Saviours' e 'Murderers Of All Murderers' aggiungendosi a racconti di guerra ('Against All Lies') e tematiche contro il nazismo e fascismo. Una connotazione politica che rende ancora più intenso il lasciarsi travolgere dalle ritmiche assassine della band che pur non cercando mai di rinnovarsi esprime in modo quasi unico certi concetti che andrebbero maggiormente ricordati ai tempi in cui viviamo. Pazzesco lo stile di Matthias Voigt che sfrutta la sua batteria in modo allucinante facendo da sottofondo alle escursioni estreme di Marcus Bischoff. Altri si evolvono in meglio, altri ancora crollano o si svendono amaramente. Gli Heaven Shall Burn sono una garanzia di coerenza e qualità tale da non potere obiettare.

DIVINE | 22:33 | metal, hardcore

+ martedì, febbraio 19, 2008 +

Intronaut
The Challenger


L'aspetto che più mi intriga nella musica degli Intronaut è questa condensa enorme che pare avvolgere i loro brani. In ogni istante pare che il loro stile stia per esplodere e generare qualcosa di nuovo, mostruoso e spiazzante. Non sempre accade ma non penso di essere l'unico a immaginarsi un futuro molto diverso per una band capace di accogliere sotto lo stesso tetto post metal e influenze jazz e drone. 'The Challenger' non aggiunge nulla di nuovo a quanto detto in passato dai nostri ma prosegue nel processo descritto come una lava inesorabile raggiunge, distrugge e cancella. In attesa del prossimo full lenght godiamoci quindi una title track da spavento, la più canonica 'Whittler Of Fortune' e i tortuosi viaggi nell'immaginario deviante di 'Deep Architecture'. La sfida poi si sposta sul piano delle registrazioni live e anche in questo caso i nostri si dimostrano all'altezza di tutti i giudizi positivi raccolti finora.

DIVINE | 22:19 | metal

+ lunedì, febbraio 18, 2008 +

Benedictum
Seasons Of Tragedy

Classic metal e hard rock si fondono nella musica dei Benedictum quasi fossimo ripiombati a metà degli anni ottanta. E' la voce di Veronica Freeman a dettare i tempi di un album chiaramente retrò ma prodotto in maniera efficace e moderna in modo da bilanciare nel migliore dei modi passato e presente. 'Seasons Of Tragedy' trova il suo apice nelle parti più epiche e rallentate ('Beast In The Field' e gli undici minuti della title track che chiudono il disco) ma riesce a divertire anche quando i ritmi sono più sostenuti ('Shell Shock'). I nostalgici ameranno l'emozionante 'Legacy' e la cover di 'Balls To The Walls' degli Accept con George Lynch (Dokken) e Jeff Pilson (Ronnie James Dio) come ospiti illustri. Il passo in avanti rispetto al debutto di due anni fa c'è stato. Adesso bisogna vedere se i Benedictum sapranno personalizzare la propria proposta.

DIVINE | 14:12 | metal

+ sabato, febbraio 16, 2008 +

Avantasia
The Scarecrow


Mi avessero chiesto di puntare anche solo due lire su un progetto parallelo di Tobias Sammet - che ho avuto modo di conoscere sbarbatello a inizio carriera - qualche anno fa avrei rifiutato in modo categorico probabilmente prendendo in giro il mio interlocutore. Ascoltando 'The Scarecrow' non posso che ammettere il mio errore e devo concedere al cantante degli Edguy di essere riuscito a personalizzare in modo vincente un'idea di classic metal purissimo che col terzo lavoro in studio ha assunto un valore qualitativo e commerciale impensabile. Un disco, 'The Scarecrow', che nei piani iniziali di Sammet non sarebbe mai dovuto uscire e che invece adesso a distanza di cinque anni trova consensi sia tra il pubblico (il singolo 'Lost In Space' che ha anticipato l'uscita ha battuto ogni record della Nuclear Blast) che tra gli addetti ai lavori incapaci di parlare male o trovare difetti palesi nella proposta. Rispetto al passato è chiaro l'intento di Sammeth di allontanarsi dalle care coordinate power metal alla ricerca di un connubio maggiore tra hard rock e solido heavy metal anni ottanta. Sonorità che non moriranno mai e funzionano sempre ma anche una produzione spettacolare e una lista di ospiti notevole. Insieme a Eric Singer e Sasha Paeth dietro al microfono si alternano personaggi del calibro di Alice Cooper, Michael Kiske, Jorn Lande e Roy Kahn. Non bastasse gli arrangiamenti di 'The Scarecrow' mettono ancora più in luce la varietà stilistica di un cantante che ha scoperto di non potere più limitarsi ad una sola dimensione. Si passa così da pezzi mediamente classici quali la title track o 'Another Angel Down' a canzoni che guardano in modo deciso alla scena alternative ('Cry Just A Little Of Me' e 'What Kind Of Love'). 'Carry Me Over' e 'I Don't Believe In Your Love' altri due momenti importanti di una release che si lascia ascoltare con trasporto e non nasconde il suo fare ruffiano. Qualora venisse bagnata d'oro non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi.

DIVINE | 11:02 | metal

+ lunedì, febbraio 11, 2008 +

Pagan's Mind
God's Equation


Quando si fanno tutte le cose per bene non si può che sperare che lassù qualcuno ci dia una mano. E' il caso dei Pagan's Mind che tentano di uscire dai confini della loro terra con un concept album che ha tutto per catturare l'attenzione degli amanti del prog più vario. 'God's Equation' ruota attorno alla figura di Osiris e il Dio disegnato dai norvegesi appare poco più che accennato in una storia che avrebbe potuto essere più articolata e studiata a dovere. Peccato perchè canzoni come la title track o 'United Alliance' colpiscono subito per la propria capacità penetrativa e il lavoro dietro la console di Espen Mjøen e Stefan Glaumann (Rammstein) spicca per qualità e immediatezza. Col passare dei minuti il disco cresce in modo disarmante regalando momenti di grande intensità ('Atomic Firelight' e 'Painted Skies') spezzati solamente dall'efficace cover di 'Hallo Spaceboy' di David Bowie che illumina le canzoni seguenti di una luce bianca e salutare. Considerato il livello raggiunto a mio parere il gruppo dovrebbe prendersi qualche rischio. Con un po' di coraggio possono diventare davvero immensi. Nel frattempo godiamoci 'God's Equation' con la consapevolezza che quest'anno in campo prog metal sarà difficile fare di meglio.

DIVINE | 22:47 | metal

+ venerdì, febbraio 08, 2008 +

Engel
Absolute Design


Niclas Engelin chitarrista che ricorderete in gruppi quali Gardenian, In Flames e Passenger torna alla ribalta con un gruppo che sembra confezionato per un successo garantito. Con lui negli Engel troviamo personaggi noti della scena nordica come Marcus Sunesson (Crown), Michael Håkansson (Evergrey) e Daniel Moilanen (Lord Belial). Completa la formazione Mangan Klavborn cantante di ottima fattura e notevole duttilità in grado di rispecchiare al meglio il desiderio di Engelin di maggiore varietà rispetto al passato. 'Absolute Design' si dimostra un valido disco di debutto che ha il pregio di proporre tutta una serie di differenti impronte e stili che nel contesto generale assumono caratteri più personali e distintivi di quanto si possa pensare inizialmente. Canzoni come 'Next Closed Door' e 'Descend' sottolineano bruscamente i tratti di un metal moderno in grado di abbracciare melodie di ampio respiro e arrangiamenti coraggiosi. Grandiosa la produzione di Anders Fridén e Daniel Bergstrand che mette in evidenza le doti compositive di Engelin e favorisce l'emergere incessante e in crescendo di un impatto sonoro che vive di momenti di quiete e reminiscenze alternative.

DIVINE | 14:53 | metal

+ lunedì, febbraio 04, 2008 +

Saxon
To Hell And Back Again


'Fight the good fight, believe what is right, Crusader the Lord of the Realm'. I Saxon sono sempre lì. I Saxon sono sempre lì. Mi sembra di sentire i commenti entusiasti sotto palco all'ultimo tour che li ha visti protagonisti. Impossibili da smuovere e magicamente solidi nel mantenere intatta la loro freschezza dopo decenni di rigoroso stile metal Bill Byford e gli altri scagnozzi dello Yorkshire condividono un'altra volta con noi tale consapevolezza. 'To Hell And Back Again' ce li ripropone in forma smagliante come se il tempo non avesse intaccato la pellaccia dura. Un totale di oltre cinque ore tra audio e video ad alta definizione racchiuse in una confezione di lusso con le hit di sempre, un libretto fotografico di cinquantadue pagine, quattordici brani dal vivo, svariati clip, l'esibizione al Rocksound Festival, la cover di 'You've Got Another Thing Coming' dei Judas Priest suonata insieme a Doro Pesch e riprese di Rock For Asia. Impossibile chiedere di più.

DIVINE | 23:07 | metal

+ giovedì, gennaio 24, 2008 +

Dethklok
The Deathalbum


In tempi di comunità virtuali e serie animate che esigono sempre più spazio in prima serata non poteva non nascere anche un cartone animato sul metal. Poco meno di due anni fa ha preso vita 'Metalocalypse' a cura di Brendon Small e Tommy Blacha e in pochi mesi è diventato un cult anche grazie ai doppiaggi di membri di gruppi famosi come Metallica, Nevermore, Dimmu Borgir e così via. L'estro di Small non poteva però fermarsi qui ed ecco allora un vero e proprio album composto con l'aiuto dell'inossidabile Gene Hoglan (Dark Angel, Testament) e suonato dai protagonisti della serie - Nathan Explosion al microfono, Skwisgaar Skwigelf e Toki Wartooth alle chitarre, William Murderface al basso e Pickles dietro le pelli – e capace di debuttare al numero 21 di Billboard diventando l'album death metal con il debutto più alto di tutti i tempi nella classifica americana. Potrebbe sembrare uno scherzo ma non lo è e vi assicuro che ascoltando le quindici canzoni proposte farete fatica a distinguere le colate metalliche di chiaro stampo swedish da quelle di un disco comune. Semmai stonano un po' certi stereotipi forzati per ironizzare sulla natura 'buffa' del metallaro medio ('The Lost Vikings', 'Castratikron' e 'Face Fisted') ma li possiamo sopportare in un contesto del genere. Ironia, virtual dreams e un paio di pezzi quali 'Go Forth And Die' e 'Birthday Dethday' da paura. Questo è 'The Deathalbum'

DIVINE | 12:49 | metal

+ domenica, gennaio 20, 2008 +

Monster Magnet
4-Way Diablo

Dave Wyndorf, Ed Mundell e Matt Hyde hanno lavorato notte e giorno sul successore di 'Monolithic Baby' che tre anni fa è riuscito nell'intento di catalizzare nuovamente l'attenzione attorno ai Monster Magnet. Per ribadire il concetto il gruppo del New Jersey torna con l'album più vintage e retrogrado della propria carriera. Un disco per nostalgici che col passare degli ascolti diventa più che piacevole senza peraltro mai infiammare. Nei testi troviamo la rabbia e la disperazione di un Wyndorf in preda alle droghe e ai sonniferi così come lo sguardo dissennato e ironico alla musica dagli Hawkind in poi. Tra qualche attimo di sonnolenza e una gradazione alcolica in improvvisa crescita colpiscono 'Blow Your Mind' e 'No Vacation' su tutte per la capacità di portare a termine un tratteggio che col passare dei minuti diviene più spesso, marcato e nervoso. La voce di Wyndorf fa il resto quando c'è bisogno di un tocco di classe o una melodia che rimanga più in testa delle altre. Aggiungete un'affascinante cover di '2000 Light Years From Home' dei Rolling Stones e il contorno di questo paesaggio statico e 'monolitico' vi apparirà concluso.

DIVINE | 10:56 | rock, metal

+ venerdì, gennaio 18, 2008 +

Helloween
Gambling With The Devil

Come biasimare gli Helloween se alla loro età hanno ancora voglia di scherzare col diavolo visto che il loro seguito continua a essere nutrito e le vendite non sembrano accusare la crisi del mercato attuale. L'importante è evitare passi falsi come 'Chameleon' o 'Rabbit Don't Come Easy' e trovare discreti gregari per tappare i buchi di una line up ormai provata dall'usura del tempo. Non c'è da stupirsi quindi se dopo avere dato alle stampe il terzo capitolo della fortunata serie 'Keeper Of The Seven Keys' il loro dodicesimo lavoro in studio tenti di ricalcare il successo di 'Master Of The Rings' e 'Time Of The Oath' riportando certi passaggi quasi per intero e rievocando le medesime atmosfere. Nulla di strano appunto e quindi una volta stemperata l'opprimente sensazione di deja-vu siamo pronti a goderci l'ennesima ballata adatta alle corde di Andi Deris ('As Long As I Fall') e presunti nuovi anthem che rispondono al nome di 'The Saints' e 'Fallen To Pieces'. Ottima a mio avviso la prova di Dani Loeble che dietro le pelli regge alla perfezione l'urto dei molteplici cambi di tempo e dona freschezza e vitalità al classico drum style dei tedeschi. Alla lunga i pezzi migliori risultano l'iniziale 'Kill It' introdotta dalla cupa voce di Biff Byford e 'Paint A New World'. Quanto basta per pubblicare in breve tempo un'altra raccolta. 'At the end of the day, life is like a gamble with the devil..'

DIVINE | 02:34 | metal

+ giovedì, gennaio 17, 2008 +

Exodus
The Atrocity Exhibition


Credo che per valutare nel modo più corretto possibile una release come questa sia doveroso analizzarne l'impatto al giorno d'oggi ma anche operare un deciso confronto con i dischi che hanno fatto la storia della band in questione. Gli Exodus non li scopriamo certo adesso e nonostante la loro carriera sia stata costellata da tragedie, difficoltà e precaria stabilità il loro supporto alla scena thrash nelle ultime tre decadi non è mai mancato. Ascoltando 'The Atrocity Exhibition' subito dopo o prima di 'Bonded By Blood' il masterpiece degli americani non si può non evincere quanto sia cambiato il metal in questo lungo periodo. Produzione, suoni, approccio compositivo, influenze e impatto sono completamente differenti e già questo ne impedisce un raffronto anche se le sensazioni sono più che buone. La bio sheet definisce 'The Atrocity Exhibition' il disco thrash dell'anno e potrebbe pure esserlo considerati i flop dei primi della classe e le scarse alternative tra le nuove leve. La differenza con 'Shovel Headed Kill Machine' è palpabile. I nuovi pezzi sono più lunghi, arrangiati e atmosferici rispetto alla cruda velocità del precedente album ma questo non impedisce a canzoni quali 'Funeral Hymn' e 'The Garden Of Bleeding' di seminare odio e vendetta. 'A Call To Arms' e 'Riot Act' rappresentano il classico inizio di disco degli Exodus con aperture melodiche più pronunciate ma quasi soffocate in una produzione che strizza l'occhio al death metal. La title track e' Iconoclasm' rafforzano una parte centrale durante la quale l'assalto monolitico di Gary Holt e soci inizia a portare le prime deleterie conseguenze. Rob Dukes si dimostra il migliore cantante possibile per questi Exodus e il redivido Tom Hunting dietro le pelli e l'ex Heathen Lee Altus mostrano tutte le loro qualità tecniche in un paio di giri strumentali da urlo. Quando 'Bedlam 123' chiude i battenti è impossibile capire se davvero 'The Atrocity Exhibition' vale un passato così ingombrante ma è altrettanto impossibile fare a meno di affermare che questo disco è una bomba e rappresenta una delle migliori uscite metal dell'anno in corso.

DIVINE | 12:45 | metal

+ martedì, gennaio 15, 2008 +

Crest Of Darkness
Give Us The Power To Do Your Evil


Prodotto da Giuseppe Orlando 'Give Us The Power To Do Your Evil' segna il ritorno in grande stile per i Crest Of Darkness. Un disco concepito per coloro che non hanno smesso di amare certe sonorità ma allo stesso tempo rigetta le produzioni troppo asettiche e scadenti. La creatura malvagia di Ingar Amlien propone infatti un ferale black metal che spesso si apre a partiture dark ma con suoni spaventosi che si adattano alla perfezione alle esigenze di un ascolto adulto e moderno. Non fatico quindi a definire il loro quinto lavoro in studio il migliore di una discografia che finora si era mostrata altalenante e non sempre convincente. Si parte fortissimo con 'Antichrist' e 'Druj Nasu' che evidenziano l'amore dell'ex Conception per Satanismo e atmosfere immerse nella pece. Dopo il pezzo più debole del disco – la banale 'Cadaverdog' – si scatenano 'Your Demons' e 'Death And Pleasure' e lo spessore dei celebri Outer Studios inizia a farsi sentire. 'Revenge Complete' e ' I Love Your Pallid Skin' mostrano le due facciate di un sound che trova la sua massima espressione dinamica nello svolgersi elaborato della trilogia che presta il titolo all'album.

DIVINE | 23:26 | metal

+ lunedì, gennaio 14, 2008 +

Infection Code
Intimacy


Registrato ai Nadir Studios di Tommy Talamanca (Sadist) e mixato da Billy Anderson (Neurosis, EyeHateGod) ai Lowered Studios di San Francisco 'Intimacy' è il terzo capitolo della storia degli Infection Code. Un ulteriore passo avanti verso la totale personalizzazione del gruppo e un allargamento dei proprio confini. Nel loro suono trovano adesso una parte importante le influenze dei pioneri dell'industrial metal nei loro ricordi ancora vividi (primi Ministry), nella contestualizzazione di un presente ancora più drammatico e vincente (Today Is The Day) e nella scoperta di nuovi universi sonori (Jesu). Questa significativa apertura si aggiunge all'impatto di sempre di una band in grado di ottenere fin dalle prime note quello che vuole. '(E)motionless' e 'Sweet Taste Of Sickness' ci introducono in un viaggio intimo e dissonante tra le involuzioni della società moderna e il grido rabbioso di chi vuole emergere per forza. Un suono oscuro e destabilizzante che trova conforto nei recenti risultati prodotti da Neurosis e Cult Of Luna mostrando il lato più emotivo e umano degli Infection Code e quanto possano competere a livello internazionale. 'Bleeding' e 'A Perfect Failure' lasciano senza fiato per la capacità di rapire l'attenzione e distogliere la mente da ogni altro pensiero. Quando vi ritroverete perduti nell'immaginario di questo album vi imbatterete nella versione stravolta di 'Heart-Shaped Box' e in 'Cold Surface' prima che l'apocalittica 'Slumber' chiuda i conti con il passato. Grandissimo disco che mi auguro possa lanciarli più lontano possibile.

DIVINE | 23:50 | metal

+ lunedì, gennaio 07, 2008 +

Darkthrone
F.O.A.D.


La mia mancanza di modestia o presunzione non giustifica il fatto che possa non avere compreso l'intento di questo 'F.O.A.D.' come del resto potrebbero non capirlo in molti. Una cosa è certa, chi ha amato i Darkthrone si troverà in grosse difficoltà a digerire l'ennesimo tonfo di Fenriz e Nocturno Culto che ormai sembrano rasentare l'abominio come un piccolo aereo sgangherato al quale non si è aperto il carrello si avvicina al terreno a ruvidi e disperati tentativi. 'F.O.A.D.' vuole essere un tributo alle influenze più remote del gruppo norvegese che richiama in vita il punk di fine anni settanta e i Black Sabbath. 'Pervertor Of The Seventh Gates' e 'The Banners Of Old' vi chiariranno ampiamente quanto in basso siano caduti i Darkthrone e quanto poco convinta sia questa operazione che la Peaceville ha sorprendentemente appoggiato. Per quanto potessero essere minimali le loro produzioni i loro dischi degli anni novanta avevano un'anima oscura che adesso viene ridicolizzata.

DIVINE | 18:39 | metal

+ mercoledì, dicembre 19, 2007 +

bloodsimple
Red Harvest


Non convincono ancora i bloodsimple di Tim Williams che pubblicano un secondo lavoro più massiccio del debutto senza però compiere il salto di qualità che ci si aspettava. Ispirato all'omonimo libro di Dashiell Hammett (1929), 'Red Harvest' è un viaggio in territori metalcore moderni curato nei minimi particolari dall'esperto Machine (Lamb Of God, White Zombie) e corroborato dal poderoso drummin' di Will Hunt (Dark New Day). Quello che manca sembra essere soprattutto uno spessore chitarristico necessario per dare alle composizioni capacità penetrativa e non solo potenza e impatto. Mike Kennedy e Nick Rowe si limitano invece al compito essenziale e canzoni come 'Ride With Me' e 'Death From Above' ne risentono risultando scontate fin dall'inizio. Di questi tempi e con questa concorrenza ci vuole ben altro.

DIVINE | 18:29 | metal

+ martedì, dicembre 18, 2007 +

Diamond Head
What's In Your Head ?

Sono il primo a condannare finte reunion e dischi fatti solamente per andare avanti per qualche altro anno ma in certi casi ci possiamo anche sbagliare o comunque possiamo rimanere sorpresi. E' il caso dei Diamond Head che il sottoscritto ha letteralmente cancellato dalla mente per un periodo indefinito considerando ridicolo e offensivo il volersi rimettere in gioco dopo tanto tempo. Questo finchè sulla mia scrivania non è arrivato il promozionale di 'What's In Your Head ?' e per qualche minuto mi sono veramente chiesto se fossero loro a suonare. Impossibile paragonarli al leggendario gruppo della NWOBHM non tanto per la classe e la preparazione tecnica dei musicisti in questione che logicamente è rimasta più o meno la medesima quanto proprio per il genere proposto che è ben differente. Mi sentirei infatti di sconsigliarlo a chi fosse curioso di sapere chi erano e cosa hanno rappresentato i Diamond Head in passato ma non posso che complimentarmi con loro per questo disco che si ascolta con piacere e dimostra ancora una volta come la semplicità e la passione spesso valgono più di tante altre cose.

DIVINE | 18:23 | metal

+ sabato, dicembre 15, 2007 +

Apocalyptica
Worlds Collide


Ritorno potente e in grande stile per gli Apocalyptica che proseguono il loro originale percorso tra retaggi classici e influenze sempre più alternative. Il primo pregio di 'Worlds Collide' è quello di allontanare sempre di più i finlandesi dallo stereotipo in cui erano necessariamente caduti in passato e quindi di gruppo capace di dare una 'lettura' diversa a brani celebri ma abbastanza limitato in fase compositiva. Questo album è invece la dimostrazione – ancora di più del precedente omonimo lavoro in studio – che il gruppo guidato da Eicca Toppinen e Paavo Lötjönen ha fatto passi da gigante in tal senso. La seconda caratteristica che lo fa preferire agli album precedenti risiede in una produzione finalmente all'altezza della situazione e guarda caso affidata a Jacob Hellner che con i suoni dei Rammstein ha strabiliato mezzo mondo. La sua mano si sente soprattutto nei pezzi strumentali che evidenziano estro e classe ma anche un impatto fuori dal comune ('Last Hope' e 'Grace' su tutti). Non mancano le collaborazioni in grado di far volare il disco nelle classifiche. A sfilare questa volta oltre all'immancabile Dave Lombardo sono Corey Taylor degli Slipknot ('I'm Not Jesus'), Till Lindemann dei citati Rammstein ('Helden' ovvero la cover in tedesco di 'Heroes' di David Bowie) e Cristina Scabbia dei Lacuna Coil ('S.O.S.'). Quanto basta per godere di questa collisione

DIVINE | 00:46 | metal, gothic

+ mercoledì, dicembre 12, 2007 +

All That Remains
Live


La scuola del Massachusetts non tradisce e dopo l'inaspettato successo del singolo 'This Calling' e del terzo lavoro in studio 'The Fall Of Ideals' che ha superato le centomila copie vendute negli Stati Uniti è venuto il momento per gli All That Remains di capitalizzare quanto raggiunto a livello di fama in un periodo in cui accumulare denaro con la musica è quanto mai difficile. Non si spiega altrimenti una release che non assurge altro che a manifesto per il gruppo di Phil Labonte (primo cantante degli Shadows Fall prima che Brian Fair ne prendesse il posto) che evidentemente è alla strenua ricerca di un ulteriore allargamento di audience in attesa del nuovo materiale che dovrà ribadire certe potenzialità. Per carità le performance di Philadelphia e Baltimore dimostrano come Oli Herbert e Mike Martin si integrino alla perfezione e la band dal vivo sappia esprimere un ottimo impatto ma non sentivamo il bisogno di un live dopo tre album dei quali il primo, 'Behind Silence And Solitude' finito ormai fuori catalogo e ristampato per l'occasione, era poco più che un demo. Nel dvd troverete anche un paio di interviste e tutti i video girati fino adesso tra i quali segnalerei quelli di 'Not Alone' e 'The Deepest Gray'. Se amate una fusione chirurgica tra esigenze commerciali, melodia e urgenza metalcore gli All That Remains fanno sicuramente per voi ma di questo live avremmo fatto anche a meno.

DIVINE | 12:37 | metal, hardcore

+ lunedì, dicembre 10, 2007 +

Demon Hunter
Storm The Gates Of Hell


I Demon Hunter hanno la capacità di calarsi alla perfezione nel frammento spazio-temporale nel quale con cadenza regolare tornano ad apparire. E' grazie soprattutto a questo che il gruppo metalcore cristiano riesce spesso a sopravanzare la concorrenza e ritagliarsi sempre un ottimo posto nelle graduatorie di fine anno. Anche il presente 'Storm The Gates Of Hell' è un deciso passo avanti rispetto al precedente 'The Triptych'. Meno confuso a livello di produzione, ancora più diretto e letale, maestoso a livello tecnico-compositivo. Tutte queste caratteristiche fanno in modo che canzoni come 'Fading Away', 'A Thread Of Light' e 'I Am You' conservino lo spirito live della band e fondino al meglio epicità e impatto devastante. Ancora evidenti certe influenze crossover che rendono appetibili pezzi estremi quali 'Lead Us Home' e 'The Wrath Of God'. 'Storm The Gates Of Hell' dimostra come si possano seguire i trend moderni senza apparire necessariamente scontati e compromessi. 'Follow The Wolves', 'Fiction Kingdom' e 'No Reason To Exist' altri anthem da tenere a mente quando tireremo le somme.

DIVINE | 09:50 | metal, hardcore

+ lunedì, dicembre 03, 2007 +

Die Krupps
Too Much History


Pur non essendo un grande fautore delle raccolte e non provando mai troppo entusiasmo nel dovere recensirne qualcuna non posso non ammettere che i Die Krupps non avrebbero potuto donarci tanta grazia in un colpo solo. Probabilmente solo chi ama i tedeschi come il sottoscritto potrà capire fino in fondo l'importanza biblica di questo doppio cd che testimonia gli anni elettronici e metal del gruppo di Dusseldorf ponendoli su due piani distinti. Vanno segnalati intanto le due nuove tracce proposte da Jürgen Engler e Ralf Dörper. Ecco allora che '5 Millionen' e 'The Great Divive' risultano talmente succose da lasciare umide le labbra in vista del tanto sospirato nuovo lavoro in studio a cui la band sta lavorando e che potrebbe uscire in tempi brevi. Il resto è puro godimento industriale che mostra quanto avanti fossero i Die Krupps al momento della loro esplosione creativa e come gruppi quali Rammstein (che tra l'altro hanno perso con loro una causa per la contestata 'Tier'), Nine Inch Nails e tutta la fila di parvenu electro body music non possano che inchinarsi agli artisti che hanno insegnato loro il percorso da intraprendere. Sfilano quindi 'Machineries Of Joy' (nuova versione di ' Wahre Arbeit Wahrer Lohn' del 1981 con Douglas McCarthy dei Nitzer Ebb), 'Hi Tech Low Life', 'Metal Machine Music', 'Fatherland' e 'Odyssey Of The Mind' tutti straordinari episodi di vitalità artistica e genio elettronico attraversate da testi fortemente politici e anti-fascisti. Vero e proprio manifesto sociale appare ' Ich Bin Ein Ausländer' (cover della celebre 'Pop Will Eat Itself') mentre 'Der Amboss' vede la presenza al microfono di Sarah Blackwood delle Client. Di storia come questa non ce ne verrà mai insegnata abbastanza.

DIVINE | 10:24 | elettronica, metal

+ sabato, dicembre 01, 2007 +

Subway To Sally
Bastard


Registrato tra Hannover e i Lundgaard Studios in Danimarca 'Bastard' è il nono album in studio per i Subway To Sally che proseguono nella loro ricerca nei meandri del folk medievale arricchito con influenze metal classiche e l'utilizzo massiccio di strumentazione arcaica. Rispetto ai colleghi In Extremo è evidente il tentativo di dilatare melodie e storie narrate in tedesco per rafforzare il contrasto con le parti più tirate e di facile presa. Rispetto a 'Nord Nord Ost' ma sopratutto all'esperimento acustico 'Nackt' l'evoluzione dei tedeschi ha raggiunto forse il suo apice impedendo al gruppo di accelerare nuovamente. Ecco allora un disco di sacra quiete che non stancherà appassionati del genere e curiosi rimanendo poco digeribile per coloro che non sono portati per lo stile in questione. Il fascino degli strumenti a corde e percussione più bizzarri avvolge 'Bastard' sottolineando a volte i passaggi più disincantati ('Puppenspieler') e altre quelli di maggiore epicità ('Die Trommel' e 'Canticum Satanae'). 'In Der Stille' siamo tutti un po' bastardi.

DIVINE | 08:12 | metal, gothic

+ giovedì, novembre 29, 2007 +

Witchcraft
The Alchemist


Un solo riff o colpo di batteria da questo terzo disco dei Witchcraft e vi guarderete perplessi alle spalle come circondati da una folla urlante pronta a lapidarvi. 'The Alchemist' segna il ritorno degli svedesi come se nulla fosse cambiato nel frattempo. Strumenti e registrazione vintage, liriche di un'epicità travolgente e composizioni nate - tra Seattle e la Scandinavia - per soddisfare in pieno gli amanti di quel rock viscerale che non segue le regole del tempo. 'Walk Between The Lines', ' If Crimson Was Your Colour' e la suite conclusiva le magnifiche tracce trainanti un album che farà collassare ogni vostra cognizione spazio-temporale. Alchimie proficue per resuscitare quelle processioni doom delle quali andiamo fieri ma ci ricordiamo solamente nei momenti di crisi creativa. Magnus Pelander mostra impavido come la sua attitudine non sia mutata col passare degli anni. La legittima ambizione di un musicista del suo livello di allargare il più possibile la propria audience si scontra con la rigida integrità di una proposta capace di fondere Black Sabbath, Pentagram e King Crimson sotto la stessa cupa luce. In preghiera i Witchcraft si rivolgono alle icone ancestrali per scrivere il disco che segnerà il loro passaggio terreno. Se questo non è 'The Alchemist' poco ci manca.

DIVINE | 12:46 | metal

+ lunedì, novembre 26, 2007 +

Rosa Antica
Seven


Consistente debutto per i Rosa Antica che a pochi mesi da 'Looking For Something Divine' pubblicano dieci tracce di immerse nei meandri del metal moderno. Le influenze di Hypocrisy, Meshuggah e Mastodon servono a chiarire l'impatto delle ritmiche e la furia di certi passaggi ma l'alternative deathcore proposto dai torinesi tenta di aggiungere qualcosa di più alla mera derivazione. Colpisce l'efficacia di certe melodie in un contesto molto scattoso e di impeto anche se ancora un po' prevedibile. E' la voce profonda di Sir Cage a guidare 'Seven' per tutto un percorso a ostacoli nel quale ritroverete gli ascolti di questi ultimi anni ma anche una tensione emotiva notevole che lascia passare quasi inosservate certe dimenticanze o ingenuità. Tra i titoli segnalerei 'Inner Fears' e 'Healing Wounds' forse i pezzi più quadrati e meno originali ma allo stesso tempo quelli in grado di procurare i maggiori danni cerebrali. In futuro mi auguro di riscontrare passi avanti a livello di produzione e arrangiamenti perchè le premesse per fare bene ci sono tutte.

DIVINE | 13:21 | metal

+ domenica, novembre 25, 2007 +

Soilwork
Sworn To A Great Divide


E' innegabile che gruppi come In Flames e Soilwork abbiano avuto un peso determinante nella definizione del metal moderno europeo e nella sua sdoganazione tanto da ritrovarsi influenza primaria di decine di band metalcore americane. 'Sworn To A Great Divide' è un monumento issato in onore della propria carriera come lo fu 'Through The Ashes Of Empires' dei Machine Head. Un disco che assale senza lasciare respiro dal primo all'ultimo minuto e svela spontaneità e attitudine ancora intatte nonostante i numerosi anni di esperienza e sei lavori in studio alle spalle. Sopratutto conferma come la dipartita di Peter Wichers sia stata assorbita in modo quasi indolore dalla band. Il singolo 'Exile' e 'Your Beloved Scapegoat' mettono subito le cose in chiaro ma è con l'impressionante 'The Pittsburgh Syndrome' e 'I, Vermin' che l'album inizia a volare come una fenice dalle sue ceneri. 'As The Sleeper Awakes' e 'Silent Bullet' riportano alla mente un album chiave della storia dei Soilwork come 'Natural Born Chaos' mentre il finale vede Bjorn 'Speed' Strid immolarsi su tonalità ardite guidato dal genio malato di Devin Townsend (il resto del disco è stato registrato ai Not Quite Studios di Helsingborg). Thrash moderno della migliore fattura, swedish death capace di violentare l'anima e un incedere percussivo disarmante in grado di proporre la candidatura di Dirk Verbeuren tra i migliori batteristi metal al mondo. Aggiungete qualche influenza hardcore per non negarsi un mercato facile e il gioco è fatto. 'Sworn To A Great Divide' segna il ritorno dei Soilwork a livelli che non pensavamo potessero più raggiungere. Un prodotto solido e dinamico che farà felice la Nuclear Blast e metterà d'accordo il pubblico più intransigente e quello più avvezzo ai cambiamenti.

DIVINE | 14:44 | metal

+ sabato, novembre 24, 2007 +

AA.VV.
Nuclear Blast – Out Of The Dark


Il lato oscuro dopo la fonte di luce. La Nuclear Blast pubblica la seconda parte della raccolta dedicata ai vent'anni della sua storia tributando onore e gloria al genere swedish death che tanta fortuna le ha portato in questi anni. Per rea